Malombra

Antonio Fogazzaro - Malombra“Finché io vivo voglio avere vent’anni per tre o quattro ore al giorno”.

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“La notte pura, il vento, l’odor delle montagne lo ristoravano, gli versavano silenzio nei pensieri, pace in fondo al cuore. Non si avvedeva, quasi, del passar del tempo, seguiva con attenzione inconscia i ghiribizzi del vento sul lago, le voci, il sussurro del fogliame, il viaggio della luna limpida”.

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“…non sono amico di certe mollezze sentimentali moderne; io credo che è molto bene per l’uomo di ripassare ogni tanto le lezioni e i precetti ch’egli ha avuto, direttamente o indirettamente, dalla sventura, e di non lasciarne estinguere, di rinnovarne il dolore, perché è il dolore che li conserva. E poi il dolore è un gran ricostituente dell’uomo, credete; e in certi casi è un confortante indizio di vitalità morale, perché dove non vi è dolore, vi è cancrena”.

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“Vi è sempre nei giovani questa baldanza ridicola di credere che la terra è beata del loro piede e il cielo del loro sguardo, mentre i loro genitori pestano fango e spine per portarli avanti, nascondendo quello che soffrono proprio negli anni in cui il loro corpo invecchia, il loro spirito è stanco, e tutte le dolcezze della vita, ad una ad una, se ne vanno”.

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“Meglio un lavoro che frutta poco pane e molta civiltà, di un lavoro che converte in denaro il tempo, la salute e una buona parte dell’anima”.

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“…non è solo dolcezza che io cerco nell’amore; è lo sdegno d’ogni viltà, è la forza di combattere per il bene e per il vero malgrado l’indifferenza degli uomini, l’occulto nemico esterno, i tuoi silenzi paurosi”.

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“…se le vere opinioni umane avessero improvvisamente a scoprirsi, il mondo sbigottirebbe di trovarsi tanto diverso da quello che crede”.

(Antonio Fogazzaro)
(da: “Malombra”)

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Cinquanta sfumature di…

cinquanta-sfumature-di-grigio-di-e-l-james1…grigio, nero, rosso; vogliamo allontanarci dai colori e definire diversamente queste cinquanta sfumature? Beh, potrei definirle cinquanta sfumature di noia, cinquanta sfumature di banalità e cinquanta sfumature di ingiusto successo commerciale.

Potrei star qui a parlarvi dell’autrice, della data di pubblicazione dei libri, del loro contenuto, ma non lo farò. Il fulcro di questo post è una riflessione. Vorrei spingervi a pensare a cosa questi libri rappresentano: il basso livello culturale, l’assenza di merito, la voglia imperante di far soldi, soldi, soldi.

Questa trilogia erotica ha conquistato i lettori… già, lo ha fatto.

Cosa abbiamo di fronte? Un ammasso confuso di elementi standardizzati. Abbiamo il peggio dei film da pomeriggio d’estate sulla tv pubblica, quelli basati sui libri di Rosamunde Pilcher o di Danielle Steel, quelli in cui lei è povera e lui è bello e ricco, quelli in cui la coppia felice va a sciare ad Aspen o parte per una vacanza nel sud della Francia. Abbiamo il peggio della letteratura commerciale (e adolescenziale) recente alla Twilight, in cui lui è bello e tenebroso e raccomanda lei di non innamorarsi di lui, perché potrebbe farsi male. Abbiamo il peggio anche degli Harmony e dei libri scabrosi come Melissa P., dove il tipo di descrizioni di sesso spinto possono piacere solo agli amanti della peggiore pornografia, quella che ha bisogno di nascondersi dietro un dito, che non ha il coraggio di affermare di avere un unico scopo e cerca di accontentare i consumatori con una trama traballante o ridicola. Mia cara E.J.James, chiunque tu sia, mia cara furba “scrittrice”, non mi inganni.

