L’oblio della ragione (MGE) secondo i lettori (2)

loblio-della-ragione-meligrana-editoreLe recensioni fanno sempre piacere, specie se sono positive. Ringrazio Vittoriano Borrelli,  collega scrittore, per la precisione, la rapidità e l’efficienza.

Avviso spoiler: consiglio a chi non avesse letto il libro, di non leggere questa recensione data la quantità di fatti (finale compreso) svelata.

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Cosa succede quando la ragione smette di funzionare e si lascia sopraffare da una lucida quanto implacabile follia? La risposta è racchiusa in quest’opera, ben costruita e scorrevole, della scrittrice Chiara Vitetta.

L’oblio della ragione si compone di tre episodi, tutti accomunati da un unico filo conduttore, rappresentato dall’incapacità dei protagonisti di risolvere gli eventi della propria esistenza attraverso scelte appropriate e condivise dalla coscienza sociale.

Nell’episodio “Giustizia”, Mattew Franklin è in carcere in attesa dell’esecuzione capitale per aver ucciso gli stupratori della sua fidanzata, a sua volta suicida poco dopo l’orribile violenza. Mattew non crede nella soluzione legale al tragico evento, si trasforma da “vittima” a “carnefice” applicando una sorta di legge del taglione del diritto romano. E così preferisce essere coerente nella sua vendetta personale, della quale si assume piena responsabilità al punto da rinunciare a qualsiasi diritto di difesa senza rivelare all’Autorità giudiziaria le ragioni del suo gesto, né tanto meno invocare le attenuanti del caso. Lo stupro alla sua amata, cui Mattew assiste impotente, segna inesorabilmente la sua esistenza: da quel momento smette di vivere, si aggrappa al ricordo di un amore acerbo, spezzato quasi sul nascere e per questo ancora puro e incontaminato, divenendo una sorta di giustificazione ideologica della sua vendetta, sicché anche la morte, cui andrà incontro con l’aiuto del suo amico fidato, Luke, sarà “dolce e silenziosa” come la sua uscita di scena.

Nell’episodio “Non guardarmi”, il decadimento fisico dovuto ad un male incurabile, spinge la protagonista, Sarah Levine, ad isolarsi completamente dal mondo con rinuncia, anche in questo caso, a qualsiasi speranza di vita o volontà di affrontare e sconfiggere un nemico invisibile e implacabile. Sarah vede sfiorire rapidamente la sua bellezza e con essa ogni energia positiva e propositiva, non sopporta gli sguardi di compassione della gente che sono per lei come uno specchio pronto a rivelarle, come il più severo dei giudici, la sua infausta condizione fisica. “Non guardarmi”, pensiero ricorrente nella mente della protagonista, sarà la molla che spingerà Sarah ad una reazione suprema ed incontrollata ponendo fine a quegli “sguardi” con un plurimo omicidio.

Più controversa, di ispirazione quasi “Hitchcokiana”, la narrazione dell’episodio “Blackout” nel quale il protagonista Matt, preso dal rimorso per non aver vigilato sul figlioletto Curtis, feritosi ad un dito con materiale radioattivo, assiste alla malattia di quest’ultimo senza affidarlo alle cure dei medici. Così Curtis si trasforma ben presto in qualcosa di disumano, complice il comportamento omissivo di Matt e di sua moglie Diana. Anche in questo caso il (falso) sillogismo tra un fatto accidentale ma rimediabile, come l’infortunio di Curtis, e la reazione scomposta, illogica e follemente lucida dei suoi genitori rappresenta la chiave di volta di tutta l’opera: L’oblio della ragione è una sorta di corto circuito tra causa ed effetto degli eventi affrontati dai protagonisti la cui condizione individuale, fragile e problematica, viene reietta dalla società civile e confinata ai margini dell’indifferenza e dell’anonimato.

L’opera è scritta con buona tecnica narrativa, i personaggi sono ben descritti, la trama è avvincente. È un libro da leggere e da consigliare soprattutto agli appassionati del brivido e della suspense.

Vittoriano Borrelli

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No all’editoria a pagamento – Il logo

no-alleditoria-a-pagamento-logoSono sempre stata contro l’editoria a pagamento, anche quando sapevo poco o nulla di come funzionasse questo ambiente. Attraverso questo sito ho cercato e cerco di informare il maggior numero possibile di persone sugli svantaggi dei questa modalità di pubblicazione e sulle fregature in cui si può incorrere accettando di scendere a certi compromessi.
Dopo anni di lotte viene spontaneo, ad un certo punto, rendere noto in modo immediato il proprio pensiero, magari con un logo da inserire in maniera permanente in un punto visibile del proprio sito.

no-eapOrmai da tempo gira in internet il logo No EAP, cioè No all’Editoria a Pagamento. Addirittura lo si trova sui siti di alcuni editori. Non so chi sia stato a crearlo, ma è bello scoprire che molti vogliono esprimere la propria opinione sull’editoria a pagamento con un logo ben visibile a tutti.

Ho pensato spesso di inserirlo nel mio sito, ma volevo qualcosa di diverso, un’immagine che fosse rappresentativa del concetto, non semplici lettere nere e rosse su un fondo bianco.
Oggi vi presento il mio logo contro l’editoria a pagamento; l’immagine che vedete qui a destra; un omino che snobba l’editoria a pagamento e si rifiuta di accettarla. Credo che renda perfettamente il mio pensiero.

Se siete anche voi contro l’editoria a pagamento e volete inserire il mio logo sul vostro spazio web, accomodatevi. Dovete fare solo due cose: 

1. Tenere conto delle regole della licenza Creative Commons che ho scelto, quindi non modificare l’immagine, non spacciarla per vostra e non usarla a scopo commerciale (cliccate sull’immagine qui sotto per saperne di più).

 creative commons

Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

2. Il logo deve essere collegato al link a questa pagina: http://oldsite.chiaravitetta.it/consigli-per-aspiranti-scrittori/no-alleditoria-a-pagamento/ in modo che chiunque clicchi sull’immagine possa leggere le istruzioni relative al suo utilizzo. 

