L’insoddisfazione

quel fantastico giovedì“Dove comincia l’insoddisfazione? Stai abbastanza caldo, ma hai i brividi. Sei ben nutrito, ma ti rode la fame. Ti hanno amato, ma il tuo desiderio vaga in nuovi campi. E a peggiorare tutto questo c’è il tempo, maledettissimo! La fine della vita non era più così terribilmente lontana – la si vede come un traguardo quando s’infila il rettilineo – e allora dici a te stesso: “Ho lavorato abbastanza? Ho mangiato abbastanza? Ho amato abbastanza?” Tutte queste, naturalmente, sono le fondamenta della più grande maledizione dell’uomo, e forse della sua più grande gloria. “Che cos’ha significato la mia vita finora, e che cosa può significare nel tempo che mi resta?” E ora si arriva alla perfida freccia avvelenata: “Che cosa ho fatto di buono da scrivere nel Gran Libro? Che cosa valgo?” E questa non è né vanità né ambizione. Gli uomini sembrano nati con un debito che non riescono mai a pagare, per quanto ci diano sotto. Il debito cresce sempre davanti ai loro occhi. L’uomo deve qualcosa all’uomo. Se egli ignora il suo debito, questo lo avvelena, e se lui cerca di far pagamenti il debito non fa che crescere, e la qualità del dono che l’uomo fa è la sua più vera misura”.

(John Steinbeck) (da: “Quel fantastico giovedì”)

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Dello stesso autore:

L’ebbrezza dei venti (estratto da: “La Santa Rossa”)
La prova di un’esistenza (estratto da: “Al Dio sconosciuto”)
Furore (recensione ed estratti)
La luna è tramontata (recensione ed estratti)

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Qualche interessante percentuale (5)

libriBuongiorno visitatori,
il 2013 è stato un anno di letture lunghe, tanto che nonostante abbia letto il minor numero di libri da cinque anni a questa parte, ho letto quasi lo stesso numero di pagine del 2012, anno da record con ben 112 libri letti.

Nel 2013 ho letto 80 libri, cioè una media di 7 libri al mese.

Ho letto 29542 pagine durante l’anno, una media di 2461 pagine al mese e 81 pagine al giorno, solo una manciata meno del 2012.

Dal 2009 i romanzi hanno sempre avuto la meglio sugli altri generi. Nel 2013 la percentuale è aumentata ancora. Rispetto all’anno precedente, ho letto il 2% in più di romanzi, cioè l’81%.
La percentuale restante, al contrario degli altri anni, non è divisa tra poesie, racconti, saggi etc, ma consiste soltanto in raccolte di racconti.

Genere:

Romanzi 81%
Raccolte di racconti 19%

La percentuale di libri di esordienti letti nel 2013 è stata del 2,50%, il minimo storico. Nell’anno peggiore la percentuale era del 7%. Da cosa è dipeso questo calo? Dal numero enorme di spazzatura pubblicata da sedicenti editori, cosa che rende sempre più difficile pescare bene tra i libri di nuovi autori presenti sul mercato.

La nazionalità degli autori rivela un dato nuovo: negli anni scorsi gli scrittori italiani e gli scrittori statunitensi erano sempre ai primi due posti e si giocavano il primo alternandosi nella vittoria. Quest’anno gli italiani passano al terzo posto, scacciati dal Regno Unito e stracciati dagli Stati Uniti con un 61% contro il 10% degli italiani. Russia e Germania continuano ad essere presenti, seppure con piccole percentuali. La Francia perde terreno, il Giappone aumenta di un punto rispetto al 2012; altri paesi appaiono a malapena.

Nazionalità degli autori:

Stati Uniti: 61%
Regno Unito: 15%
Italia: 10%
Russia: 4%
Germania: 3%
Giappone: 3%
Belgio: 1%
Svezia: 1%
Polonia: 1%
Francia: 1%

Il gradimento è stato misurato secondo questo criterio:

***** 5 stelle: Bellissimi
**** 4 stelle: Belli
*** 3 stelle: Accettabili
** 2 stelle: Brutti
* 1 stella: Pessimi

Nel 2013 a proposito del gradimento due dati si sono rivelati particolarmente interessanti:

1. Nessuno degli 80 libri letti ha meritato le 5 stelle (nel 2010 e nel 2011 ce ne sono stati 2, nel 2012 ben 5);

2. Solo un libro ha meritato 1 stella (nel 2010 sono stati 10, nel 2011 7, nel 2012 addirittura 15).

Gradimento:

***** Bellissimi: 0 (0%)
**** Belli: 24 (30%)
*** Accettabili: 34 (43%)
** Brutti: 21 (26%)
* Pessimi: 1 (1%)

Riletture: su 80 libri letti, 13 rappresentavano riletture. Sono il 16% del totale.