Se con Melissa P. avevamo toccato il fondo, se con Twilight e I promessi vampiri avevamo iniziato a scavare, con Cinquanta sfumature abbiamo decisamente raggiunto profondità inimmaginabili. E non è una falda acquifera, quella che abbiamo scoperto, ma un bel mucchio di escrementi.

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Ma il libro vende milioni di copie e viene tradotto per ogni parte del mondo… È questo che merita il lettore medio? Merita questo scadente prodotto di consumo, merita di essere preso per i fondelli da costruzioni traballanti di trame, da deus ex machina, da personaggi privi di spessore e realismo e da dialoghi ridicoli? È probabile che meriti questo e molto altro. Questa narrativa commerciale buona per cinque minuti è creata proprio per lui, a tavolino; è proprio un prodotto pensato per questo lettore medio che è anche un consumatore medio. È quello che compra la bibita famosa a zero calorie senza chiedersi come faccia ad essere tanto dolce e se la cosa non faccia male, per caso… e se non sia meglio lo zucchero, alla fine di quei conti che non si fa.
È questo il consumatore che il commerciante furbo tiene al guinzaglio e accarezza di tanto in tanto mentre conta le banconote prima di mettersele in cassa.

Alla fine di queste riflessioni, una chiude il cerchio e poi emerge: in questo istante, mentre la signora James sorride, incassa e magari prepara un seguito per la sua trilogia erotica, quanti scrittori veri gettano la spugna? Quanti scrittori, in questo periodo in cui i libri valgono quanto patate, bulloni e penne a sfera, stanno sospirando e chiudendo i lori splendidi manoscritti in cassetti che non apriranno più?

Ogni atto ha le sue conseguenze, questo dovremmo saperlo tutti. Non date soldi a questa gente furba che sfrutta il lettore adolescente, il lettore morboso e il lettore-pecora. Lasciate perdere le fascette pubblicitarie che adornano le copertine dei libri. Quelli non sono pareri validi, è solo marketing. Fidatevi dei vostri amici, di quei lettori che hanno gusti simili ai vostri, non del presentatore che pubblicizza il libro nel programma della domenica.
Non date soldi, ma soprattutto non date il vostro prezioso tempo a questa gente. Le biblioteche del mondo sono piene di libri per sempre che spazzano via dalla mente i libri per un’ora*.

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Se amate i libri rosa o i libri erotici, sceglietevi un Harmony. È scadente, ma è meglio di Cinquanta sfumature, e, cosa più importante, un Harmony si presenta come un Harmony e non pretende di essere nulla di più. È onesto, al contrario di molti altri libri, “scrittori” ed editori. Mangiate anche merda, se vi piace il gusto, ma non lasciate che vi dicano, sorridendo convinti, che è mousse al cioccolato.

È per l’onestà che ho letto questi tre libri nonostante fosse chiaro ben prima della metà del primo volume, di cosa si trattasse. Per l’onestà che vi devo, quella che mi spinge a parlarvi di ogni libro con cognizione di causa.
Pretendete l’onestà da chi vi parla, specie se è qualcuno a cui state dando il vostro tempo e il vostro cuore, come ad uno scrittore. Pretendetela, e l’avrete.

“L’onestà nel raccontare compensa moltissimi difetti stilistici, come dimostrano le opere di scrittori dalla prosa legnosa come Theodore Dreiser e Ayn Rand, mentre mentire è il peccato irreparabile in assoluto. I bugiardi prosperano, su questo non c’è dubbio, ma sono quelli che si librano nei massimi sistemi, mai quelli che si districano nelle giungle della composizione vera e propria, dove ci si scava il sentiero una maledetta parola alla volta. Se cominciate a mentire su ciò che sapete e provate mentre siete laggiù, vi cascherà tutto addosso”.

