Adotta uno scrittore

soldiÈ una provocazione? Lo lascerò decidere a voi.
Di questi tempi, si adotta davvero qualsiasi cosa. Il dizionario Garzanti della lingua italiana dà questa definizione del termine “adottare”:

1. assumere un figlio altrui in qualità di figlio legittimo tramite l’istituto dell’adozione;
2. far proprio, scegliere, seguire;
3. prendere, attuare.

Di recente l’idea dell’adozione è diventata, almeno in Italia, una forma estesa del primo significato del termine unito al secondo.

Senti tue delle cose e vuoi prendertene cura quando chi dovrebbe farlo fallisce nel proprio ruolo? Adotta l’oggetto delle attenzioni mancate!

Il Italia è possibile adottare di tutto.
Voglio sperare che i bambini senza famiglia siano i principali fruitori dell’adozione, anche se onestamente ne dubito.
È possibile adottare un cane o un gatto e portarselo a casa, e fin qui niente si strano.
Poi, invece, ci sono le cosiddette “adozioni a distanza”. Spesso si cerca di aiutare bambini in difficoltà che vivono in zone povere del mondo. In quel caso lo scopo non è portare a casa e crescere i bambini suddetti, ma permettere loro di avere una vita migliore nel loro paese e tra la loro gente. Funziona grossomodo così quando aziende di vario tipo propongono alla popolazione di adottare qualcosa allo scopo di racimolare i soldi per curarla e mantenerla al meglio. Considerando l’adozione in questo senso, sappiate che in Italia è possibile adottare un maiale, una mucca o una tartaruga. Ma non finisce qui!
Ebbene, è possibile adottare un vigneto, un ospedale, un orto, una strada, una cellula e… udite udite… un’opera d’arte. Soffermandoci su quest’ultima, cerchiamo di chiarirci le idee.

La mia opinione è che si cerchino mecenate moderni. Si cerca qualcuno che creda nel valore di qualcosa (valore artistico ed economico insieme, magari) e che voglia finanziarne la realizzazione o la preservazione.
Il mecenate è colui che favorisce e protegge le arti e gli artisti. Esiste ancora questa figura? Beh, so che esistono persone che in piccolo sanno aiutare gli artisti ai loro primi passi, qualunque sia la forma d’arte nella quale hanno scelto di esprimersi.

E gli scrittori? Gli scrittori vengono aiutati dai lettori impavidi, quelli che non hanno paura di concedere una possibilità ad un autore dal nome sconosciuto. Nel caso delle opere d’arte da adottare, il mecenate moderno otterrebbe in cambio, oltre al piacere di salvare un bel quadro o una scultura, di essere nominato, ad esempio, come donatore nel catalogo del museo o su una targa posta sotto il quadro esposto.

E in un libro, se un mecenate dei giorni nostri volesse finanziare uno scrittore? Beh, è semplice: finirebbe nei ringraziamenti o in un’apposita sezione per i finanziatori.

Vi state chiedendo ancora se è una provocazione? Me lo chiedo anch’io…

L’amarezza è un sentimento che conosco e che capisco bene. Arriva quando vedo bravi artisti (di ogni genere) fare grandi fatiche e trovare soluzioni creative pazzesche pur di diffondere le proprie opere e sopravvivere in questo pazzo mondo pieno di spazzatura (in senso letterale e non). L’amarezza arriva quando penso che per uno scrittore esordiente occorrono anni per vendere mille copie. E non è il tempo, il problema, quanto la grande, grandissima fatica. A volte sembra quasi di chiedere un favore, ai probabili acquirenti che invece porterebbero a casa, se solo volessero, un buon libro.

Sembra che oggigiorno agli artisti sia richiesta una competenza assurda: sapersi vendere. Eppure non è detto che un bravo artista sia anche un bravo venditore, né che abbia la forza di sgomitare per anni tra le tante difficoltà per farsi spazio nel mondo degli estimatori della sua arte. Forse non è esattamente quello, il suo mestiere, no?