Per qualunque dubbio o domanda, contattatemi direttamente a questo indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com

Ringrazio Giuliano Picciotto, il giovane artista che ha disegnato l’omino rendendo perfettamente l’immagine che avevo in testa.

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Caccia all’editore – Fase 4

presentatore-circoEccoci giunti alla Fase 4, l’ultima per quanto riguarda la preparazione del materiale da inviare agli editori: la lettera di presentazione.

Per cominciare, sappiate che dovete adeguare la lettera al tipo di editori da contattare. Possiamo dividere gli editori in due categorie:

1. I piccoli editori

2. I medi e grandi editori

Una volta stabilito il vostro obiettivo, dovete tenere conto di una seconda differenza:

– Lettera di presentazione digitale
– Lettera di presentazione cartacea

In genere si associa la lettera inviata via email, ai piccoli editori, e quella cartacea agli editori medi e grandi. Capirete il perché nei successivi post, quando parleremo di come capire quale sia il modo giusto per contattare nello specifico l’editore x o y.

Prima di continuare, premetto che consiglio a chi non ha mai pubblicato (o ha già pubblicato, ma a pagamento o autoproducendosi) di rivolgersi ai piccoli editori. Difficilmente gli altri vi daranno retta e probabilmente se siete alla vostra prima ricerca, non siete pronti per editori importanti.

Detto ciò, cominciamo dal Caso 1.

Caso 1: La lettera per i piccoli editori

Fortunatamente quasi tutti i piccoli editori accettano i manoscritti via e mail, quindi la vostra lettera di presentazione sarà digitale.

Ecco le direttive che vi consiglio di seguire:

L’oggetto dell’email sarà: “Proposta manoscritto”.

Allegate la sinossi e il curriculum.

Non inviate direttamente il manoscritto; leggere prima la vostra e mail e la sinossi vi permetterà di suscitare un po’ di interesse in più nell’editore e di capire se pubblica il genere a cui il vostro libro appartiene oppure se per qualche ragione avete sbagliato bersaglio. Inutile mandare tutto e attendere risposte che non arriveranno mai. Inoltre, questa modalità pare sia preferita (dai piccoli editori) rispetto all’invio diretto del manoscritto completo.

Non siate formali. Esordite con un “Buongiorno” o qualcosa di simile, evitate le forme troppo rigide e serie, i vari “Egregio signore” e “Spettabile casa editrice”.

Presentatevi dicendo il vostro nome e definendovi “aspiranti scrittori”.

Spiegate la ragione per cui li state contattando, cioè scrivete di essere alla ricerca di un editore per il vostro romanzo.

Se siete contrari all’editoria a pagamento (e io vi stra-consiglio di esserlo, ma ne parleremo meglio nei prossimi post) scrivetelo. Basterà una semplice frase come “Sono contrario all’editoria a pagamento e cerco un editore che sia pronto ad investire sul mio libro lavorando con me alla sua diffusione”. Con questa frase metterete subito le cose in chiaro, eviterete di perdere tempo prezioso con editori-sanguisuga e farete anche capire di essere pronti a collaborare alla diffusione del libro, cosa che potrebbe essere molto importante per un piccolo editore, che in genere ha, per definizione, limitate possibilità.

Scrivete qualcosa sul libro, specificandone il titolo, la lunghezza in cartelle (potete semplicemente scriverla tra parentesi subito dopo aver nominato il libro), il genere. Se non sapete come definirlo, aggrappatevi alla frase intorno a cui avete costruito la sinossi.

Informateli di aver allegato la sinossi e una vostra breve biografia (dato che non avete mai pubblicato, può fare migliore impressione nominare il curriculum come “cenni biografici”) e che siete disposti, qualora fossero interessati alla sinossi, ad inviare il manoscritto completo nelle modalità che preferiscono.

Salutate e firmate

Caso 2: La lettera per gli editori medi e grandi

Purtroppo i medi e grandi editori vogliono il materiale in cartaceo, tutto il materiale in cartaceo. Preparatevi a spendere un centinaio di euro o anche di più tra stampa, rilegatura e spedizioni, e sappiate che non esagero. Tenendo conto di questo, vi consiglio di cominciare contattando una decina di editori ben scelti, magari dedicandovi prima ad un attento esame dei cataloghi delle loro pubblicazioni. Anche di questo parleremo più avanti.

Considerando che nella maggior parte dei casi è richiesto il materiale cartaceo e non si accettano proposte via e mail, anche la vostra lettera di presentazione sarà cartacea.

– Siate formali, ma non troppo.

Scrivete in alto a sinistra i vostri dati e sotto, allineandoli a destra, i dati dell’editore. In questo vi sarà utile, anche visivamente, osservare la struttura di una qualsiasi lettera commerciale. In internet ne troverete a bizzeffe.

Potete esordire con un semplice buongiorno anche in questo caso, ma stavolta, quando andate a capo, inserite il capoverso.

Staccate gli argomenti trattati nella lettera da un rigo vuoto e mantenete i capoversi. Tutto questo darà alla lettera un aspetto professionale e una sensazione di ampio respiro che è sempre bene dare a chi legge.

Presentatevi e visto che avete già pubblicato, definitevi scrittori.

Dite due parole sulle pubblicazioni passate e qualche accenno sul perché cercate un nuovo editore. Potete essere sinceri, ma siate furbi! Se avete pubblicato con un piccolo editore che non vi ha neanche corretto le bozze, evitate di sparlare: non serve a nulla. Limitatevi a dire che le possibilità dell’editore erano limitate a che per il vostro prossimo libro vi piacerebbe fare un passo avanti lavorando con un editore più importante.

Scrivete qualcosa sul libro, specificandone il titolo, la lunghezza in cartelle (potete semplicemente scriverla tra parentesi subito dopo aver nominato il libro), il genere. Se non sapete come definirlo, aggrappatevi alla frase intorno a cui avete costruito la sinossi.