(Stephen King)

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*“Tutti i libri possono dividersi in due classi: libri del momento e libri per ogni tempo, o in altri termini: vi sono libri buoni per un’ora e libri buoni per sempre”. (J. Ruskin)

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Mattatoio nr 5

Kurt Vonnegut - Mattatoio nr. 5Mattatoio nr 5 è un romanzo di fantascienza del 1969 scritto da Kurt Vonnegut. Nonostante il titolo faccia pensare ad una storia dell’orrore piena di sangue, in queste pagine non ne viene versata nemmeno una goccia e l’horror non c’entra nulla. Si tratta invece di un racconto di guerra basato sull’esperienza diretta dell’autore, che ha partecipato alla seconda guerra mondiale. Vonnegut, che si trovava a Dresda durante il bombardamento del 14 febbraio 1945, è scampato al massacro nel quale sono morte circa 22000 persone.

Mattotoio nr 5 ha un sottotitolo: La crociata dei bambini. Oltre a far riferimento ad un evento che crea ancora oggi dibattiti tra gli storici, vale a dire una vera crociata mossa da fanciulli nel lontano 1212, questo sottotitolo richiama una conversazione che Vonnegut ebbe con la moglie di un amico, anch’esso reduce di guerra.

“Si voltò verso di me, per farmi vedere com’era arrabbiata e che quella rabbia l’avevo provocata io. Aveva parlato fra sé, prima, e così quel che disse era solo un frammento di una conversazione molto più lunga. «Eravate solo dei bambini, allora!» disse. «Cosa?» dissi. «Eravate soltanto dei bambini, quand’eravate in guerra… come quelli su di sopra!» Annuii; era vero. All’epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall’infanzia. «Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?» Non era una domanda; era un’accusa. «Io… io non so» dissi. «Beh, io lo so» fece lei. «Fingerà che eravate degli uomini invece che bambini, e poi ne tireranno fuori un film recitato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli sporchi vecchioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo ancora un bel po’. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ci sono di sopra.» Allora capii. Era la guerra che la rendeva tanto rabbiosa. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre erano in parte incoraggiate dai libri e dai film”.

L’opinione che Vonnegut aveva della guerra è chiaro in Matattoio nr 5. La storia sembra zoppicare da un evento ad un altro come se l’autore non avesse davvero voglia di raccontare i fatti nudi e crudi, cosa che infatti non fa mai. Nell’introduzione, Vonnegut stesso dichiara di aver avuto molte difficoltà nello scrivere questo libro.

Mattatoio nr 5 è un racconto sofferto nel quale il protagonista, Billy Pilgrim, fugge continuamente con la mente dagli orrori della guerra. Immagina persino di essere rapito dagli alieni e di essere tenuto sotto una cupola di vetro in uno zoo che gli abitanti di Tralfamadore, il pianeta in cui è stato portato, visitano continuamente per “spiare” il terrestre e le sue abitudini. Le fughe di Billy dalla guerra durano poco e spesso ripiombano nel mondo reale in maniera dolorosa. È come se la realtà continuasse ad insinuarsi tra le sue fantasie per riportarlo immancabilmente al dolore reale della sua condizione di prigioniero di guerra.
Durante una delle sue “fughe” a Tralfamadore, Billy non può fare a meno di parlare della guerra:

“Ma l’argomento della guerra non venne mai sollevato finché non lo tirò fuori Billy stesso. Qualcuno tra la folla dello zoo gli domandò attraverso la guida quale fosse la cosa più preziosa che aveva imparato finora su Tralfamadore, e Billy rispose: «Ho imparato come gli abitanti di un intero pianeta possano vivere in pace! Come voi sapete, io vengo da un pianeta che è stato impegnato in massacri insensati fin dai tempi dei tempi. Io stesso ho visto i corpi di ragazzine bruciate vive dai miei compatrioti, che erano tutti orgogliosi di combattere in quel modo il diavolo». Questo era vero. Billy aveva visto i corpi bruciati a Dresda. «E mi sono fatto luce, di notte, in una prigione con candele fabbricate col grasso di esseri umani massacrati dai fratelli e dai padri di quelle ragazzine. I terrestri devono essere il terrore dell’universo. Se altri pianeti non sono per ora minacciati dalla Terra, presto lo saranno. Ditemi quindi il segreto, così lo riporterò sulla Terra e saremo tutti salvi: come può un pianeta vivere in pace?»”.