Quando penso a tutto questo non posso fare a meno di chiedermi: quanti bravi artisti ci stiamo perdendo mentre pretendiamo tutto questo? Mentre compriamo croste di pittori quotati anziché il bellissimo quadro di uno sconosciuto che non espone in prestigiose gallerie d’arte, mentre ci riempiamo le braccia di libri di Moccia o di Stephenie Meyer, quanti bravi nomi sconosciuti aspettano sugli scaffali nascosti di gigantesche libreria che fagocitano libri?
Non lo so quanti, ma presumo molti, davvero.

Mi chiedo se queste mie parole e la solita pungente ironia servano a qualcosa. Mi rispondo che io sopravvivo così, nel marasma generale. Poi mi prometto che quel po’ di mecenatismo che posso permettermi ora sarà solo una briciola in confronto ai grandi finanziamenti che mi auguro di poter elargire, un giorno.

Infine mi prometto e VI prometto che i miei libri non ve li perderete. Non mi farò sommergere, mi troverete qui e nelle librerie tra molti anni, mecenate o non mecenate.

Allora volete adottare uno scrittore? Comprate i suoi libri; basterà!

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Sii gentile

bukowskiCi viene sempre chiesto di comprendere
l’altrui punto di vista,
non importa quanto sia antiquato
stupido o disgustoso.

Uno dovrebbe guardare
agli errori degli altri e alle loro vite sprecate
con gentilezza,
specialmente se si tratta di anziani.

Ma l’età è la somma delle nostre azioni.
Sono invecchiati malamente
perché hanno vissuto senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa? Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista agli altri
per paura della loro paura.

L’età non è un crimine,
ma l’infamia di un’esistenza deliberatamente sprecata
in mezzo a tante esistenze deliberatamente sprecate
lo è.

(Charles Bukowski)

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Dello stesso autore:

Così vorresti fare lo scrittore?
I furbi
Autoinvitati
Le parole
Attraversa l’anima

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“Apri gli occhi” secondo i lettori (6)

Apri gli occhiAllora, vi ho convinti a comprare questo libro, o ancora no? 🙂

Beh, in ogni caso beccatevi un’altra recensione! 😉

Per leggerla cliccate qui.

Se vi interessa acquistare i miei libri, sappiate che è in atto

questa offerta.

Buona lettura!

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La strada del libro

la-strada-del-libro1

Una nuova recensione de L’oblio della ragione (Edizioni del Poggio).

Per leggerla clicca qui.

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Veronika decide di morire

Paulo Coelho - Veronika decide di morire

“Secondo Mari, la difficoltà non era dovuta al caos, o alla disorganizzazione, o a una strisciante anarchia, bensì al troppo ordine. La società aveva sempre più regole – e leggi per contrastarle, e altre norme ancora per opporsi alle leggi. Tutto ciò spaventava le persone, che ormai erano incapaci di fare un solo passo al di fuori del regolamento invisibile che guidava la vita di ciascuno.
Mari conosceva bene questo campo: aveva passato quarant’anni della propria vita facendo l’avvocato, finché la malattia l’aveva portata a Villete. Fin dall’inizio della carriera, aveva perduto l’ingenua visione della giustizia, imparando subito che le leggi non erano state fatte per risolvere i problemi, bensì per prolungare all’infinito i litigi.
Peccato che Allah, Geova, Dio – quale che sia il suo nome – non fosse vissuto nel mondo di oggi. Perché, in tal caso, noi ci troveremmo ancora in Paradiso, mentre Lui dovrebbe rispondere a ricorsi, appelli, rogatorie, prediche, mandati, preliminari, cercando di spiegare in numerose udienze la propria decisione di scacciare Adamo ed Eva dall’Eden, solo perché avevano trasgredito a una legge arbitraria, priva di fondamento giuridico: “Non mangiare il frutto del bene e del male.”
Ma se Lui voleva che ciò non accadesse, perché aveva piazzato quell’albero proprio al centro del Giardino, e non fuori delle mura del Paradiso? Se fosse stata chiamata a difendere la prima coppia, Mari avrebbe sicuramente accusato Dio di “omissione di atti d’ufficio”: non solo aveva messo l’albero nel posto sbagliato, ma non si era nemmeno premurato di collocare tutt’intorno avvisi e barriere; non aveva adottato le più elementari misure di sicurezza, esponendo chiunque passasse al pericolo.
Mari avrebbe potuto anche accusarlo di “istigazione a delinquere”: aveva attirato l’attenzione di Adamo ed Eva sul punto esatto in cui si trovava l’albero. Se non avesse detto niente, intere generazioni sarebbero passate su questa Terra senza che nessuno si interessasse al frutto proibito, visto che doveva trovarsi in un bosco, fitto di alberi tutti perfettamente identici, e quindi privi di qualsiasi valore specifico.
Ma Dio non agì in questo modo. Al contrario, scrisse la legge e trovò il modo di convincere qualcuno a trasgredirla, per poter inventare il castigo. Sapeva che Adamo ed Eva avrebbero finito per annoiarsi di quella perfezione e che, prima o poi, avrebbero messo alla prova la Sua pazienza. Rimase ad aspettare. Forse anche Lui, il Dio onnipotente, era annoiato che le cose funzionassero in modo perfetto: se Eva non avesse mangiato la mela, che cosa sarebbe accaduto di interessante in questi miliardi di anni?
Niente”.