Evitate di fare cenni alle pubblicazioni a pagamento. State avendo a che fare con editori di un certo calibro, è scontato che non chiedano contributi e probabilmente non gli interessa neppure sapere che voi non siete disposti a pagare.

Dite di aver inviato la sinossi e il curriculum, oltre al manoscritto completo (purtroppo quasi sempre è richiesto l’invio di tutto il materiale a prescindere dalla lettura della sinossi).

Salutate, stampate e firmate a mano.

In aggiunta: se conoscete le pubblicazioni di uno o di tutti gli editori a cui state per rivolgervi, dite due parole in proposito dopo esservi presentati. Potete nominare qualche pubblicazione che vi è piaciuta, o, se c’è, qualcuna che somiglia al libro che state proponendo. Se così fosse, scrivete anche che la vostra opera potrebbe far parte della stessa collana di cui fa parte il libro in questione. Questa cosa fa molta impressione, pare, sugli editori, in particolare sui grandi e i medi, subissati da materiale inviato indiscriminatamente da scrittori che non hanno mai letto un libro dell’editore a cui si rivolgono. Ma non preoccupatevi, per quanto riguarda i piccoli editori, non è così importante, e comunque non potete conoscere i libri e le collane di tutte le case editrici esistenti! Oltretutto, come avrete modo di scoprire, io vi consiglierò di contattare molti editori, ed è impensabile non solo informarsi per bene su tutti, ma anche differenziare le e mail.

Alcune delle regole che ho suggerito cambieranno leggermente o verranno arricchite quando parleremo della ricerca degli editori, ma come linee guida, ci siamo.

Non fatevi troppi problemi, comunque, ricordate che la cosa più importante è la qualità del materiale inviato, quindi qualche mancanza non costituirà un problema.

Bene, avete finito? Ora mettete tutto da parte e riposate. Vi aspetto qui lunedì 7 maggio per la Fase 5: la scelta degli editori da contattare. Nel frattempo, potrete godervi qualche post “di stacco”.

Vi aspetto!

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Leggi gli altri post della Caccia all’editore:

Fase 1: Il manoscritto
Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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Caccia all’editore – Fase 3

curriculumDopo la Fase 1 e la Fase 2, eccoci alla Fase 3, la più facile di tutte: il curriculum. La prossima volta parleremo della lettera di presentazione, un po’ più complicata del curriculum, ma meno della sinossi. Il peggio è passato, insomma.
A mio parere il curriculum è la cosa meno importante delle quattro, ma va fatta comunque.

Alcuni editori chiedono “cenni biografici”, altri il curriculum, altri una biografia. Cambia il nome, ma non il risultato: all’occorrenza, vogliono sapere che fate nella vita, se avete mai pubblicato, quanti anni avete; cose così.

Tratteremo il curriculum in modo leggermente diverso in base al caso.

Caso 1: Non avete mai pubblicato niente
Caso 2: Avete già pubblicato

Sia chiaro che con “aver pubblicato” intendo una vostra opera (e in cartaceo), ma non un racconto in un’antologia, su una rivista o su internet.

Caso 1: Non avete mai pubblicato

Scrivete in terza persona e cominciate con il vostro nome e la data di nascita.

Dite due parole sul lavoro che svolgete.

Parlate della passione per la scrittura. Da quanto tempo scrivete, quanto vi piace, cose così.

Non parlate dell’opera che state proponendo: lo farete a cenni nella lettera di presentazione e l’avete fatto come si deve nella sinossi.

Se avete alle spalle qualche piccola pubblicazione su riviste o antologie cartacee, scrivetelo, ma non soffermatevi troppo. Se si tratta di valanghe di roba minore, evitate di snocciolare ogni piccolo traguardo personale raggiunto. Da quello che mi risulta, le pubblicazioni su internet, così come quelle in antologie derivanti da concorsi minori, non fanno alcuna impressione sugli editori. Se avete partecipato a molti concorsi vincendone alcuni, riassumete il concetto senza elencare ogni premio vinto.

Siate sintetici, essenziali direi. Non serve nulla di più, secondo me.

Non siate pomposi, autocelebrativi né troppo formali.

Caso 2: avete già pubblicato

– Scrivete in terza persona e cominciate con il vostro nome e la data di nascita.

Parlate della o delle pubblicazioni passate. In che anno sono avvenute, con che editore, di che genere di libro si trattava. Se avete venduto bene, scrivetelo.

Se avete un sito letterario o un sito strettamente connesso ai vostri libri o a voi in quanto scrittori, menzionatelo.

Non parlate dell’opera che state proponendo: lo farete a cenni nella lettera di presentazione e l’avete fatto come si deve nella sinossi.

Se avete alle spalle qualche piccola pubblicazione su riviste o antologie cartacee, scrivetelo, ma non soffermatevi troppo. Se si tratta di valanghe di roba minore, evitate di snocciolare ogni piccolo traguardo personale raggiunto. Da quello che mi risulta, le pubblicazioni su internet, così come quelle in antologie derivanti da concorsi minori, non fanno alcuna impressione sugli editori. Se avete partecipato a molti concorsi vincendone alcuni, riassumete il concetto senza elencare ogni premio vinto.

Siate sintetici, essenziali direi. Non serve nulla di più, secondo me.

Non siate pomposi, autocelebrativi né troppo formali.

Il caso 2 è quello in cui rientro io. Vi faccio un esempio su di me, potrebbe esservi utile.

Ho diviso il curriculum in due parti: nella prima ho parlato brevemente delle mie tre pubblicazioni (L’oblio della ragione nelle due versioni e Apri gli occhi), e del racconto pubblicato nell’antologia Emozioni in bianco e nero.
Nella seconda parte ho parlato di questo sito facendo cenni all’ebook La pseudocultura di convenienza, al concorso Scrivi e vinci e ai contatti con i lettori. Il mio curriculum è breve ed essenziale, come quello che consiglio a voi di scrivere.

In entrambi i casi, inserite i vostri dati in alto a sinistra: nome e cognome, indirizzo e mail, numero di telefono. È sempre utile e male non fa.

