I furbi

Charles BukowskiI furbi scendono la corrente come pesci bianchi
sulla cresta d’acque blu, oltre le rapide.
I furbi, con le loro gole e sopracciglia da furbi,
i loro furbi peli nel naso, entrambe le scarpe allacciate, tutte le tragedie cancellate,
denti splendenti.
I furbi non si scompongono. Anche le loro morti sono morti al quadrato, furbi furbi furbi.
Hanno case migliori, auto migliori, risate migliori.
Persino i loro incubi sono sogni sgargianti.
Questi furbi ti siedono di fronte, con un sorriso pulito, che li riempe, financo i capelli sprizzano nitore.
Quanto ho vissuto e quanti ne ho visti.
Sapete cos’è davvero la morte?
È uno di questi furbi rottinculo che ti stringe la mano e ti abbraccia.
Sapete cos’è davvero la morte?
Venite a vedermi mentre allungo la carta di credito
al cameriere disprezzandovi. O peggio.

(Charles Bukowski)

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Dello stesso autore:

Così vorresti fare lo scrittore?
Sii gentile
Autoinvitati
Le parole
Attraversa l’anima

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Ode al gatto

Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. gatto

Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio,
acquistarono néi, grazia, volo.
Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L’uomo vuol essere pesce e uccello, il serpente vorrebbe avere le ali, il cane è un leone spaesato, l’ingegnere vuol essere poeta, la mosca studia per rondine, il poeta cerca di imitare la mosca, ma il gatto vuole solo esser gatto ed ogni gatto è gatto dai baffi alla coda, dal fiuto al topo vivo, dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.

Non c’è unità come la sua, non hanno la luna o il fiore una tale coesione: è
una sola cosa, come il sole o il topazio, e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come la linea della pruna di una nave. i suoi occhi
gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo imperatore senz’orbe, conquistatore senza patria, minima tigre da
salotto, nuziale sultano del cielo delle tegole erotiche, il vento
dell’amore all’aria aperta reclami quando passi e posi quattro piedi
delicati sul suolo, fiutando, diffidando di ogni cosa terrestre, perchè
tutto è immondo per l’immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente della casa, arrogante vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico ed estraneo, profondissimo gatto, poliziotto segreto
delle stanze, insegna di un irreperibile velluto, probabilmente non c’è
enigma nel tuo contegno, forse non sei mistero, tutti sanno di te ed
appartieni all’abitante meno misterioso, forse tutti si credono padroni,
proprietari, parenti di gatti, compagni, colleghi, discepoli o amici del
proprio gatto.

Io no. Io non sono d’accordo. Io non conosco il gatto. So tutto, la vita e
il suo arcipelago, il mare e la città incalcolabile, la botanica, il gineceo
coi suoi peccati, il per e il meno della matematica,gl’imbuti vulcanici del
mondo, il guscio irreale del coccodrillo, la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote, ma non riesco a decifrare un gatto. Sul
suo distacco la ragione slitta, numeri d’oro stanno nei suoi occhi.

(Pablo Neruda)

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Dello stesso autore:

Questa volta lasciami essere felice
Come dorme un gatto
Il gatto
Ho paura
Chiedo silenzio

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Il popolo dell’autunno (2)

Ray Bradbury - Il popolo dell'autunno“Qualche volta l’uomo che sembra il più felice del mondo, con il sorriso più ampio, è quello che porta il maggiore carico di peccato. Ci sono sorrisi e sorrisi; impara a distinguere la varietà buia da quella luminosa. Colui che abbaia come una foca, che urla le sue risate, quasi sempre sta fingendo. Se l’è spassata ed è colpevole. E gli uomini amano il peccato, Will, oh, quanto lo amano, non dubitarne mai, in tutte le forme, in tutti i colori, in tutti gli odori. Vi sono momenti in cui sono i truogoli, non le tavole, ad attirare i nostri appetiti. Ascolta un uomo che loda altri a voce troppo alta, e chiediti se per caso non è appena uscito da una stia. D’altra parte, quell’uomo infelice, pallido, chiuso, che sta passando, che appare tutto colpa e peccato, spesso è un brav’uomo con la B maiuscola, Will. Perché essere buoni è un impegno spaventoso; gli uomini vi si affaticano e qualche volta si schiantano. Io ne ho conosciuto qualcuno. Fai doppia fatica ad essere un agricoltore che a essere il suo maiale. Credo che sia lo sforzarsi di essere buoni che finisce per aprire la crepa nel muro, una notte.
E anche un uomo di alti principi… qualche volta basta che gli cada addosso un capello per piegargli la spina dorsale. Non può starsene tranquillo, non smetterà di tormentarsi se per un soffio decade dallo stato di grazia”.

