Chimera

chimeraBenvenuti visitatori,

oggi vi propongo un argomento particolare: la “chimera”. Nella nostra lingua questa parola ha molteplici significati. Richiama alla memoria un film (anche più di uno), alcuni libri, un animale (pesce simile allo squalo), una scultura (simile ad un gargoyle), un fossile e anche altro!

Quando decisi di creare un blog, al momento di dargli un nome, la prima parola che mi venne in mente fu proprio chimera, e per due motivi: il primo è che mi piace che una parola abbia tanti significati (anche se complica un po’ la vita) e il secondo è il fascino di un altro suo significato, quello mitologico.

Figlia di Tifone (essere con cento teste di drago) ed Echidna (per metà donna bellissima e per metà serpente), la Chimera è sorella dell’Idra e del Cerbero, è la personificazione della Tempesta e la sua voce è il tuono. Esistono rappresentazioni iconografiche diverse della Chimera, quella ispirata all’Iliade dice così:

“Lion la testa, il petto capra, e drago la coda;
e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco…”

(Iliade, VI, 223-225)

Affascinante, no? C’è chi invece la rappresenta con tre teste: una di drago, una di leone e la centrale di capra. Insomma, un essere inesistente composto da elementi esistenti, unico e affascinante, con una vita misteriosa come l’anima di un’artista.

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Un po’ di sana autopromozione

l'oblio della ragione - edizioni del poggioSalve a tutti, e benvenuti!

Oggi voglio indirizzare la vostra attenzione su due siti, entrambi molto disponibili (e li ringrazio) ad aiutare esordienti come me. A questo proposito  hanno entrambi pubblicato un’intervista alla sottoscritta, con domande diverse, che loro stessi hanno posto.
Eccovi i link:

http://www.seriomanontroppo.it/

http://libridaleggere.beepworld.it/ cliccando su “autori emergenti”

Ovviamente vi consiglio di leggerle! 😉 Buona giornata a tutti!

(aggiornamento del 2-3-12: i due link non sono più funzionanti, perciò non appaiono in blu. Il post non viene cancellato per non perdere i commenti degli utenti).

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Gomorra

gomorraBuongiorno uomini e donne della rete,
da mesi sento parlare di questo libro, e alla fine ho trovato il tempo di leggerlo, forse perché risento della curiosità da: “ma che sarà mai?” o perché semplicemente mi piace poter dire la mia su un argomento così discusso.

Gomorra, di Roberto Saviano, è un libro che ho faticato molto a leggere, cosa che mi capita di rado e non è mai un buon segno. Spesso mi sembrava di leggere un trattato, a volte sul mercato clandestino delle stoffe che transitano dal porto di Napoli, altre sullo smaltimento dei rifiuti d’Italia.

Pochi momenti in queste pagine mi hanno coinvolta, e sono durati davvero poco, non abbastanza da equilibrare la noia delle pagine restanti. Il difetto maggiore di questo libro è l’assenza di un filo logico, la totale disorganizzazione delle varie storie. Sembra che Saviano sia passato da una parte all’altra come saltellando qua e là, e che più che raccontare una storia, avesse voglia di sfogarsi liberamente, non badando alle logiche della struttura di un libro. Spesso mi chiedevo: “e questo che c’entra ora?” e la domanda è rimasta nell’aria. C’entra tutto e non c’entra niente: la bravura di far diventare i propri sfoghi un buon prodotto artistico è dote di pochi.

Di buono Gomorra ha alcuni passaggi riflessivi dell’autore, come questo:

“Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l’odore di lepre al naso. Contro ogni volontà, dietro la lepre ci corri lo stesso: anche se poi dopo averla raggiunta, puoi lasciarla scappare serrando i canini. E io riuscivo a capire i tracciati, le strade, i sentieri, con ossessione inconsapevole, con una capacità maledetta di capire sino in fondo i territori di conquista.”

Ho apprezzato l’amarezza e il dolore che si percepivano nella narrazione, ma il mio parere è che non sia abbastanza per fare di Gomorra un libro che consiglierei. Lascia qualcosa, come quasi ogni libro, e tocca ognuno in modo diverso, quindi non sta a me dire se valesse o meno la pena di essere pubblicato, ma non ve lo consiglio.

Altra nota negativa, la copertina, secondo me davvero brutta.

E voi, miei cari naviganti, cosa pensate di questo libro?