Gli autori letti sono 48, di cui 24 letti per la prima volta. Di questi 24 sono solo 15 quelli che prenderò di nuovo in considerazione in futuro. 9 li escluderò sulla (s)fiducia.

Prima di proporvi l’elenco dei libri migliori letti nel 2013, eccovi uno strano dato: questa volta mi sono resa conto, sfogliando la lista delle letture, di non ricordare un numero preoccupante di libri. Di alcuni non avrei saputo dire neanche due parole, se non avessi riletto la trama. Sul totale, i dimenticati sono ben 18, cioè il 23%. Cosa significherà?

I più bei libri letti nel 2013:

N.B. Le riletture sono contrassegnate da una R che precede il numero di stelle assegnate

Amabili resti (Alice Sebold) **** Leggi la recensione
Novelle per un anno (Luigi Pirandello) R **** Leggi degli estratti
Il suggeritore (Donato Carrisi) ****
Il seggio vacante (J.K.Rowling) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 1 Il trono di spade (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 2 Il grande inverno (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 3 Il regno dei lupi (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 4 La regina dei draghi (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 5 Tempesta di spade (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 6 I fiumi della guerra (George R.R.Martin) ****
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 12 La danza dei draghi (George R.R.Martin) ****
Il silenzio degli innocenti (Thomas Harris) R ****
Hannibal (Thomas Harris) R **** Leggi degli estratti
Colpo Jellato (John D. MacDonald) ****
Shining (Stephen King) R ****
Tutti i racconti (1897-1922) (H.P.Lovecraft) R ****
Viaggio con Charley (John Steinbeck) ****
Quel fantastico giovedì (John Steinbeck) ****
Tutti i racconti (1923-1926) (H.P.Lovecraft) R **** Leggi una recensione
Tutti i racconti (1931-1936) (H.P.Lovecraft) ****

Le cronache del ghiaccio e del fuoco 7 I portali delle tenebre (George R.R.Martin) ***
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 8 Il dominio della regina (George R.R.Martin) ***
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 9 L’ombra della profezia (George R.R.Martin) ***
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 10 I guerrieri del ghiaccio (George R.R.Martin) ***
Le cronache del ghiaccio e del fuoco 11 I fuochi di Valyria (George R.R.Martin) ***
La festa del raccolto (Thomas Tryon) ***
Il fantasma di Canterville (Oscar Wilde) ***
Cronache marziane (Ray Bradbury) ***
Storia di due anime (Matilde Serao) ***
Il giardino di cemento (Ian McEwan)

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Chiuso per ferie

nataleOgni blog (ed ogni blogger), prima o poi ha bisogno di una pausa; ecco perché questo sito non verrà aggiornato fino al 13 gennaio 2014.

Come primo post del nuovo anno pubblicherò – come da tradizione – un post con alcune interessanti percentuali calcolate sui libri letti durante tutto il 2013. 

A chi stesse aspettando una mia risposta ad un’email chiedo pazienza. Risponderò a tutti, appena possibile.

Buone feste a voi tutti e come sempre buone letture.

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Tullio Buti

downloadNon solo chi ama scrivere, ma anche chi ama leggere può apprezzare i tanti ritratti che Pirandello era capace di trasporre su carta con le sue parole. Tirava fuori dalla pagina bianca dei personaggi magnifici, simpatici o antipatici, ma comunque vivi. Leggendo alcune sue novelle sembra quasi che uomini e donne partoriti dalla sua fantasia escano dal libro per venire a sedersi accanto a noi per far due chiacchiere o lamentarsi a gran voce di qualche disgrazia di cui sono stati vittima. Tra i tanti, ricordo bene Tullio Buti, protagonista della novella Il lume dell’altra casa.

Ai lettori propongo questo piccolo ritratto per puro diletto, agli aspiranti scrittori vorrei ricordare quanto conti saper descrivere efficacemente un personaggio o una situazione e ricordo che, almeno secondo il mio modesto parere, leggere e prendere esempio da ciò che si legge rimane una grande scuola per chi vuol scrivere bene.