Ma i Tralfamadoriani non sembrano cogliere il senso delle sue parole…

“«Vi… vi spiacerebbe dirmi…» disse alla guida, molto delusa «che cosa c’era di stupido in quel che ho detto?» «Noi sappiamo come finisce l’universo…» disse la guida «e la Terra non ha nulla a che vedere in questo, salvo che vien spazzata via anche lei.» «Come… come finisce l’universo?» disse Billy. «Lo facciamo saltar per aria, sperimentando nuovi combustibili per i nostri dischi volanti. Un pilota collaudatore tralfamadoriano preme un bottone d’avvio, e l’intero universo scompare.» Così va la vita. «Se voi sapete tutto questo,» disse Billy «non avete modo di prevenirlo? Non potete impedire al pilota di premere il bottone?» «Lui l’ha sempre premuto, e lo premerà sempre. Noi glielo lasciamo sempre premere, e glielo lasceremo sempre. Il momento è strutturato in quel modo.» «Così…» disse Billy andando a tastoni «immagino che anche l’idea di impedire la guerra sulla Terra sia stupida.» «Naturalmente.» «Ma voi vivete in pace, su questo pianeta.» «Oggi sì. Altri giorni abbiamo guerre terribili come voi non ne avete mai viste o lette. Non possiamo farci niente, e così ci limitiamo a non guardarle. Le ignoriamo. Passiamo l’eternità guardando alcuni momenti gradevoli… come oggi allo zoo. Non è un momento piacevole? «Sì.» «C’è una cosa che i terrestri potrebbero, imparare a fare, se si sforzassero davvero: ignorare i periodi brutti, e concentrarsi su quelli belli.» «Um» disse Billy Pilgrim”.

Non c’è scampo, allora, la guerra esiste ed esisterà sempre, sembra dire Vonnegut. E si sente una certa rassegnazione, ma si può cogliere anche il suo umorismo nero e l’amarezza. E la frase “Così va la vita” che segue sempre la descrizione di qualcosa di spiacevole, torna ossessiva nel tentativo, sembra, di rassegnarsi sul serio e di accettare questo mondo che ci circonda.

Non è un libro piacevole, Mattatoio nr 5. Ogni sua pagina è pervasa di una tristezza profonda e spinge a riflettere su quello che è stato, in quegli anni, e di conseguenza, come è giusto, di quello che è sempre, dato che sotto alcuni punti di vista l’umanità non sembra essere molto progredita.

“In seguito, i tralfamadoriani avrebbero consigliato a Billy di concentrarsi sui momenti felici della vita, e di ignorare quelli tristi, di fissare lo sguardo solo sulle cose belle mentre l’eternità si fermava”.

E nel frattempo, ditemi, cosa ci accadrà, intorno? Quante Dresda lasceremo distruggere? Quanti bambini manderemo in guerra?

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Dello stesso autore:

Pietre fredde (estratto da Ghiaccio nove)

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Jack lo squartatore

Robert Bloch - Jack lo squartatoreForse non tutti sanno che Psycho, il famoso film di Alfred Hitchcock, è basato sul romanzo omonimo, scritto nel 1959 da Robert Bloch, autore di libri come Gotico americano e Jack lo squartatore.