(Paolo Coelho)
(da: “Veronika decide di morire”)

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“Apri gli occhi” secondo i lettori (5)

Apri gli occhiBuongiorno naviganti,

oggi vi segnalo un’altra recensione di “Apri gli occhi” scritta da un lettore.

Tra le varie recensioni che vi ho segnalato, alcune era spontanee, proprio come questa. Non vi nascondo che fa particolarmente piacere leggere una bella recensione spontanea. 🙂

Grazie a Luca Favaro per averla scritta e pubblicata sul suo blog.

Per leggere la recensione cliccate qui.

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Due libri per l’estate

offerteL’estate si avvicina e di sicuro molti di voi approfitteranno delle vacanze per leggere qualche libro più del solito.

Visto il successo de L’oblio della ragione (1000 copie vendute) non solo ho cambiato editore per allargare i miei orizzonti, ma ho deciso di fare degli sconti speciali sulle ultime copie della vecchia edizione.
Interessati? Spero proprio di sì! 🙂 Per i primi 5 di voi che si faranno vivi in privato a questo indirizzo: chiaravitetta1985@gmail.com manifestando il proprio interesse, sono disponibili entrambi i miei libri editi da Edizioni del Poggio al prezzo speciale di 17 €.

Il prezzo di copertina è 11,50 € (L’oblio della ragione) e 12,50 € (Apri gli occhi) e la spedizione costa 1,48 € (con il piego di libri). Con questa offerta risparmiereste 8,48 €.

Se poi gli interessati fossero anche disposti a scrivere la recensione di uno dei due libri (a scelta), il prezzo scenderebbe ulteriormente a 14 € con un risparmio di 11,48 €.

La recensione dovrebbe essere pubblicata su un blog, un sito personale o su anobii.

Vi ricordo, come sempre, l’importanza di dare una possibilità agli scrittori italiani emergenti che sgomitano in questo covo di lupi per farsi notare ed acquisire preziosi lettori.

Ah, quasi dimenticavo: ovviamente si tratta di copie con dedica! 😉

E chissà che un giorno queste ultime copie de L’oblio della ragione non varranno qualcosa… 😉

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“L’oblio della ragione” cambia editore

loblio-della-ragione-meligrana-editoreL’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia ha cambiato editore. Questa nuova edizione, edita da MGE (Meligrana Giuseppe Editore) è differente da quella pubblicata da Edizioni del Poggio nel 2008 e negli anni successivi. Si tratta di una versione riveduta e ampliata attraverso l’aggiunta di un terzo racconto, Non guardarmi. La raccolta in origine prevedeva già questa terza storia, ma esigenze tecniche dell’editore precedente hanno determinato l’esclusione di uno dei tre racconti.