Usate un carattere semplice e leggibile come il Times New Roman (tutto questo vale anche per la sinossi, naturalmente) dimensione 12, non di più. Niente sottolineature o caratteri colorati. Siate sobri e professionali, la vostra ricerca è una cosa seria! 🙂

Come vedete, è molto semplice. Alcuni punti restano invariati indipendentemente dall’aver pubblicato oppure no, altri cambiano.
I consigli che vi ho dato sono, come sempre, basati su un parere personale e vi ricordo che anch’io, come voi, sto imparando strada facendo.

Se avete domande, sono a disposizione. Se avete qualcosa da aggiungere, ho le orecchie altrettanto aperte. 🙂

Vi aspetto giovedì 26 aprile 2012 per la Fase 4: la lettera di presentazione. Una volta affrontato questo scoglio, passeremo alla selezione degli editori.

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Leggi gli altri post della Caccia all’editore:

Fase 1: Il manoscritto
Fase 2: La sinossi
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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Caccia all’editore – Fase 2

homer-urloAbbiamo già detto che prima di pensare anche solo di mandare un’e-mail ad un editore, bisogna preparare il materiale, ovvero:

1. Il manoscritto
2. La sinossi
3. Il curriculum
4. La lettera di presentazione

Nella Fase 1 ci siamo occupati del manoscritto. Come promesso, oggi parleremo invece della sinossi; la necessaria, indispensabile, richiestissima, odiata, odiosa e deprecabile sinossi. Io odio le sinossi!
Se le odiate anche voi, questo è un buon momento per imparare una cosa: se volete cercare per bene un editore, vale a dire trovarlo, dovete rimboccarvi le maniche molto bene e respirare a fondo, perché questa non sarà la prima cosa difficile e seccante che dovrete fare.

Pronti? Via!

Partiamo dal Rifugio degli esordienti. Credo che quello del Rifugio sia il miglior sito per aspiranti scrittori esistente. Parto da lì per questa e per una seconda ragione, che definirei sentimentale. Quando ero alle prime armi, alcuni anni fa, il sito del rifugio è stato un’ancora di salvezza e mi ha consentito di fare i primi passi senza sentirmi troppo pesce fuor d’acqua. Oggi rileggo i consigli del Rifugio, quelli che mi sembravano legge un tempo, e sono in grado di aggiungere delle cose e criticarne altre, ritengo. L’esperienza servirà a qualcosa, no? Cercherò di riempire i vuoti e di darvi consigli concreti per ovviare alle difficoltà.

Ecco come il rifugio definisce la sinossi:

“…una specie di misto tra una recensione, un riassunto, e una presentazione”.

Beh, è un punto di partenza.

E continua:

“Il ruolo di questo foglio è importantissimo: la maggior parte degli editori deciderà se dar seguito al rapporto con voi dopo averlo letto”.

Ecco, ora siete nel panico, vero?

“La difficoltà maggiore sta nel riuscire a concentrare in un unico foglio (non eccedete questa dimensione se desiderate che l’editore legga davvero la vostra sinossi!) tutti i punti salienti del vostro lavoro”.

Ok…

“Ma dopotutto siete degli scrittori, quindi per voi scrivere una buona sinossi non dovrebbe essere un problema insormontabile, no?”

Eh, non è proprio così. Una cosa è scrivere una storia, lunga o breve che sia, tutt’altra è riuscire a condensarne il senso e la trama in una misera, triste e piccola pagina. Non tutti hanno capacità di sintesi; ci sono scrittori che rendono magnificamente solo scrivendo valanghe di parole. Inoltre, anche se avete stupefacenti capacità di sintesi, non è detto che riusciate a metterle in atto quando si tratta di qualcosa che avete scritto voi. Con quello che ci appartiene, tutte le regole saltano.

Il Rifugio non dice altro, sulla sinossi. Allora, cosa fareste con queste poche informazioni? Un riassunto più simile ad una quarta di copertina che ad un riassunto vero e proprio? Non sembra facile neanche con tutta la buona volontà di cui disponete, vero? Calma, adesso cercherò di darvi delle dritte.

Prima di cominciare, fate queste tre cose:

1. Ritagliatevi qualche giorno di tempo, calma e quiete. Deve essere tempo di qualità senza stacchi troppo lunghi o frequenti e senza rompiscatole che vi tolgano la concentrazione.
2. Dimenticate la necessaria brevità della sinossi. Scordatevi completamente di quell’unica, maledettissima pagina.
3. Dimenticate che il manoscritto l’avete scritto voi, cercate di staccarvene il più possibile. Lo so che è difficile, ma voi provateci. Nella sinossi non dovranno esserci sviolinate varie su quanto sia efficace il punto x o magnifica la scena y. Non dovete autolodarvi, insomma.

Se avete seguito questi tre consigli preliminari, possiamo andare avanti.

Pensate alla sinossi come ad una presentazione che renda principalmente il senso del libro. Se il vostro manoscritto si colloca in un genere preciso, allora potete concentrarvi sulla trama e già così ne svelerete il senso. Attenti però: questo ragionamento vale solo se vi siete attenuti ad un preciso genere e non avete spaziato. Se avete scritto ad esempio un fantasy alla Terry Brooks, va bene; se invece avete scritto un fantasy più somigliante a Il signore degli anelli, capirete bene che per quanto il genere vada specificato, altri aspetti della storia e del suo senso vanno necessariamente sottolineati.
È importante, insomma, che rendiate noto nella sinossi il messaggio che comunica il vostro libro.

Primo passo

Fatevi un’idea precisa del senso del vostro libro e condensatelo in un’unica frase. Pensate, pensate e pensate fino a che non formulerete la frase più esauriente che renda lo spirito del manoscritto. Quando la troverete, potrete continuare. Pensateci davvero bene, perché è intorno a quella frase che costruirete la sinossi.

Nel caso in cui il vostro manoscritto consistesse in una raccolta di racconti, concentratevi sul filo che li lega.