La figura di questo serial killer, che ha ucciso cinque donne in quartieri degradati di Londra nel 1888, appare un po’ ovunque in vari film, serie televisive e libri. Molti elementi della sua storia sconvolgono ancora oggi il mondo intero, rendendo questa figura morbosamente affascinante per alcuni, semplicemente agghiacciante per altri. Difficile dire cosa abbia reso tanto famoso questo assassino sconosciuto (la sua identità non è mai stata scoperta); forse la crudeltà della sua mano, forse le lettere inviate a Scotland Yard, in una delle quali si può leggere, in alto a destra, la scritta From Hell (dall’inferno). Le scriveva in inchiostro rosso e si rivolgeva all’interlocutore esordendo con “Dear boss” (caro capo). Fu il killer stesso a definirsi “Jack the ripper” (Jack lo squartatore) e non fu mai preso, seppure le teorie sulla sua identità siano state numerose e a volte fantasiose. Forse è proprio perché è rimasto sconosciuto, che è diventato il serial killer più famoso di sempre. Si pensò che fosse un medico, dato il tipo di ferite inferte. Sembra che usasse un bisturi per uccidere e mutilare le donne che prendeva di mira. Si pensò che fosse il rampollo di qualche famiglia nobile, addirittura un parente stretto della regina Vittoria, che regnava ai tempi; si pensò di tutto, ma niente portò alla sua identificazione. Resta un mistero la cui soluzione non sarà mai svelata.

Dati tutti questi elementi, più altri che non ho citato, non è difficile credere che uno scrittore affascinato dall’horror e dalle devianze della mente umana voglia dare delle risposte di fantasia scrivendo una storia su Jack lo squartatore. Sulle pagine di questo libro, almeno lì, leggeremo tutto, avremo la nostra risposta alla domanda: chi diamine era, questo pazzo assassino che girava per Londra uccidendo prostitute? È naturalmente una costruzione di fantasia, come vari elementi del libro, ma molti dei fatti citati sono reali, come la sequenza delle uccisioni, i nomi delle vittime, le loro ferite, persino le lettere del killer.

Realtà e fantasia vengono mescolate in questo romanzo pieno di suspense, dalla scrittura semplice e lineare, tipica di Robert Bloch. Come accade in Psycho, il finale risolverà tutto, sorprendendo il lettore e mettendo ogni tassello al suo posto, come in un puzzle di cui non eravamo sicuri di possedere tutti i pezzi.

Nonostante la piacevole lettura e la suspense, il finale lascia qualche amarezza, forse data dalla realtà che ovviamente non corrisponde alla fantasia dell’autore. Probabilmente non si riesce a staccare la mente dalla verità: un brutale assassino è rimasto sconosciuto e quindi impunito. Cinque donne uccise e mutilate non hanno avuto e non avranno mai giustizia.

Se amate il genere, vi consiglio questo romanzo di Robert Bloch. Ricordate però, a lettura finita, che quelle donne sono state reali, ed il sangue che ha macchiato le strade buie della Londra di fine ottocento non era sangue di scena.

La morte di Mary Ann Nicholls, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly ha, come direbbe Stephen King, tutti gli spigoli acuminati della realtà. Cercate di non pungervi, ma di ricordare.

Buona lettura!

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A volte ritornano

Stephen King - A volte ritornanoA volte ritornano è la prima antologia di racconti di Stephen King. Pubblicata nel 1978, raccoglie la maggior parte dei suoi racconti più vecchi, storie brevi da cui in più di un caso vennero fuori grandi romanzi. Da alcune storie sono stati anche tratti dei film, seppure non con grandi risultati, almeno secondo il mio parere. I racconti sono venti, tutti decisamente ottimi. È una delle migliori raccolte di racconti che io abbia mai letto.