Questa la nuova quarta di copertina:

Il dolore, la violenza e la disperazione possono spingere chiunque sull’orlo dell’abisso. Oltre l’abisso, il buio, e nel buio un’inevitabile follia.
È nel buio che si perdono i protagonisti di “Giustizia”, “Non guardarmi” e “Blackout”, tre storie di violenza, dolore e disperazione. Matt è un giovane condannato a morte. Ha compiuto un terribile delitto di cui si rifiuta di spiegare le ragioni e la sua vita ha da tempo perso ogni senso.
Sarah è una donna adulta che si ammala all’improvviso. Gli occhi pieni di pietà di chi la osserva diventano presto un’ossessione terribile, capace persino di far passare in secondo piano la malattia che la affligge.
Mike è un padre che ama smisuratamente il figlio di cinque anni. Per questo amore immenso che è l’unica cosa che dà un senso alla sua vita è disposto a tutto, anche a distruggere la sua stessa esistenza.
Sovrastati dal dolore, sopraffatti dagli eventi, spinti dalla vita verso un terribile destino, i protagonisti di queste storie vedranno la ragione scivolare lentamente nell’oblio in favore di una follia devastante.
Tre storie terribili viste attraverso i protagonisti, nella cui testa il lettore può leggere i pensieri e le angosce, le paure e i tormenti; tre storie che dimostrano come anche nella mente più sana possa calare il buio della follia.

È possibile leggere un anteprima del libro cliccando qui.

L’edizione cartacea del libro ha un costo di 10€, mentre l’ebook, presto disponibile, costerà 2,99€. Entro pochi giorni sarà possibile acquistarlo dal sito dell’editore, da bol, ibs, amazon e vari altri siti in diversi formati.

Tutti gli acquirenti sono naturalmente invitati a passare da qui, se ne avessero voglia, a lasciare un parere sul libro a fine lettura. La sincerità di ognuno avrà naturalmente la mia approvazione e i miei sentiti ringraziamenti.

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Elegia del silenzio

federico-garcia-lorcaSilenzio, dove porti
il tuo vetro appannato
di sorrisi, di parole
e di pianti dell’albero?
Come pulisci, silenzio,
la rugiada del canto
e le macchie sonore
che i mari lontani
lasciano sul bianco
sereno del tuo velo?
Chi chiude le tue ferite
quando sopra i campi
qualche vecchia noria
pianta il suo lento dardo
sul tuo vetro immenso?

Dove vai se al tramonto
ti feriscono le campane
e spezzano il tuo riposo
gli sciami delle strofe
e il gran rumore dorato
che cade sopra i monti
azzurri singhiozzando?

L’aria dell’inverno
spezza il tuo azzurro
e taglia le tue foreste
il lamento muto
di qualche fonte fredda.

Dove posi le mani,
la spina del riso
o il bruciante fendente
della passione trovi.

Se vai agli astri
il solenne concerto
degli uccelli azzurri
rompe il grande equilibrio
del tuo segreto pensiero.

Fuggendo il suono
sei anche tu suono,
spettro d’armonia,
fumo di grido e di canto.
Vieni a dirci
la parola infinita
nelle notti oscure
senza alito, senza labbra.

Trafitto da stelle
e maturo di musica,
dove porti, silenzio,
il tuo dolore extraumano,
dolor di esser prigioniero
nella ragnatela melodica,
cieco per sempre
il tuo sacro fonte?
Oggi le tue onde trascinano
con torbidi pensieri
la cenere sonora
e il dolore del passato.
Gli echi dei gridi
che svanirono per sempre.
Il tuono remoto
del mare, mummificato.

Se Geova dorme
sali al trono splendente,
spezzagli in fronte
una stella spenta
e lascia davvero
la musica eterna,
l’armonia sonora
di luce, e intanto
torna alla tua fonte,
dove nella notte eterna,
prima di Dio e del tempo
sgorgavi in pace.

(Federico Garcia Lorca)
_________________________

Dello stesso autore:

Lamento
Canzone d’autunno
L’ombra dell’anima mia
Indovinello della chitarra
Se le mie mani potessero sfogliare

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Si viene per dare (Bellezza)

Alfredo Cosco - Si viene per dareLa quinta sezione di Si viene per dare viene definita dal suo autore con queste semplici parole:

“Dostoevskij scrisse: “La Bellezza salverà il mondo”… non ho altro da aggiungere…”

La bellezza dei messaggi, delle forme d’arte capaci di cambiare il mondo, della voglia di alcuni individui di lasciare un segno attraverso la loro arte. In questa sezione Alfredo ci parla del potere delle fiabe, di messaggi potenti come quello di Michael Ende nel libro Momo, del simbolismo in Matrix e di molto altro.
L’estratto che sto per proporvi riguarda un film, Essi vivono.