Secondo passo

Spero che il vostro libro non consista in 400 pagine, perché sto per consigliarvi una cosa che potrebbe risultare molto stancante. Dovete rileggerlo tutto, dall’inizio alla fine, limitando al minimo indispensabile le pause.
Io ce l’ho fatta in un giorno, ma si trattava di 288 cartelle, quindi non è stato un dramma. Se il vostro libro è molto più lungo, rileggetelo in qualche giorno, purché riusciate a rimanervi attaccati con il pensiero e non mettiate giorni in mezzo.

– Secondo la modalità che preferite (silenzio o musica, notte o giorno, fate voi!), leggete. Mentre lo fate, tenete ben presente la frase che avete messo insieme, quella che definisce il senso del libro. Leggendo, accertatevi di aver scelto bene.

Aprite un nuovo file (o procuratevi carta e penna) e prendete degli appunti dei momenti salienti della storia. Anche se il vostro libro fosse pieno di eventi, difficilmente quelli decisivi saranno più di cinque. Se vi sembrano che cinque non bastino, segnate nel nuovo file anche gli altri che ritenete importanti. Deciderete in un secondo momento i cinque o sei da citare nella sinossi.

– Durante la lettura, se riuscirete a tenere ben presente il senso del libro, scoverete delle frasi che danno man forte al concetto di fondo della storia. Copiate e incollate le citazioni in un file a parte.

– Fate in modo di finire di leggere il libro in un momento della giornata tutto per voi. Vi servirà qualche ora libera appena finito di leggere, perché la sinossi dovrete scriverla a caldo, con il romanzo bene in mente e il suo finale stampato in testa.

Ora che avete finito di leggere, siste pronti per proseguire.

Terzo passo

Aprite il file dove avete scritto i punti salienti. Rileggete, ripercorrete mentalmente la storia e cercate di capire cosa è essenziale e cosa no, sempre attenendovi alla frase che definisce il vostro libro. Se i punti sono più di cinque, cercate di arrivare a questa cifra, ma senza essere troppo rigidi. Sei o sette vanno bene comunque, se sono davvero essenziali. L’importante è sempre dare un’idea precisa di cosa avete scritto, ma farlo senza scrivere un ulteriore romanzo.

Ah, credo che sia arrivato il momento di dirvi una cosa: il finale… dovete scriverlo! Lo so, lo so, è terribile, terrificante, inammissibile, inaudito, eppure… dovete scriverlo. Chi leggerà la sinossi vorrà sapere di preciso cosa sta per leggere, e il finale è essenziale. Mi spiace, so che è brutto, ma credo che sia necessario.

Quarto passo

Aprite il file in cui avete incollato le citazioni. Rileggetele con attenzione tenendo ancora presente il senso del libro. Sono tutte buone? Sono più di tre? Come per i punti salienti, se sono una o due in più, non fa nulla; ma meglio non esagerare, specie se sono citazioni lunghe. Pensateci bene e scegliete le più efficaci, quelle che supportano meglio il motivo di fondo della vostra storia.

Adesso dovreste avere un quadro abbastanza preciso del vostro libro. Sapete su quali punti focalizzare l’attenzione e quali frasi citare, ma soprattutto ora siete in grado di descriverlo in un’unica frase, cosa non da poco, vi assicuro.

Quinto passo

Sfruttate tutte le vostre doti da scrittori. Con la sinossi vi state presentando all’editore, ricordatelo! Non pensate che la sinossi presenti il libro, in realtà presenta voi che presentate il libro, il che è ben diverso. Una sinossi scritta male potrebbe indurre l’editore a pensare che lo scrittore stesso scriva male. Sinossi noiosa, scrittore e quindi libro noioso, potrebbe pensare qualcuno. Cerchiamo di evitarlo.

Avete tutti gli elementi per scrivere un’ottima sinossi, ora dovrete scriverla sul serio.

In un nuovo file incollate per prima cosa la frase che definisce il vostro libro, poi i punti salienti e le citazioni. Distanziatele da qualche spazio. Fatto? Ora, signori miei, magia: riempite i vuoti. Potete scrivere pagine e pagine, tanto avete dimenticato la faccenda della sintesi, no? Se non l’avete fatto, fatelo ora; subito!
Scrivete a ruota libera riempendo i vuoti. Quattro pagine? Cinque? Non importa. Finito? Chiudete il file e andate a dormire! Non rileggete per nessuna ragione.

Sesto passo

Dopo esservi rilassati per un giorno o due, rileggete ciò che avete scritto. Ormai avrete ben chiaro in testa il senso condensato del libro e avrete anche avuto il tempo di dimenticare cosa avete scritto nella sinossi.
È addirittura probabile che l’aver scritto a ruota libera e l’aver evitato di rileggere subito vi dia l’idea di essere in procinto di leggere qualcosa che non avete scritto voi. Se così fosse, sarebbe perfetto, perché ora è molto probabile che dobbiate fare un po’ di taglia e cuci.

Avete riletto tutto e l’avete trovato perfetto? Bene, se siete rimasti entro le due pagine, avete finito: sinossi pronta! Se avete sforato, vi consiglio di tagliare. Il Rifugio consiglia un’unica pagina. Se riuscite a scrivere una buona sinossi così breve, buon per voi, ma credo che non sia una tragedia arrivare a due pagine. Se è ben scritta e interessante, credo che l’editore non morirà leggendo qualche riga di più, anzi, vorrà leggerla, non sarà un peso.

Leggete con cura e limate dove è possibile. Se non riuscite a tagliare nulla, fate passare qualche altro giorno e poi riprovate. Ricordate che il concetto più importante l’avete espresso in quell’unica frase intorno alla quale avete costruito tutto, quindi non dovrebbe essere troppo difficile tagliare qualcosa.

Ce l’avete fatta? Spero proprio di sì. La procedura che vi ho consigliato è esattamente quella che ho seguito io, e l’ho costruita sull’esperienza. A me è servita: credo di aver scritto davvero una buona sinossi. In passato ho scritto sinossi stiracchiate e poco efficaci, addirittura una volta ho chiesto ad una persona di scriverla per me, sentendomi incapace di definire un libro a cui ero e sono particolarmente legata: Apri gli occhi. Certo, l’ho pubblicato, ma con un piccolo editore che l’ha letto conoscendo già il mio stile e quindi non avendo neppure bisogno di leggerla, quella buona sinossi che non avevo scritto io.