Quando si parla di S.King non ci si può esimere dal dire che NON è uno scrittore di genere.
Anche agli inizi della carriera (A volte ritornano è il quinto libro pubblicato da S. King su un totale che si aggira, per ora, intorno ai sessanta titoli), le sue capacità narrative appaiono notevoli, ma un lemento colpisce sopra ogni altro: la capacità unica di rendere credibile anche la storia più assurda. La trama di ogni storia (in assoluto, non solo per quanto riguarda S.King), ridotta all’osso somiglia a molte altre, o è banale, o stupida o assurda. Ciò che rende una storia degna di essere narrata è la capacità di coinvolgere i lettori; di guardare, e quindi narrare, da un punto di vista particolare, dall’angolazione speciale che ogni scrittore degno di restare nella storia occupa nella platea di questo teatro che è il nostro mondo. Non è il cosa, che rende buona una storia, ma il come.

Ogni scrittore ha le proprie ossessioni, due o tre cosette che lo tormentano a tal punto da costituire, che lo voglia o meno, il centro da cui partono tutte le sue storie. Per King è la paura, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa. Anche il genere è solo un cosa. È il come, che conta veramente.
Nella prefazione di A volte ritornano S.King spiega perché le sue storie ruotino sempre intorno alla paura. Lo fa dicendo che ognuno di noi ha la sua ossessione. Ecco come lo spiega:

“Penso che ognuno di noi abbia un filtro nel fondo della propria mente. A seconda del filtro cambiano la dimensione e le maglie della rete. Quello che nel mio filtro resta preso può scorrere via attraverso il vostro. Quello che il vostro filtro trattiene, può scivolare via attraverso il mio. Insito in ognuno di noi pare ci sia l’obbligo di setacciare la fanghiglia che si ferma nelle rispettive menti-filtro (…) La melma trattenuta dal filtro, la sostanza che rifiuta di passare, diventa spesso l’ossessione personale di un individuo”.

Sulla scia di tale concetto fa questo esempio:

“Io e Louis L’Amour, lo scrittore di western, potremmo starcene insieme in riva a un piccolo stagno del Colorado, ed entrambi potremmo avere un’idea nel medesimo istante. Entrambi potremmo sentire il bisogno irresistibile di metterci a tavolino e tentare di renderla in parole. La storia che lui butterebbe giù potrebbe riguardare i diritti d’utilizzazione dell’acqua durante un periodo di siccità; la mia, molto probabilmente, parlerebbe di qualcosa di enorme e di spaventoso che, emergendo dalle acque immobili, rapisse pecore… cavalli… e alla fine persone. L’ «ossessione» di Louis L’Amour si accentra sulla storia dell’Ovest americano; io tendo più verso cose che strisciano al lume delle stelle. Lui scrive western; io scrivo racconti dell’orrore. Siamo entrambi un po’ mattoidi. Le arti sono ossessive e l’ossessione è pericolosa. È come un coltello nella mente. In alcuni casi (mi viene in mente Dylan Thomas e anche Ross Lockridge e Hart Grane e Sylvia Plath) il coltello può ferire selvaggiamente il corpo della persona che lo brandisce. L’arte è un tumore ben localizzato, quasi sempre benigno (gli artisti tendono a essere longevi), a volte invece terribilmente maligno. Usa il coltello con cautela, perché sai bene che a lui non importa molto dove va a finire la sua lama. E se sei furbo setacci minuziosamente il fango… perché un po’ di quella melma può anche non essere morta”.

La dimostrazione dell’errore che si fa nel considerare S.King uno scrittore di genere, si può ottenere leggendo storie che non hanno in sé alcun elemento soprannaturale. E tutto torna, se pensate al filtro e alle ossessioni, perché la sua personale ossessione è la paura, e come ogni essere umano sa bene, per spaventarsi non c’è bisogno di tirare in ballo mostri usciti dal buio. In A volte ritornano ci sono quattro racconti di questo genere: Il cornicione, L’ultimo piolo, L’uomo che amava i fiori e La donna nella stanza. Di cosa parlano? Che importa? È il come, non il cosa, quello che davvero conta! Bisogna leggere le storie di S.King, per capire.
Sperando di avervi convinti, non mi resta che farvi leggere qualche estratto da questo ottimo libro e augurarvi buona lettura.