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“Desiderata”, di Max Ehrmann

desiderata1Buongiorno naviganti,

ho notato un certo interesse in rete per Desiderata, il documento del 1692 su cui ho scritto un post l’1 gennaio.

Ho fatto una ricerca, e ho scoperto innanzitutto che Desiderata è una parola latina al plurale neutro, e significa “cose desiderate”, o nel caso specifico “voti augurali”. Pare che l’iscrizione “Old St. Paul Church, Baltimore, A.C. 1692” trovata sul documento, abbia creato un equivoco. Nel 1959 il reverendo Frederick Kates, rettore di quella chiesa di Baltimora, incluse Desiderata in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, annotò: “Old St. Paul Church, Baltimore, A.C. 1692”. Il 1692 era l’anno di fondazione della chiesa, e qui nacque l’equivoco. In realtà l’autore di quei meritatamente famosi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, nato nel 1872 e morto nel 1945, e Desiderata è molto più recente di quanto sembri: pare sia stata scritta intorno al 1927.

Non ho trovato altro su Max Ehrmann nella rete, ma continuerò a cercare, e se scoverò notizie aggiuntive, scriverò un altro post.

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Per leggere “Desiderata” clicca qui.

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Altro che Nostradamus!

mago1Miei cari scrittori esordienti d’Italia, il post di oggi è dedicato a voi poveri disgraziati, persi e giustamente disorientati nella selva intricata che è questo dannato mestiere. Si nota una certa amarezza? Nooo, cosa dite? Amarezza a parte, sto per fare una previsione, e con ogni probabilità azzeccherò ogni cosa, quindi aprite bene le orecchie.

Sarete ignorati dall’80 % delle case editrici contattate, il 20 % vi scriverà per proporvi di pubblicare sborsando 2000 euro per comprare 200 copie del vostro libro, e forse, e dico FORSE, se butterete abbastanza sangue, prima o poi troverete UNA e dico UNA casa editrice che in effetti non vi chiederà soldi, e che, come avete potuto notare, non rientra neppure nella percentuale, talmente è difficile che questo evento si verifichi.

Bene, diciamo che ci siete riusciti. Credete che sia fatta? Poveri illusi! Scommetto che la casa editrice in questione non è né la Mondadori né la Feltrinelli, e la mia sfera di cristallo mi dice che è una piccola casa editrice che lotta per sopravvivere nel malvagio mondo dell’editoria italiana. È anche alquanto probabile che chi lavora nell’azienda suddetta abbia bisogno di fare un secondo lavoro per guadagnarsi da vivere. Ma questi, miei cari, sono solo dettagli insignificanti! Aspettate di voler organizzare una presentazione nella vostra ridente cittadina di 40000 abitanti, e scoprirete che se per un benevolo e strano caso non dovrete pagare la sala, per un altrettanto strano, ma per niente benevolo caso, dovrete fare qualche regalino al sindaco o all’assessore alla cultura per ringraziarli di AVERVI FATTO l’immenso piacere piacere di FARSI pubblicità alla vostra presentazione, dove ovviamente parleranno per almeno mezzora degli affari loro. Provate anche a chiedere alle librerie della zona di ritirare il vostro libro contattando i normali canali di distribuzione di cui la casa editrice si serve, e nonostante la normale prassi sia metterli in conto deposito (quindi non sborsare un centesimo e restituirli se restano invenduti), vi sentirete rispondere che “No, grazie, in questi casi li prendiamo solo ce li fornisce l’autore.” … E va bene, forniamo questi libri. Ritiriamoli, paghiamoli a metà prezzo in quanto autori dell’opera, portiamoli alle librerie della zona e intaschiamo la ricevuta. A conti fatti, molto comodamente, i librai guadagneranno più di voi, cari esordienti, perché loro tratterranno il 30 % del prezzo di copertina su ogni libro venduto, e voi, poveri disgraziati mancati contabili, intascherete il 20 %, visto che il 50 % è costituito dai costi. Ah, dimenticavo, se avete un secondo lavoro (e lo avete di certo), dovreste sottrarre dal 20 % guadagnato il lavoro perso nel tempo impiegato per fornire i libri a quei librai che in effetti non sono come voi MANCATI CONTABILI… loro, infatti, i conti li sanno fare benissimo!