Qualche tentativo con editori di media importanza l’ho fatto anche con Apri gli occhi, a suo tempo, ma non è andata. Colpa della sinossi? Del genere del libro? Della scarsa maturità letteraria? Chi può dirlo? Col senno di poi, quello che tutto possiedono senza meriti, me compresa, posso dire che di sicuro mi mancava ancora una certa dose di esperienza e consapevolezza. Non rimpiango nulla, non ho mai rimpianto nulla, nella mia vita. Ciò che sono oggi, e ciò che ho potuto consigliarvi in questo post, è anche frutto di ogni errore, caduta e fallimento vissuti in questi anni.

E adesso basta chiacchiere! Siete pronti per scrivere la vostra sinossi? Al lavoro!

Vi aspetto lunedì 23 aprile 2012 per la Fase 3: Il curriculum.

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Leggi gli altri post della Caccia all’editore:

Fase 1: Il manoscritto
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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Caccia all’editore – Fase 1

errori-da-correggerePrima di pensare anche solo di mandare un’e-mail ad un editore, bisogna preparare il materiale, ovvero:

1. Il manoscritto
2. La sinossi
3. Il curriculum
4. La lettera di presentazione

Oggi affronteremo il primo problema: il manoscritto.

Dobbiamo fare tre cose:

1. Valutazione del manoscritto
2. Sistemazione grammaticale
3. Sistemazione editoriale

Punto 1: Valutazione del manoscritto

Naturalmente voi siete certi che il vostro libro sia un ottimo libro, il che è giusto. Sicuramente l’avrete fatto leggere a parenti e/o amici e tutti l’avranno trovato strepitoso, vero? Anche questo, suppongo, è giusto. Non starò certo qui a dirvi che siete in errore, come potrei saperlo?, ma mi permetto di consigliare a tutti voi di far leggere il libro ad un paio di estranei, possibilmente persone che siano:

A. Sincere
B. Competenti
C. Acute

Questo perché, visto che state per imbarcarvi in un’impresa ardua, stressante, costosa, lunga e forse dolorosa, è bene avere un parere valido da chi non vi conosce e ne capisce qualcosa, cioè da qualcuno che possa essere obiettivo.
Questo vi potrebbe evitare, ad esempio, di avere fretta e spingervi a rivedere e lavorare ancora sul libro, prima di inviarlo agli editori.
A volte va bene prendere direttamente delle batoste, per crescere, a volte invece può essere meglio temporeggiare, scrivere ancora, leggere ancora, migliorarsi e tentare in un secondo momento. Non c’è nulla di male, in questo.
Per avere pareri obiettivi e diversificati, vi consiglio il servizio Lettura incrociata del Rifugio degli esordienti. Io l’ho utilizzato molti anni fa e l’ho trovato utile.
In alternativa, se ritenete che io abbia le tre caratteristiche sopra citate, potete considerare anche me.

Una volta che avrete deciso che il vostro libro vale abbastanza, sarete pronti per il punto 2.

Punto 2: Sistemazione grammaticale

Ho “rubato” le diciture del punto 2 e 3 dal Rifugio degli esordienti. Nella pagina Contattare gli editori, queste due fasi hanno proprio questi nomi. L’ho fatto per chiarezza, ma non ha senso che stia qui a ripetervi ciò che potete leggere nel sito del Rifugio. Lì troverete molte informazioni utili su cui basarvi; ma io cercherò di darvi qualcosa di più o qualcosa di diverso, altrimenti che ci sto a fare? 🙂

Dicevamo, la sistemazione grammaticale.

Ho letto centinaia di libri di aspiranti scrittori, e data l’esperienza in merito cercherò di elencarvi tutti i peggiori errori che si fanno più frequentemente. Se sono presenti anche nel vostro manoscritto, correggeteli con cura, perché più corretto sarà il vostro lavoro, più l’editore sarà ben disposto e lo leggerà con piacere. Non so voi, ma io non mi farei un’idea positiva di un aspirante scrittore che mi proponesse un proprio lavoro pieno di errori.

Gli errori più frequenti:

1. E’ – Le E maiuscole con l’apostrofo sono terribili da vedere e, ovviamente, sbagliate. Credo che questo sia un errore derivato dalla scarsa conoscenza del programma di scrittura utilizzato. Per ovviare, cercate “Inserisci – Caratteri speciali” o “Inserisci – Simbolo” nel programma che utilizzate. Se non trovate proprio il modo, cercate in internet e/o nella guida del programma.

2. Pò – “Po’” (in senso di poco) vuole l’apostrofo, non l’accento. Questa è la forma corretta: po’.

3. Da’ – Il verbo dare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo ma l’accento: dà.

4. Fa’ – Il verbo fare alla terza persona singolare del presente indicativo non vuole l’apostrofo. È semplicemente “fa”. Se invece è inteso come “fai” all’imperativo allora può diventare fa’.

5. Perchè, affinchè, giacchè etc etc, – Hanno bisogno dell’accento acuto, non grave. Perché, affinché, giacché. In questo e in errori simili dovrebbe esservi d’aiuto il correttore automatico del programma di scrittura utilizzato.

6. .. …. !! ??? – I puntini sospensivi sono sempre tre, non uno di più, non uno di meno. Sono attaccati alla parola che li precede e vengono separati da quella che li segue da uno spazio.
Il punto esclamativo (ma anche il punto interrogativo) è uno e sempre e soltanto uno. Se volete rendere più forte una domanda o un’esclamazione, usate le parole. Volete fare gli scrittori, no? 😉

7. Gli spazi doppi tra le parole non devono esserci (di seguito, vi suggerirò un modo per toglierli semplicemente e rapidamente).

8. Non << >> ma « ». Trovate « » tra i caratteri speciali o i simboli, così come le È e altri caratteri particolari non presenti sulla tastiera.