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Tullio Buti andava per via sempre solo, senza neanche i due compagni dei solitarii piú schivi: il sigaro e il bastone. Con le mani affondate nelle tasche del pastrano, le spalle in capo, aggrondato, il cappello calcato fin sugli occhi, pareva covasse il piú cupo rancore contro la vita.
All’ufficio, non scambiava mai una parola con nessuno dei colleghi, i quali, tra gufo e orso, non avevano ancora stabilito quale dei due appellativi gli quadrasse di piú.
Nessuno lo aveva mai veduto entrare, di sera, in qualche caffè; molti, invece, schivare di furia le vie piú frequentate per subito riimmergersi nell’ombra delle lunghe vie diritte e solitarie dei quartieri alti, e scostarsi ogni volta dal muro e girare attorno al cerchio di luce che i fanali projettano sui marciapiedi.
Né un gesto involontario, né una anche minima contrazione dei lineamenti del volto, né un cenno degli occhi o delle labbra tradivano mai i pensieri in cui pareva assorto, la doglia cupa in cui stava cosí tutto chiuso. La devastazione, che quei pensieri e questa doglia gli dovevano aver fatto nell’anima, era evidentissima nella fissità spasimosa degli occhi chiari, acuti, nel pallore del volto disfatto, nella precoce brizzolatura della barba incolta.
Non scriveva e non riceveva mai lettere; non leggeva giornali; non si fermava né si voltava mai a guardare, qualunque cosa accadesse per istrada, che attirasse l’altrui curiosità; e se talvolta la pioggia lo coglieva alla sprovvista, seguitava ad andare dello stesso passo, come se nulla fosse.
Che stésse a farci cosí nella vita, non si sapeva. Forse non lo sapeva neppur lui. Ci stava… Non sospettava forse nemmeno, che ci si potesse stare diversamente, o che, a starci diversamente, si potesse sentir meno il peso della noja e della tristezza.
Non aveva avuto infanzia; non era stato giovine, mai. Le scene selvagge a cui aveva assistito nella casa paterna fin dai piú gracili anni, per la brutalità e la tirannia feroce del padre, gli avevano bruciato nello spirito ogni germe di vita.
Morta ancor giovane la madre per le atroci sevizie del marito, la famiglia s’era sbandata: una sorella s’era fatta monaca, un fratello era scappato in America. Fuggito anche lui di casa, ramingo, con incredibili stenti s’era tirato sú fino a formarsi quello stato.
Ora non soffriva piú. Pareva che soffrisse; ma s’era ottuso in lui anche il sentimento del dolore. Pareva che stésse assorto sempre in pensieri; ma no; non pensava piú nemmeno. Lo spirito gli era rimasto come sospeso in una specie di tetraggine attonita, che solo gli faceva avvertire, ma appena, un che d’amaro alla gola. Passeggiando di sera per le vie solitarie, contava i fanali; non faceva altro; o guardava la sua ombra, o ascoltava l’eco dei suoi passi, o qualche volta si fermava davanti ai giardini delle ville a contemplare i cipressi chiusi e cupi come lui, piú notturni della notte.

(Luigi Pirandello)
(da: “Il lume dell’altra casa”)

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Dello stesso autore:

Non si sa come (estratto)
Ogni forma è una morte (estratto da: La carriola)
Da sé (recensione ed estratti)
La veste lunga (recensione ed estratti)
L’uomo e la legge (estratto da: La casa del Granella)
Cordoglio (estratto dalla novella Notte)

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L’ebbrezza dei venti

la santa rossa
“Henry esultava come un giovane dio. La frenesia del vento era la sua frenesia. Se ne stava ritto sul ponte, appoggiato a un albero, la faccia al vento, tagliandolo col mento come la prua taglia l’acqua, e un canto d’esultanza gli gonfiava il petto fino a fargli male, una gioia simile a dolore. Il freddo gli toglieva ogni nebbia dagli occhi, sì ch’egli vedeva più distintamente tutto intorno a sé la rarefatta distanza. E qui l’antica brama era sopraffatta da un nuovo desiderio, perché i venti gli avevano portato il desiderio di possedere due grandi ali dominatrici e tutto l’infinito cielo per la sua corsa. La nave gli sembrava una prigione ondeggiante e barcollante, per lui che avrebbe voluto volare innanzi e al di sopra di essa! Ah, poter essere un dio e correre sulla bufera, non sotto la bufera! Era l’ebbrezza dei venti, un desiderio che soddisfaceva il desiderio nello stesso istante in cui lo esasperava e lo portava più innanzi. Chiedeva l’onnipotenza e gli elementi gli alitavano nei muscoli una nuova forza”.