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“C’è una vecchia favola su sette ciechi che agguantavano sette parti diverse di un elefante. Uno di loro pensava di avere un serpente, un altro pensava d’avere una gigantesca foglia di palma, un terzo era convinto di toccare un pilastro di pietra. Quando si ritrovarono, scoprirono di avere un elefante”.

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“Nessuno dovrebbe pensare all’inverno, in agosto. È come un presagio di morte”.

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“Forse eravamo le ultime persone rimaste sulla terra… e con ciò? Il mondo sarebbe andato avanti finché ci fosse stata una luna a influire sulla marea”.

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“Potevo sentire il panico rosicchiare gli orli della mia mente con denti d’acciaio”.

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“L’amore è la più perniciosa di tutte le droghe. Lasciate che i romantici discutano sulla sua esistenza. I pragmatisti l’accettano e se ne servono”.

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“Quando un romantico cerca di fare una cosa buona e fallisce, gli danno una medaglia. Quando un pragmatista ci riesce, gli augurano di finire all’inferno”.

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“La primavera è l’unica stagione in cui sembrava che la nostalgia non diventi mai amara”.

(Stephen King)
(da: “A volte ritornano”)

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Dello stesso autore:

Gli orrori del nucleare (estratto da “Tommycnockers – Le creature del buio”)
Ossessione (breve recensione ed estratti)
The dome (recensione)
La metà oscura (recensione ed estratti)
Buick 8 (estratti)
La casa del buio (estratti)
Incubo (estratto da: “Mucchio d’ossa”)
Fantasmi (estratto da: “La sfera del buio”)

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Blog a riposo

vacanzaDopo un altro anno ricco di post, commenti, visite e scambi di opinioni, questo blog e chi lo gestisce si prendono, da oggi, il loro giusto e meritato riposo.

Vi aspetto l’1 settembre con molte novità di vario genere.

Buone vacanze a tutti!

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Ricordo

Hermann HessePiù non so, come tutto avvenne,
solo che mi congedai senza parole
e senza parole cavalcai dal tuo giardino
e che da allora soffrii tutto lo strazio
della gelosia e del rimorso.

E che ebbi l’ardire sconsolato
di accumulare sul nostro amore
tutto l’odio e tutto lo scherno venale
e che andai tuttavia di nascosto
nel bicchiere le mie pene ad affogare.

Sopra ciò corse il tempo veloce;
avvolto in veli chiari e lontano di anni
giace il nostro sogno d’estate là in fondo,
e non c’è più né castello né ponte
per trovare la via del ritorno.

(Hermann Hesse)

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Dello stesso autore:

Spesso la vita è (poesia)
Amore (poesia)
Leggermente come le gondole (poesia)
Sono una stella (poesia)
Senza di te (poesia illustrata da Federica Faggiano)
Narciso e Boccadoro (recensione ed estratti)
Notizie straordinarie da un altro pianeta (recensione ed estratti)

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Acque morte (2)

somerset-maugham“Nel pieno della vita siamo preda della morte, e accidenti ne avvengono nelle migliori famiglie”.

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“I critici dividono gli scrittori in quelli che hanno qualcosa da dire e non sanno come dirla, e quelli che sanno come e non hanno niente da dire”.

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“Credo che sia matto, ma vorrei che ce ne fossero di più come lui”.

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“Non ho mai avuto simpatia per l’ascetismo. Il saggio combina i piaceri dei sensi e i piaceri dello spirito in modo da accrescere la soddisfazione che ricava da entrambi. La cosa più preziosa che ho imparato dalla vita è di non rimpiangere niente. La vita è breve, la natura ostile, e l’uomo assurdo; ma, stranamente, le sventure hanno per lo più i loro compensi e con un certo umorismo e una buona dose di senso comune possiamo cavarcela discretamente in questa faccenda del vivere, che dopotutto ha ben poca importanza”.