9. Sistemate i dialoghi. Spesso la punteggiatura dei dialoghi è confusa o errata. Ogni editore ha il suo sistema preferito, ma è bene presentare il libro in modo ordinato e corretto. Per sistemare i dialoghi nel vostro libro, potete utilizzare questa guida ai dialoghi e alla punteggiatura che ho scovato in internet molto tempo fa. 

10. Se un personaggio della vostra storia grida qualcosa, evitate assolutamente di scrivere le sue parole con lettere tutte maiuscole. Dà un’impressione orribile e poi quando si scrive non ha senso cercare di rendere lo stato d’animo del personaggio con qualcosa di visivo. Sarebbe come se ad un certo punto si utilizzasse il rosa come colore dei caratteri quando parla una donna e il celeste quando parla un uomo… mi spiego? Se volete rendere forti le parole di un personaggio, non avete che da descrivere il modo in cui le dice o scegliere con oculatezza i termini urlati.

11. Eventuali parole straniere devono essere controllate nel dizionario ed essere scritte in maniera corretta.

Questi gli errori più frequenti e da evitare assolutamente. Per semplificarvi la vita, utilizzate le funzioni “trova” e “sostituisci” del programma di scrittura. Potrete così correggere in blocco le E’ sostituendole con le È, e anche trovare i doppi spazi sostituendoli con lo spazio unico. Rapido, efficace, comodo.

Vi consiglio anche di inserire i capoversi.

“L’uso dei capoversi è molto importante. Non devono essere né troppi né troppo pochi, e non soltanto per ragioni estetiche di pagina. Troppi capoversi disperdono l’attenzione del lettore; troppo pochi gli fanno mancare il respiro. Il corretto uso dei capoversi è l’indizio di come siamo riusciti, o non riusciti, a organizzare il nostro discorso mentale, a fare un discorso che abbia una sostanza logica. L’uso dei capoversi è insomma un vero e proprio strumento che aiuta a selezionare e organizzare i concetti, a mettere insieme, consegnandoli a un capoverso, quelli che appartengono a uno stesso ambito di argomentazione. Il prossimo capoverso indica allora che “stacchiamo”, che passiamo ad argomentazioni successive, non necessariamente diverse, ma comunque distinte dalle precedenti”. (Fonte: Norme per la redazione delle tesi a cura di Viola Neri).

È possibile che qualcuno di voi non sappia come inserirli. Cliccate su questa guida per inserire i capoversi per imparare a farlo.

Due parole sulla punteggiatura: se avete dubbi su dove vada bene una virgola e dove no, leggete ad alta voce rispettando con cura le pause che voi stessi avete inserito. Così potrete rendervi conto di eventuali errori. Ricordate: pausa breve = virgola; pausa lunga= punto; pausa intermedia=punto e virgola. Usate con estrema moderazione i puntini sospensivi.

Punto 3: Sistemazione editoriale

Sempre rubando le parole al Rifugio degli esordienti, con “sistemazione editoriale” intendo la formattazione del testo, ovvero ad esempio, il tipo e la grandezza dei caratteri usati, i margini, l’interlinea. Il Rifugio fa anche riferimento all’“andare a capo nel punto giusto” e “sottolineare i dialoghi con opportuna punteggiatura”, ma di questo abbiamo già parlato nel punto precedente.
Il Rifugio consiglia anche di “presentare il testo in esame in un formato quanto più possibile vicino a quello di un libro” e vi dà la possibilità di scaricare il modello di documento word LibroA5 unendo al tutto dei consigli pratici per la rilegatura fatta in casa. Io non sono d’accordo.

Da quello che mi risulta, gli editor preferiscono margini ampi per appuntare annotazioni di vario genere, quindi è buona norma lasciare molto spazio ai lati. Per questo e per avere un’idea precisa della lunghezza del testo, si usa sempre più spesso un preciso modello di documento, che è quello in cartelle 30×60 (o 33×60, cambia poco e va bene comunque). Tale modello ha delle precise caratteristiche. Il mio consiglio è di adattare il vostro libro al modello suddetto.

Ecco come farlo:

1. Aprite il file e selezionate tutto.
2. Impostate il carattere “Courier” o “Courier New” (dipende dal programma utilizzato) con grandezza 12.
3. Impostate l’interlinea a 1,5.
4. Impostate i margini secondo questi parametri:
– Margine destro: 3 cm
– Margine sinistro: 3 cm
– Margine superiore: 2,5 cm
– Margine inferiore: 2,5 cm

Se avete difficoltà con queste impostazioni, cliccate qui: guida alla creazione di una cartella 30×60.

Due passi ancora, e avrete finito.

– Inserite i numeri di pagina

Scrivete nella prima pagina del libro i vostri dati (nome, cognome, indirizzo e mail e numero di telefono) e il titolo del libro. 

Bene, se avete seguito tutte queste istruzioni, adesso vi trovate davanti un file meraviglioso. Sarà pulito, ordinato, corretto e, cosa più importante, non farà storcere il naso a nessun editor. È un buon inizio, non vi pare?

Per oggi è tutto! Parleremo prossimamente dell’eventuale stampa e rilegatura. Per ora buon lavoro di correzione a tutti!

Vi aspetto giovedì 19 aprile per la Fase 2: La sinossi.

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Leggi gli altri posti della Caccia all’editore:

Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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Caccia all’editore

gattocacciatoreDa lunedì comincerò a pubblicare una serie di post che ho deciso di chiamare “Caccia all’editore”.

Raccogliendo consigli sul web e unendovi la mia esperienza e le mie opinioni, inizierò consigliando come scegliere gli editori da contattare, come contattarli, come preparare il materiale da inviare. Partiremo insomma da tutto ciò che si deve fare prima di inviare le e-mail o i plichi con il proprio romanzo. 
In seguito, scrivendo una sorta di cronaca passo passo, vi esporrò gli esiti, spero positivi, della mia ricerca. Gli aspiranti scrittori e i curiosi in generale avranno così modo non solo di leggere dei consigli che spero si riveleranno utili, ma anche di toccare con mano le difficoltà e rendersi conto dei tempi di attesa e di molti altri aspetti della ricerca di un editore.