(John Steinbeck)
(da: “La Santa Rossa”)

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Dello stesso autore:

La prova di un’esistenza (estratto da: “Al Dio sconosciuto”)
Furore (recensione ed estratti)
La luna è tramontata (recensione ed estratti)
L’insoddisfazione (estratto da “Quel fantastico giovedì”)

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Lo scrittore muto

imagesLo scrittore muto ha messo in fila i no degli editori uno dietro l’altro, ma non sa più contarli. Pensa siano come certe file ai controlli di Malpensa: lunghi serpenti scomposti di cui non si vede la coda. Sono innumerevoli e innumerabili; insostenibili, scoraggianti e avvilenti. Per lo scrittore muto sono semplicemente troppi.

Lo scrittore muto ha perso il conto dei libri letti. Tutte le parole, tutte quelle parole… parole accostate bene, parole accostate male; frasi banali, frasi originali, ma quante frasi… e quanti scrittori! Scrittori, tanti scrittori.

Lo scrittore muto vive con i suoi libri chiusi nella testa. Ha letto fino a vedere le parole perdere senso sulle pagine che sembrano tutte uguali e a volte anche la vita gli sembra che scivoli nell’insensatezza di un ripetersi senza scopo.

Lo scrittore muto non può più credere che le sue parole, anche le sue parole dopo quelle di tutti quegli altri – quelli che ce la fanno, quelli che ce l’hanno fatta – abbiano peso e senso e utilità e necessità di essere scritte. Lo scrittore muto non sa più trovare la giusta combinazione. Gli sembra che la spontaneità sia scivolata via. Nella sua mente il pensiero di scrivere richiama alla memoria soltanto le sconfitte. Come fare, se ogni scelta di parole sembra inadatta, ogni atto insensato, ogni speranza vana? Come, se la realtà sfianca, il mercato schiaccia e l’ignoranza non perdona?

Lo scrittore muto guarda le foglie d’autunno scendere sulle strade come pioggia e ne segue con lo sguardo la discesa. Le ama perché sono una visione di bellezza incomparabile, ma non sa più cantarle. Sembra voglia riservare a se stesso le sue parole.

Lo scrittore muto osserva gli occhi dolci di un ragazzino ritardato. Ama la delicatezza delle sue grandi mani e la dolcezza del suo insegnante, che lo protegge con piccole cure spontanee. Coglie la bellezza dei gesti, ma non sa più raccontare la storia di queste vite.

Lo scrittore muto è stanco e chiede un sonno senza sogni, libero dall’angoscia delle aspettative deluse, libero dal peso di parole non scritte, parole di cui non sa più liberarsi. Ma lo scrittore muto non pensa sul serio che il suo desiderio verrà esaudito. Lo scrittore muto ha smesso di credere in molte cose.

Probabilmente ogni scrittore, nella sua vita, è stato almeno per un giorno uno scrittore muto. Questa volta è toccata a me.

Chiara Vitetta

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– Leggi La rinascita dello scrittore muto

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Sensazione (Arthur Rimbaud)

rimbaudNelle sere d’estate andrò per i sentieri,
pizzicato dal grano, pestando i fili d’erba;
ne sentirò, sognante, il fresco sotto i piedi.
E al vento lascerò bagnare la mia testa.

Non dirò più parole, non farò più pensieri:
ma un amore infinito mi salirà nel petto,
e andrò molto lontano, sarò come uno zingaro,
come con una donna per i campi contento.

(Arthur Rimbaud)

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A un gatto

jorge-luis-borges-gattoNon sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.

(Jorge Luis Borges)

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Dello stesso autore:

Istanti
I giusti
Gli scacchi

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Tempi brutti per la poesia

brecht bertoltSì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

L’albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.

Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.

Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

In me si combattono
L’entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell’imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.

(Bertolt Brecht)

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* Con “l’imbianchino” Brecht si riferisce a Hitler.

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Dello stesso autore:

A chi esita
Elogio della dimenticanza
Tra tutte le opere
Le grucce

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La vittoria negata

tgrMie cari, carissimi affezionati lettori,
mi duole darvi cattive notizie. L’antico detto “Nemo profheta in patria sua” (Nessuno è profeta nella propria patria) continua ad essere confermato. Persino quando tra lo stupore generale si verifica qualche evento positivo che sembra risollevare la situazione, ecco che da dietro un angolo spunta la fatidica conferma di quanto ci si possa illudere sulle sorte di alcuni luoghi d’Italia.