“Per alcuni l’autunno viene presto, e permane per tutta la vita, quando ottobre segue settembre e novembre tocca ottobre, e poi, invece di dicembre e del Natale, non c’è la stella di Betlemme, non c’è letizia, ma ritorna settembre e il vecchio ottobre, e così via, per tutti gli anni, senza inverno, senza primavera, senza estate vivificatrice”.

“Meglio pattinare con leggerezza sul ghiaccio sottile. Se ti soffermassi, il peso della tua attenzione potrebbe spezzare quel guscio. Precipitando attraverso la crosta, potresti annegare in profondità così fredde, così remote, che tutto il Passato vi giace scolpito su pietre tombali. Acqua gelida ti entrerebbe nelle vene. Inchiodata all’orlo dello specchio, rimarresti lì per sempre, incapace di sollevare lo sguardo dalle prove del tempo”.

(Ray Bradbury)
(da: “Il popolo dell’autunno”)

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Altre citazioni dallo stesso libro:

Il popolo dell’autunno (1)

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Si viene per dare (Resistenza umana)

Alfredo Cosco - Si viene per dareEccoci alla quarta sezione di Si viene per dare: Resistenza umana. Anche in questa parte del libro vengono affrontati moltissimi argomenti; dai Talent Show ai Gulag, dalla Creatività per tutti a film come Serpico.

Alfredo Cosco presenta così la quarta parte del suo libro:

Resistenza umana è tutto quello che non accetta le sporche regole del gioco. È ciò che “resiste” alla Degradazione. Resistenza umana è opporti a tutto quello che abbassa l’uomo. Resistenza umana è parlare quando è più comodo il silenzio, difendere quello che nessuno vuole difendere. Resistenza umana è rifiutare i pasti già masticati, il pensiero predigerito, la vita di seconda mano. Resistenza umana è non accontentarsi delle alternative che vengono vendute. Resistenza umana è sfidare il Banco sul tavolo da gioco. Resistenza umana è sapere che oltre la Scacchiera, re, regina, pedine, bianchi e neri… c’è vita… c’è vita oltre la Scacchiera.

Questa parte contiene storie e momenti anche estremamente differenti, dai Gulag alla storia di un uomo che rilanciava i pesci in mare. Sogni inquietanti e poliziotti corrotti. E… uomini… uomini capaci di seguire un’Altra strada, uomini capaci di dire no.

E adesso godetevi un estratto.

QUESTO È UN UOMO

Ricordo una vicenda che mi restò impressa come fuoco nella memoria…
Avete presente il mare in piena stagione estiva? Bene, un giorno accadde un fenomeno che molti di voi conoscono bene. Il mare cominciò a gettare lungo la riva, in spiaggia, per una distanza di chilometri, pesci a ripetizione. Migliaia di pesci. E naturalmente accadde il fenomeno che capita sempre in questi casi. Tutti, senza distinzione, uomini, donne, vecchi, ragazzi, bambini, si gettarono come furie a prendere più pesci possibile. Riempivano buste, borse e secchielli di pesci. Non si chiedevano nemmeno se li avrebbero mangiati. Caspita… si può prendere gratis, si può scroccare alla grande… È una scena talmente abituale che non ci si stupisce più di quella rapacità atavica che sembra emergere in queste situazioni. È un arraffa arraffa ha aspetti anche divertenti, dato che ti capita di vedere vecchietti tendenzialmente acciaccati che per l’occasione diventano arzilli… miracoli dell’arraffo.
Ma qualcosa quel giorno stonò. Qualcosa che era talmente semplice da far prendere un capogiro. Una persona, un uomo di mezza età, fisico robusto, allenato, capelli brizzolati, stava facendo qualcosa di incomprensibile. Prendeva i pesci a piene mani e li ributtava in mare. Lo faceva con impegno, ma senza sguaiatezza e senza atteggiarsi. Semplicemente lo faceva. Alcuni tipi lo notarono, e dopo essere rimasti a fissarlo con occhi spalancati e a bocca aperta come baccalà, gli chiesero in tono sfottente: “Ma non ci stai con la testa? Che diavolo credi di fare? Che differenza fa, poi, su migliaia di pesci.” Il tipo non si scompose, non se la prese, né rispose irritato, semplicemente riempì le mani di pesci, si fermò un attimo e guardando quelle persone disse loro indicando i pesci: “PER QUESTI FA LA DIFFERENZA” e poi continuò imperterrito, indifferente alle occhiate di scherno e agli sfottò… Intere biblioteche non valevano quel momento… Mi sentivo dentro a un film. E avrei voluto stringergli la mano, avrei voluto andare con lui a buttare i pesci in mare… Ma riuscivo solo a stare immobile impalato, mentre pensavo… QUESTO È UN UOMO.