C’è voluto molto coraggio per ricominciare la ricerca, ve lo confesso.
Ho finito il mio nuovo romanzo tre mesi fa e solo in questi giorni ho trovato la forza di buttarmi nella mischia, ricominciare l’incubo dell’attesa, riaffrontare i giganteschi dubbi che costellano questa affannosa ricerca.

Dopo due pubblicazioni senza contributo con piccoli editori, vorrei volare più alto. Per questa ragione la mia ricerca verterà su editori di medio calibro e anche su qualche grande nome. Questo non influenzerà, ritengo, la validità dei consigli “pre-contatto”, ma cambierà di certo la seconda parte. Per fare un esempio: in genere i piccoli editori, e in particolare quelli che chiedono contributi, rispondono subito alle e mail e spesso inviano in breve tempo anche i contratti… quando si tratta invece di editori di calibro maggiore, tutto cambia. Ma avrete modo di leggere ogni cosa nei post che pubblicherò nei prossimi mesi. 

Ho deciso di non rendere nota pubblicamente la lista di editori che contatterò, per proteggere la privacy di chi risponderà alle mie e-mail, di cui vi svelerò il contenuto mano a mano che le riceverò. L’attesa potrebbe essere molto lunga, il che vi darà l’idea concreta di un aspetto della difficile impresa.

Riguardo la mia personale lista di editori da contattare, sappiate che in privato sarò lieta di fornirla a chiunque voglia leggerla o utilizzarla. Questo sito esiste soprattutto per dare una mano a chi è qualche passo indietro rispetto a me e può far tesoro, mi auguro, della mia esperienza e dei miei consigli.

Vi aspetto, lunedì 16 aprile, per la Fase 1 della Caccia all’editore.

Buon week end a tutti!

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Leggi gli altri post della Caccia all’editore:

Fase 1: Il manoscritto
Fase 2: La sinossi
Fase 3: Il curriculum
Fase 4: La lettera di presentazione
Fase 5: La scelta degli editori da contattare
Caccia all’editore – Un anno dopo
Caccia all’editore – L’insostituibile ruolo dell’editore

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Fascismo e scienza

einstein-1921Una lettera al signor Alfredo Rocco, ministro dello Stato, Roma

Mio caro signore,
due dei più eminenti e rispettati uomini di scienza in Italia si sono rivolti a me per i loro problemi di coscienza e mi hanno chiesto di scriverle al fine di impedire, se possibile, un esempio di crudele persecuzione con la quale vengono minacciati in Italia degli studiosi. Mi riferisco a una forma di giuramento in cui si deve promettere fedeltà al sistema fascista. L’oggetto della mia richiesta è che lei dovrebbe gentilmente suggerire al signor Mussolini di risparmiare questa umiliazione al fior fiore dell’intelletto italiano.
Per quanto possano differire le vostre convinzioni politiche, so che concordiamo su un punto: nel compimento progressivo dell’intelligenza europea, entranmbi conosciamo e amiamo il nostro bene più alto. Tali conseguimenti si basano sulla libertà di pensiero e di insegnamento, sul principio che il desiderio di verità debba avere la precedenza su tutti gli altri desideri. Questa base soltanto ha permesso alla nostra civiltà di sorgere in Grecia e di celebrare la sua rinascita in Italia nel Rinascimento. Questo bene supremo è stato pagato con il sangue di martiri di uomini grandi e puri, per cui il cui bene l’Italia viene ancora amata e riverita a tutt’oggi.
Lungi da me l’intenzione di discutere con lei intorno a quali incursioni della libertà umana siano giustificate dalla ragion di Stato. Ma perseguire la verità scientifica, separata dagli interessi pratici della vita quotidiana, dovrebbe essere ritenuto sacro da tutti i governi ed è nel suo più alto interesse che i servitori della verità vengano lasciati in pace. Questo è indubbiamente anche nell’interesse dello Stato italiano e del suo prestigio agli occhi del mondo.
Sperando che la mia richiesta non cada lettera morta…

(Albert Einstein)

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Sulla morte, senza esagerare

wislawa szymborskaNon s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

(Wislawa Szymborska)

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Della stessa autrice:

La gioia di scrivere
Possibilità

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La cravatta

cravatta«Non ho ancora finito: togliti la cravatta.»
«La cravatta?»
«Subito dopo il denaro, la cravatta è il più grosso ostacolo per un uomo che desidera volare. Tu devi sapere, caro Luca, che io ho un nemico personale, un nemico che si chiama: il Signore dei Vermi. Questo essere terribile vive nelle viscere della Terra e ha come massima aspirazione che tutti gli uomini striscino sulla Terra come vermi schifosi! Per ottenere il suo scopo, un giorno escogitò un sortilegio ai danni di tutta l’umanità: inventò la cravatta. Con questo trucco legò il collo di centinaia e centinaia di milioni di persone e impedì loro qualsiasi speranza di volo. Tra l’altro, con la complicità di molti capi d’azienda, è riuscito a imporne l’obbligo a molte zone della Terra.»
«Sì, proprio così: alla IBM se non porti la cravatta ti fanno sempre delle storie.»
«A te la cravatta può sembrare un innocuo pezzo di stoffa che arriva sì e no sulla pancia. Niente affatto: le cravatte hanno un prolungamento invisibile che arriva fino al centro della Terra dov’è il Signore dei Vermi che così tiene al guinzaglio milioni di impiegati.»
«Dio mio!» esclamò Luca guardandosi la punta della cravatta.
«Un uomo, in giacca e cravatta, può pure credersi libero di fare quello che vuole, può andare al cinema, può andare a ballare e così via, ma non potrà mai volarsene via. Il Signore dei Vermi è laggiù di vedetta, pronto a dare uno strattone al minimo cenno di rivolta. Adesso però non farmi perdere altro tempo: dammi una mano e cominciamo a volare.»

(Luciano de Crescenzo)
(da: “Zio Cardellino”)

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