Miei cari esordienti, l’Italia è quel che è… vi piace studiare le lingue straniere? Potreste considerare di investire il vostro tempo in un corso di inglese anziché nella ricerca della fama come scrittori in Italia. E una volta imparata per bene questa lingua ormai universale, fate così: SCRIVETE IN INGLESE E PUBBLICATE ALL’ESTERO! L’ Inghilterra è il paese europeo con il maggior numero di lettori. Miei cari esordienti, vi sono vicina!

Per qualunque informazione o domanda, potete contattarmi a questo indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com

Facciamo fronte comune, e forse le cose cambieranno. Chissà, magari la mia sfera di cristallo si è rotta, e ho visto male… ma qualcosa mi dice che non è così, ahimè.

In ogni caso, buona fortuna e un abbraccio a tutti voi, colleghi e aspiranti tali, da una scrittrice esordiente alla sua prima pubblicazione, avvelenata e testarda, arrabbiata e delusa, ma sempre appassionata e forte.

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Desiderata

desiderataBuongiorno a tutti, e auguri per il nuovo anno.
Il mio 2009 comincia subito bene trascorsa la mezzanotte, e la mattina, al risveglio, non si smentisce. Ringrazio mia madre, anche se non usa internet (vorrà dire che lo farò anche a voce) perché questa mattina scartabellando tra documenti e ricordi ha trovato Desiderata e me l’ha letta. Forse qualcuno di voi la conosce, probabilmente sono io la strana ragazza rimasta all’oscuro dell’esistenza di questo documento. L’ho letto e apprezzato, e siccome trovo che contenga importanti regole di vita, lo cito di seguito, affinché chi come me lo ignorava, ne venga a conoscenza.

“Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza ed ascolta gli altri: pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri, rischi di diventare borioso ed amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi ed anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, benché umile essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione ed aridità, esso resta perenne come il sempreverde. Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine. Al di là di una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. e, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere. Perciò sta’ in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni ed aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati di essere felice.”

(Max Ehrmann)

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Altre informazioni su “Desiderata” qui.

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Che libro scegliete?

libriSalve a tutti!

Oggi niente post su film o libri, piuttosto vorrei porre una domanda a voi utenti. Come potete intuire dal titolo di questo post, la domanda è: Cosa vi spinge a comprare un libro piuttosto che un altro? Insomma qual è il vostro criterio di scelta quando decidete di acquistare un libro? Da scrittrice me lo chiedo ancor più che da lettrice, perché ovviamente mi riguarda piuttosto da vicino. Il mio libro sta girando, anche se in piccolo (poche librerie in Italia e non grande pubblicità), ma mi chiedo se senza la grande pubblicità di libri di gente famosa o vincitrice di premi o roba simile, venderò qualche copia al di fuori della cerchia di conoscenti e amici (i parenti sono così ovvi da non essere inclusi nella lista). L’oblio della ragione è lì, sullo scaffale di qualche libreria (a Vibo Valentia, dove vivo, lo trovate alla Mondadori) e in giro per l’Italia nelle librerie di questa lista. Naturalmente lo potete anche comprare su internet, sui principali siti di vendita di libri online. Mi piacerebbe non essere nel giusto credendo che non sia solo la pubblicità a decretare le vendite di un libro, ma credo proprio di essere un po’ troppo sognatrice. Quello che vi chiedo è, oltre a rispondere alla mia domanda, di ricordare che un esordiente non uscirà mai dall’anonimato se nessuno compra i suoi libri. La fama si costruisce, e pochi hanno la spinta iniziale giusta per avere successo a prescindere dalla bravura. Vi chiedo di cercare libri di gente sconosciuta, di autori italiani esordienti che hanno bisogno di una possibilità, come me. Vi prometto che non vi deluderò, e se invece così fosse, venite pure su questo blog a lamentarvene nella sezione L’oblio della ragione. Aspettando le vostre risposte, cercherò disperatamente di farmi pubblicità senza dovermi indebitare, o peggio imparentare con qualche politico.

Buoni acquisti (di libri) a tutti!