(Alfredo Cosco)

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Dallo stesso libro:

Lettera a mio figlio (dalla Parte I: Amore)
Non sei tu a segnare (dalla Parte II: Ispirazione)
Come se (dalla Parte III: Disciplina)
Essi vivono (dalla Parte V: Bellezza)
Metempsicosi (dalla Parte VI: Oltre)

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Mai amato abbastanza

Alessio Biagi - Mai amato abbastanzaQuanto influisce la famiglia sull’educazione e sulla vita di un individuo? E quanto sulle sue scelte? Queste le domande che sorgono spontanee leggendo Mai amato abbastanza, secondo libro di Alessio Biagi, Edito da Meligrana Editore nel 2010.
Questo secondo romanzo di Biagi differisce dalla prima opera (In tutti i respiri che ti ho preso) sia nello stile che nella storia. Ricorda vagamente alcune opere di Brizzi, anche se Biagi dà una sua personale impronta.

Luca, protagonista di questa triste storia, ha una famiglia ridotta in pezzi e un passato che pesa su ogni suo giorno. Non è solo l’abbandono del padre, che si è subito rifatto una famiglia, a distruggere la sua esistenza, ma anche la figura della madre, debole e priva di carattere, pronta anche a strisciare per riprendere con sé un marito da cui ha avuto solo botte, umiliazioni e preoccupazioni. La vita di Luca è vuota di amici e piena di rabbia repressa. È infelice, astioso e chiuso.

Anche in quest’opera, come nella precedente, Alessio Biagi si concentra sull’amore come salvezza, come colore da dare ad una vita grigia. Ed è l’amore che sembrerà tirar via Luca dalla vita monotona e buia di tutti i giorni. Il suo è un amore fuori dalle righe, proibito, clandestino e in qualche modo crudele; è l’amore che non può vedere la luce del sole, che deve nascondersi per fuggire alla vista, è l’amore breve ed intenso che nasce pur sapendo di non avere futuro.
Chi è questa ragazza di cui Luca è innamorato? E perché questo amore giovane è ostacolato in ogni modo? Lo scopriremo pagina dopo pagina tra la storia presente e i flashback del passato, attraverso i quali il protagonista ci racconterà come e perché tutto è accaduto.
E così Biagi, attraverso Luca che certamente non è stato Mai amato abbastanza, ci condurrà verso una fine tragica ma inevitabile, la fine di una storia piena di dolore.

Per chi ama il genere, Mai amato abbastanza è un buon libro, quindi ve lo consiglio.
Potete acquistare questo ed altri libri di Meligrana Editore sul suo sito internet acquistando le versioni cartacee oppure quelle digitali.

Ricordo ancora una volta a tutti voi l’importanza di acquistare libri di piccoli editori. Aiuterete un sistema editoriale, quello italiano, che potrebbe ancora essere salvato. Ricordate anche che sono i lettori a stabilire l’affidabilità di un editore, per cui non dimenticate di dare il vostro feedback, che spesso consiste semplicemente nel consigliare o sconsigliare agli amici i libri che avete letto. E funziona, ve lo assicuro!

In ogni caso, qualunque libro ci sia oggi sul vostro affollato comodino, buona lettura a tutti!
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Dello stesso autore:

– In tutti i respiri che ti ho preso

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Si viene per dare (Disciplina)

Alfredo Cosco - Si viene per dareSalve naviganti,
oggi voglio parlarvi della terza parte del libro di Alfredo Cosco, Si viene per dare.
Questa terza sezione è denominata Disciplina e contiene vari capitoli di diversi argomenti. Si va dall’allenamento della memoria al potenziamento dell’udito, dalla cura della balbuzie alla trasformazione della rabbia.
Diciamo che alcune delle discipline a cui Alfredo fa riferimento mi lasciano perplessa e non mi attirano, ma in ogni capitolo ci sono parole che mi colpiscono o concetti che mi portano alla riflessione.