Io sono calabrese, nativa di Vibo Valentia. È ormai il momento di dire ad alta voce quanto sia delusa dalla mia terra e dalla mia città in particolare. Sono figlia delle contraddizioni calabresi, della bellezza che non sa valorizzarsi, delle strutture che non funzionano, della resa prima dell’inizio del gioco. Sono figlia di tutto questo, ma non ne faccio parte. Mi sono allontanata con la mente da questi luoghi ingrati che non sanno dare valore a ciò che possiedono e che si rivelano spesso incapaci di riconoscere i giusti meriti.

Ormai sono lontana anche fisicamente. È impossibile vivere in luoghi del genere, se si ha la dolce e romantica pretesa di vivere della propria arte in maniera pulita ed onesta senza dover fare favori a nessuno e senza destreggiarsi tra migliaia di immeritevoli figli di papà.

Dal 2008, anno della mia prima pubblicazione, ho visto molte cose. Ho avuto modo di partecipare a molte fiere del libro, di confrontarmi con lettori di tutta Italia, di scoprire realtà diverse.
In Calabria ho avuto qualche esperienza positiva, come le due presentazioni dei miei libri svoltesi a Catanzaro e il recente Premio donna dell’anno ricevuto il 28 settembre 2013. Oltre questo, ho solo collezionato delusioni, sconfitte e amarezza.
Proprio da queste esperienze è nata la serie di post La pseudocultura di convenienza.

Il post di oggi vuole segnalare l’ennesima esperienza negativa calabrese con l’intenzione di chiudere un cerchio e rimanere al suo esterno.
Vincere il Premio donna dell’anno 2013 è stata una sorpresa. Anche la nomination per la letteratura, che era già di per sé una vittoria nella categoria, è stata inaspettata. La manifestazione, così come l’associazione stessa, mi è sembrata una realtà culturale pulita che non ha bisogno di nascondersi dietro fronzoli e pomposità.

Insomma ho vinto e ne sono felice. Alla fine della serata, non è che mi aspettassi la rassegna stampa sull’evento, mille articoli e un servizio su rete nazionale su di me, ma come minimo credevo che se, e dico se, avessero parlato della manifestazione in tv o sui giornali, mi avrebbero quantomeno nominata. Insomma, ho vinto! Come si può parlare di una serata di premiazione e non nominare il vincitore? Ebbene, in Calabria si può.

Nei prossimi giorni pubblicherò il video della mia partecipazione all’evento, con tanto di premiazione che secondo alcuni sembra quasi non essere mai avvenuta.

Devo dire che dato il silenzio generale di risposta di chi era presente alla serata, inizio ad avere anch’io dei dubbi su questa mia vittoria. Avrò per caso sognato tutto?

Ecco il video del servizio andato in onda sul TG3Calabria:

Per chi non conoscesse i dettagli dell’evento, le persone nominate nel servizio sono:

Anna Lauria (partecipante della categoria Arte e Territorio)
Annamaria Terremoto (Premio Speciale per il Giornalismo)
Matilde Lanzino (Premio Speciale per la Solidarietà)
Francesca Prestia (Premio Speciale per la Musica popolare)
Angela Librandi (partecipante della categoria Imprenditoria)
Dora Ricca (partecipante della categoria Teatro)

Sembra che Caterina Grandinetti (Premio Speciale per l’Imprenditoria) non esista e che non esistano neppure le altre quattro concorrenti: Caterina Ceraudo (Gastronomia), Palma De Leo (Sport), Francesca Micciulli (Arte contemporanea), Chiara Vitetta (Letteratura) (vincitrice del Premio donna dell’anno 2013).

Guardando il servizio non ho potuto fare a meno di immaginare questa scena:

Un uomo e una donna calabresi non troppo distratti sono seduti a tavola davanti ad un succulento pranzetto in stile regionale e ascoltano il TG3 Calabria.
Notizia culturale: “A Villapiana Lido assegnato il premio donna dell’anno 2013”. I due guardano e ascoltano il rapido, sbrigativo servizio dall’inizio alla fine impiegando un prezioso minuto della propria vita.
Fine del servizio. L’uomo aggrotta la fronte, guarda la donna e chiede: “Assegnato a Villapiana il premio donna dell’anno 2013… sì, ma assegnato a chi?”. Se la donna fosse ottimista risponderebbe: “Cavolo, è vero! Boh, ci sarà sfuggito!”; se la donna fosse pessimista direbbe: “Mah, figurati, tanto sarà stata la solita manifestazione culturale calabrese… avrà vinto il lecchino raccomandato di turno!”; se la donna fossi io, scuoterei la testa, mi metterei le mani sul viso e le farei scendere piano fino alle labbra. Poi mediterei la fuga.

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