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Furore

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“Gli esseri umani uscirono dalle case e annusarono l’aria pungente e calda proteggendosi le nari contro la polvere. E i piccoli, i bambini, uscirono anch’essi, ma senza gridare, senza correre come avrebbero fatto dopo un comune temporale. Gli uomini s’appoggiarono coi gomiti sulle staccionate e osservarono il granturco rovinato, quasi secco ormai, con solo qualche strisciolina di verde sotto la pellicola di polvere. Gli uomini non parlavano, e si muovevano appena. E le donne uscirono di casa e vennero a mettersi vicino ai loro uomini per sapere se era questa la volta che i loro uomini si sarebbero dati per vinti. Le donne senza farsi vedere studiavano i visi dei loro uomini; perché al granturco si poteva, alla fin fine, rinunciare, purché fosse salvo qualcos’altro. I piccoli, lì vicino, disegnavano figure nella polvere coi diti dei piedi, e anch’essi inconsciamente studiavano i visi dei genitori e disegnavano figure nella polvere, per vedere se si sarebbero dati per vinti. Studiavano le facce dei genitori e disegnavano figure nella polvere. I cavalli all’abbeverata, prima di arrischiarsi a bere, col labbro superiore spazzavano il pelo dell’acqua. Dopo un poco i visi degli uomini perdettero la loro stupefatta perplessità ma acquistarono un’espressione dura, collerica, ostile. Allora le donne capirono che erano salvi, e i piccoli capirono che erano salvi. Le donne e i piccoli avevano l’intima convinzione che nessun disastro era catastrofico se i loro uomini non si arrendevano. Le donne rientrarono in casa alle loro faccende, e i piccoli cominciarono a giocare, ma con discrezione, sulle prime. Col progredire del giorno il sole, meno rosso, ricominciò a scaldare la terra impolverata. Gli uomini, seduti sui gradini di accesso alle loro case, s’occupavano a disegnar figure in terra servendosi di fuscelli o sassolini. Non parlavano; meditavano, calcolavano”.

Furore, di John Steinbeck, è il libro da cui è tratto l’estratto che avete appena letto. È un libro carico di storia e di dolore. Pubblicato nel 1939, è stato il romanzo simbolo della Grande Depressione americana. In quegli anni la miseria regnò in molte parti d’America, facendo patire la fame a molte famiglie che chiedevano solo di lavorare ed essere pagate quanto meritavano. Il mercato, fatto di singole persone per la maggior parte prive di scrupoli, ha approfittato in modo vergognoso della povertà di queste persone, creando una situazione resa perfettamente nel libro di Steinbeck. Questo romanzo ha tutta la forza di una realtà che indigna e fa soffrire, e il suo finale commovente lascia un’amarezza derivante dalla consapevolezza di aver letto storie tirate fuori dalla realtà. Insegna la storia meglio di qualunque libro scritto a questo scopo, e traccia segni indelebili in chi lo legge. È uno dei libri migliori che io abbia mai letto. Lo è per molte ragioni, non ultimo l’ottimo modo di scrivere e narrare di questo eccellente scrittore. Ve lo consiglio!

Esiste anche un film tratto da questo libro: Furore, di John Ford, del 1940, con Henry Fonda e John Carradine. Non l’ho ancora visto, quindi non mi esprimo. C’è anche una canzone che parla del protagonista del romanzo, The Ghost of Tom Joad di Bruce Springsteen, che dà anche il titolo all’album in cui è contenuta. Di John Steinbeck vi consiglio anche “La luna è tramontata”, “I pascoli del cielo”, “La battaglia”, “Uomini e topi” e “Al Dio sconosciuto”.

Buona lettura!
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Dello stesso autore:

La luna è tramontata (recensione ed estratti)
– La prova di un’esistenza (estratto da “Al Dio sconosciuto”)
L’ebbrezza dei venti (estratto da: “La Santa Rossa”)
L’insoddisfazione (estratto da “Quel fantastico giovedì”)

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Più autopromozione, più pubblicità!

poggio1Buongiorno a tutti!

Siccome una visitatrice (Livia) mi ha chiesto più notizie sul libro e sull’editore, eccomi a scrivere un post per dirvi qualcosa di più. Le Edizioni del Poggio è una piccola casa editrice pugliese, per la precisione di Poggio imperiale, in provincia di Foggia. Pubblica senza contributo (ed è il mio caso) o con contributo.

Come potrete leggere nella sezione “Presentazione” del sito, la casa editrice “ha come scopo primario la valorizzazione e la promozione delle opere edite e inedite dei giovano autori esordienti, e la diffusione della cultura in genere”.