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“«Ora so qual è il guaio di quell’uomo» disse il dottore. «Aveva un sogno e si è avverato. Ciò che dà bellezza a un ideale è la sua irraggiungibilità. Gli dèi ridono quando gli uomini ottengono quel che desiderano»”.

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“«Se due uomini adulti non ce la fanno a bere una bottiglia di porto, dispero del genere umano. Babilonia è caduta, è caduta»”.

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“Gli uomini assennati sono tutti della stessa religione. E qual è questa religione? Gli uomini assennati non lo dicono”.

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“«Ma lei, a cosa crede?».
«Vuoi proprio saperlo? A niente, tranne me stesso e la mia esperienza. Il mondo consiste in me e nei miei pensieri e sensazioni; tutto il resto è pura fantasia. La vita è un sogno in cui io creo gli oggetti che mi vengono davanti. Ogni cosa conoscibile, ogni oggetto dell’esperienza, è un’idea della mia mente, e senza la mia mente non esiste. Non c’è alcuna possibilità e nessuna necessità di postulare qualcosa al di fuori di me. Sogno e realtà sono tutt’uno. La vita è tutta un intreccio di sogni, e quando smetto di sognare, il mondo, con la sua bellezza, i suoi dolori e sofferenze, la sua infinita varietà, cessa di esistere»”.

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“Un po’ di senso comune, un po’ di tolleranza, un po’ di buon umore, e non immagini come si può star bene su questo pianeta”.

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“Che diritto ha la gente di crearsi un’immagine a gusto suo e di importela, e di arrabbiarsi se non ti sta bene?”.

(W. Somerset Maugham)
(da: “Acque morte”)

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Dello stesso autore:

Acque morte (recensione ed estratti)
Schiavo d’amore (estratti)
La diva Julia (recensione ed estratti)
Leggere (estratto da Honolulu)
La ricompensa dello scrittore (estratto da La luna e sei soldi)

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Le passioni umane

Michael Ende - La storia infinita“Le passioni umane sono una cosa molto misteriosa e per i bambini le cose non stanno diversamente che per i grandi. Coloro che ne vengono colpiti non le sanno spiegare, e coloro che non hanno mai provato nulla di simile non le possono comprendere. Ci sono persone che mettono in gioco la loro esistenza per raggiungere la vetta di una montagna. A nessuno, neppure a se stessi, potrebbero realmente spiegare perché lo fanno. Altri si rovinano per conquistare il cuore di una persona che non ne vuole sapere di loro. E altri ancora vanno in rovina perché non sanno resistere ai piaceri della gola, o a quelli della bottiglia. Alcuni buttano tutti i loro beni nel gioco, oppure sacrificano ogni cosa per un’idea fissa, che mai potrà diventare realtà. Altri credono di poter essere felici soltanto in un luogo diverso da quello dove si trovano e così passano la vita girando il mondo. E altri ancora non trovano pace fino a quando non hanno ottenuto il potere. Insomma, ci sono tante e diverse passioni, quante e diverse sono le persone”.

(Michael Ende)
(da: “La storia infinita”)

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Dello stesso autore:

La notte dei desideri (recensione ed estratti)
Lo specchio nello specchio (recensione)
Momo (estratto)

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Sant’Agostino

Sant'Agostino“I tempi dell’animo umano sono tre, e non presente, passato e futuro, bensì presente del passato, presente del presente e presente del futuro. Il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione, il presente del futuro è l’attesa”.

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“E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi”.

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“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.

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“L’ira e un’erbaccia, l’odio è l’albero”.

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“Il sogno, la poesia, l’ottimismo aiutano la realtà più di ogni altro mezzo a disposizione”.

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“È più facile contare i capelli dell’uomo, che non gli affetti e i moti del suo cuore”.

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“La misura dell’amore è amare senza misura”.

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“Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto”.

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“Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi”.

(Sant’Agostino)

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