Cerco di evitare di scrivere post su certi libri per varie ragioni. Su Dumas finora mi sono limitata a pubblicare degli estratti, senza consigliare o meno la lettura del libri da cui li avevo presi. L’ho fatto perché Alexandre Dumas (padre) è uno dei miei scrittori preferiti, e dubito molto di riuscire a dire altro sui suoi libri a parte “meravigliosi”. I tre moschettieri non fa eccezione, è uno dei più bei libri che io abbia mai letto, meno bello de Il conte di Montecristo ma certamente meraviglioso. Ecco, io vi avevo avvertiti che sarebbe successo! 😉 Mi fermo qui, vi lascio con qualche estratto e come sempre vi auguro buona lettura!
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“Un birbante non vive come un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo di buona fede. Ogni falsità è una maschera e per quanto la maschera sia ben fatta, con un po’ d’attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso”.
“Nulla fa passare il tempo e abbrevia la strada come un pensiero in cui si assorbiscano tutte le facoltà intellettive. L’esistenza esterna rassomiglia allora a un sonno di cui questo pensiero è il sogno. Grazie a esso, il tempo non ha più misura, o spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell’intervallo percorso nulla resta presente al nostro ricordo se non qualcosa di simile a una nebbia leggera in cui si cancellano mille immagini confuse di alberi, di montagne, di paesaggi”.
“«Ma avevate detto di chiamarvi D’Artagnan!»
«Io?»
«Sì, voi. »
«Vale a dire che voi mi avete detto: “Siete il signor D’Artagnan?” E io ho risposto: “Lo credete?” Le guardie hanno gridato di esserne sicure: non ho voluto contraddirle. Dopotutto potevo anche ingannarmi.»
«Signore, voi insultate la maestà della giustizia.»
«Nemmeno per sogno» fece tranquillamente Athos.
«Voi siete il signor D’Artagnan.»
«Vedete bene che siete ancora voi a dirlo»”.
(Alexandre Dumas padre)
(da: “I tre moschettieri”)
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Dello stesso autore:
– Il conte di Montecristo
– Georges
– Mercedes
– Addio Parigi!













I Malavoglia
Il verismo, corrente letteraria di cui Verga è il maggior esponente, è di certo apprezzabile, specie se si colloca nella realtà storica in cui il romanzo è stato pubblicato. Al di là però delle lezioncine di letteratura e del piacere di chi ama conoscere il proprio passato attraverso i romanzi di chi l’ha vissuto, io non consiglio questo libro. Diciamo che se leggete solo per il piacere di leggere e non avete anche mire culturali, questo libro è molto probabile che non vi piaccia. Non è la prima volta che mi ritrovo delusa dopo la lettura di un classico. Io penso che se un libro è importante per qualche ragione, non significa necessariamente che sia un libro di alta qualità. Spesso ha solo avuto la fortuna di essere pubblicato al momento giusto o di rappresentare qualcosa che il pubblico vuole vedere sulla carta in quel dato momento.
Bene, detto ciò vado ad indossare una cotta di maglia e mi preparo al linciaggio! 😉 Concludo dicendo che questo giudizio si limita a I Malavoglia e che Verga ha comunque delle uscite geniali, a volte. Eccovene una, tutta da godere:
“Al giorno d’oggi chi è galantuomo è gabbato, ché la buona fede sta di casa in via dei minchioni, dove si vende la corda per impiccarsi”.