Per quanto riguarda “L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia” si tratta di due racconti, rispettivamente Noir e Horror, ed è stato pubblicato da neppure un mese. Lo trovate sul sito della casa editrice, su ibs, e su webster. Non vorrei raccontarvi la trama di “Giustizia” e “Blackout”, i racconti che compongono il libro, preferirei piuttosto farvi leggere la prefazione, da cui vi farete un’idea senza subire troppe anticipazione.

Prima di lasciarvi a questa lettura aggiungo una curiosità sul libro: la copertina è stata ideata e disegnata da Federica Faggiano, un’illustratrice esordiente, mia cara amica, ed è assolutamente attinente alle storie raccontate nel libro.

Buona prefazione!

Nero come… la notte, come un incubo, come la morte. Nero come un racconto. Il genere noir affascina da sempre sopratutto i giovani lettori, e torna oggi prepotentemente alla ribalta per l’indubbia funzione catartica di una lettura che talora libera da sofferenza e conflitti nascosti ed incoffessati. I due racconti lunghi, prima pubblicazione della giovane scrittrice esordiente Chiara Vitetta, possono essere definiti due storie di ordinaria e straordinaria follia: entrambi, nello stile, nella trama, nella lucida disperazione dei personaggi, rientrano nel genere NOIR ed il quello HORROR, ed oscillano tra realtà e delirio, lasciando col fiato sospeso il lettore fino all’ultima pagina, fino all’effetto-sorpresa di un finale sconvolgente. Matt, il protagonista di “Giustizia”, è il disperato vendicatore che “ha una voragine immensa dentro di sé, e l’allegria è stata la prima cosa che ci è caduta dentro”: la sua storia orribile ma al limite del reale, rivelerà una svolta ed un esito imprevisto, come nei racconti del terrore di Stephen King. Il racconto “Blackout” rientra nel genere HORROR: regna in esso un’inquietante atmosfera sospesa tra incubo e realtà. Mike, il problematico protagonista, “teneva la sua testa chiusa con un lucchetto di solitudine”. Allucinante è la sua calma disperazione di padre di fronte alla spaventosa surreale trasformazione del figlioletto, trasformazione che vagamente richiama, in moderna versione “radioattiva”, la celebre metamorfosi di Franz Kafka. Il finale del racconto è quanto di più orrido ogni macabra umana fantasia possa immaginare, e certo Freud troverebbe inconfessabili significati psicoanalitici nella terribile fine che toccherà alla madre. I due racconti, dalla prosa scorrevole e convincente, si leggono d’un fiato risultando sorprendentemente coinvolgenti, anche perché la giovane scrittrice, dal promettente talento, riesce a coniugare in essi il brivido vago del racconto del terrore e l’interesse concreto alle problematiche del nostro tempo. Uno sguardo d’attenzione in più merita, inoltre, l’originale copertina disegnata ad hoc, con gusto e carattere dalla giovane Federica Faggiano, compagna di classe della scrittrice Chiara Vitetta, quando alcuni anni fa, frequentavano l’Istituto Tecnico Commerciale “Galileo Galilei” di Vibo Valentia ed entrambe erano mie alunne “speciali”. A loro vanno tutti i miei auguri.

(Maria Francesca Graziano)
(Docente di lettere)

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Ibs…Eccomi!

ibs-3Si dice che anche un viaggio lungo chilometri cominci con un piccolo passo, e certo non si può dire che non sia vero! I miei primi passi mi hanno portata alla pubblicazione, poi alla creazione di questo blog, e oggi con mia grande felicità, sono su ibs, per la precisione qui.

Purtroppo per il momento il libro è disponibile solo entro 4-5 settimane a causa della chiusura di fine anno del fornitore, ma da gennaio sarà tutto molto più semplice.

Visto che su ibs non c’è la quarta di copertina, eccola qui:

“La follia è più vicina di quanto si creda, è proprio dietro l’angolo, nascosta da una normalità in precario equilibrio, schiacciata dalla tranquillità. E se l’equilibrio fosse stravolto e la tranquillità minata da eventi terribili e fuori controllo? Vi racconto due storie di follia; volete seguirmi?

Giustizia e Blackout sono due storie di ordinaria e straordinaria follia, due racconti sospesi tra incubo e realtà, sorprendenti nel loro finale e sorprendenti ancora di più per il talento e l’originalità dimostrati dalla giovane esordiente scrittrice calabrese.”

Beh, non mi resta che augurarvi buona lettura! 🙂

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