Buona lettura!

ESSI VIVONO

Quando ero piccolo fui folgorato vedendo “Essi vivono”, di John Carpenter. Uno dei tanti debiti che ho con mio padre. Era così straniante e allucinante, così ribelle, ironico e disperato, così assurdo e radicale, così diverso che non potei non rivederlo e rivederlo. Anche questo un Classico.
Che per noi Classico non è catafalco, mausoleo o letture scolastiche, ma carne viva, anima nella notte, è ciò che continua a parlare anche nella spirale delle stagioni e degli anni.
“Io sono l’Ultimo e parlerò al Vuoto in ascolto” diceva una voce in uno degli ultimi bagliori equinoziali di Lovecraft. Bene, questo è un classico. L’esatto contrario di un… “classico”. Spermagenesi, germinazione perenne dei sentieri, stirpe invincibile delle sementi… contro l’orgoglio vuoto dei simulacri. È quando il volto può illuminare senza predicare, senza suoni sospesi a mezz’aria, per la forza stessa che da esso promana, per quella forza che non si stanca di correre, per quella spinta da cui fu generato.
Le menti sono piene di merce stantia, pistolettate al rallentatore, yogurt scaduti. Parole, sì parole, parole che sono vuoto a rendere, vuoto a perdere, echi di echi di un monologo elettrico ed esibito. Interi scaffali sono nati già morti. E giorni su giorni sono stati lasciare cadere come tappi di bottiglia. Carpenter ha sempre lavorato con pochi mezzi e materiale di scarto, creando, con quello che tanti altri avrebbero solo buttato, mondi di assoluta potenza. Sapeva raccontare una Storia come pochi altri. Nel 1988, nella piena goldenage del reaganismo, questo film uscì come una campana che suona a mezzanotte. Il film proietta in un futuro, che poi è un inquietante eterno presente, tutto il cuore di tenebra dell’edonismo reaganiano. La società dissolta nel culto del profitto e dell’egoismo individuale, la casta dei broker e degli squali finanziari, il culto ossessivo del consumo. Consumo come droga, consumo come malattia. Capitalismo sfrenato. Vite di cartapesta deprivate di anima. Oligarchi e fiumi di poveri disprezzati e abbandonati.
Questo era l’edonismo reganiano. E sebbene queste tendenze non siano mai scomparse, mai come allora divennero Ideologia, mai come allora furono celebrate, mai come allora mostrarono il volto sotto la maschera. Queste tendenze ci sono sempre state, ma raramente ci fu la disperazione di quei giorni, quando sotto un mare di messaggi subliminali e nuovi ricchi, implosione di locali e di moda. Ogni forma di idealismo sembrava bandita fino alle più lontane sfere. Paradossalmente la nostra epoca, meno ricca e trionfante di quei giorni, ha generato più resistenza e meno rassegnazione a quelle potenti forze demoniche tuttora in opera. Il film di Carpenter è un urlo rabbioso, ironico e visionario contro ogni forma di degradazione spirituale. Gli alieni nascosti tra noi come un cancro sono simboli geniali di tutti quegli uomini che hanno annichilito il Mistero Sacro che portano in sé, per una vita di consumo e cinismo. Carpenter sa che radicalizzare rende potente la trasmissione del messaggio, e in tinte fosche riempie il suo film di un furore apocalittico, che pochi film, prima, e anche dopo, hanno avuto.
Un Classico ha una caratteristica da non trascurare, Compagneros: un classico non muore, non ama morire, non sa morire. Proprio per questo sceglie la morte, per ritornare ancora, come i vermi sacri di Dune, in interminabili soli.

(Alfredo Cosco)

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Dallo stesso libro:

Lettera a mio figlio (dalla Parte I: Amore)
Non sei tu a segnare (dalla Parte II: Ispirazione)
Come se (dalla Parte III: Disciplina)
Questo è un uomo (dalla Parte IV: Resistenza umana)
Metempsicosi (dalla Parte VI: Oltre)

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