Questo libro è un pozzo profondo di spunti da cogliere e concetti da approfondire, anche per questo ve lo consiglio.
Ecco come Alfredo introduce questa terza parte del libro:

Hai bisogno di Cuore e Spada. La Disciplina è la tua Spada. La Disciplina è la tua dichiarazione di Sovranità. Basta divani, basta palude, basta auto indulgenza, basta pigrizia, basta trascinarsi. La disciplina è focalizzare l’energia. La disciplina è sperimentare. La Disciplina è la curiosità di intraprendere nuove strade. La Disciplina è l’impegno. La Disciplina è allenare le tue potenzialità, in modo che non restino pure potenzialità. La Disciplina è canalizzare l’energia, darle un volto, una direzione. La Disciplina è fortificare se stessi. La Disciplina è non fermarsi alla spinta del momento per poi tornare all’eterno ovile, ma… CONTINUARE… CONTINUARE… CONTINUARE…
In questa parte sono raccolte alcune pratiche e discipline, di varia natura, quasi tutte sperimentate personalmente.

Curiosi? Da questa parte ho scelto per voi uno dei capitoli che più ho apprezzato in tutto il libro: Come se.
Buona lettura!

Come se

Ci sono verità che ritornano sotto cangianti forme. Ma a me interessa mostrare il succo, l’essenza, la matrice. Ciò che ritorna scremato da tutto. Poi, chi vorrà, potrà donarsi a un percorso, nelle sue particolarità, nelle fibre più intime. Vi sembrerà banale il legno grezzo, ma ciò che leggerete ritorna (con linguaggi e riferimenti di volta in volta differenti) nella psicosintesi di Roberto Assagioli, nelle psicologie olistiche, reintegrazioniste e spiritualiste. Puoi trovarlo anche ammantato di misticismo orientale o di avveniristica fisica quantistica. Ma… ritorna.
Agire “COME SE”. Di che si tratta? Significa agire come se si fosse già quello che si vorrebbe essere. Cambia le carte in tavola. Invece di attendere le cause per vivere gli effetti, come praticamente fanno quasi tutti, lascia campo libero agli effetti perché essi generino le cause. Invece, ad esempio, di aspettare chissà quale evento per comportarsi da persona felice e sicura, agire come se già lo si fosse. Pensare al tipo di persona a cui si aspira ardentemente di diventare e impersonarla sempre più, fino a rendere i propri gesti calibrati e potenti. È una visione artistica della vita, sotto la scia di ciò che alcuni definivano la Padronanza.
I nostri gesti, parole, azioni, riflettono un determinato livello della nostra evoluzione e un certa interiorizzazione di esperienze oltre che una autoraffigurazione di esistenza. Cambiare i registri dei differenti linguaggi interagisce sull’insieme e può aprire un circolo virtuoso. Se vuoi diventare una persona sicura, non aspettare che qualcuno o qualcosa ti renda sicuro, ma comincia a comportarti da persona sicura. Muoviti come una persona sicura. Sì, muoviti. Poniti costantemente la domanda: Come mi muoverei se fossi una persona sicura? Avresti le spalle alzate, lo sguardo fiero, la camminata sciolta e ben piantata allo stesso tempo. Bene, comincia ad alzare le spalle e a tenere la testa ben dritta. Infiniti studi dimostrano come il mutamento dello stato corporale produca cambiamenti sull’intero stato psicofisico, accendendo anche i riferimenti mentali coerenti, in questo caso quelli della sicurezza. Come avviene anche per l’inverso. Il mutamento interiore cambia il corpo.
Non basta, certo. E non basta subito, soprattutto. Ma è come un gioco. E tu inizia a giocare. Vedi la tua vita, non come la forza di inerzia di una pallina che diventa valanga mentre ti lasci sempre di più vivere e dove ti abbandoni ai condizionamenti che ti irrigidiscono in una gabbia di metallo. Osservati. Come cammini? Come muovi le braccia e le gambe? Come guardi le persone? Come ti approcci agli altri? Sei riservato, invadente, timido, scontroso, energico, magnetico? Osserva i tuoi gesti. Esci fuori dagli automatismi. Spegni il pilota automatico. Conosci te stesso. Ascolta la tua voce. È flebile o vigorosa? È lamentosa o virile? Entusiasta o cupa? La voce è un magnifico nastro delle nostre emozioni, delle esperienze, dei traumi, delle vittorie che risuonano nelle sue corde. E poi, il tuo modo di reagire, di irritarti, di scoraggiarti. Nota tutto e comincia ad agire come vorresti agire. Se il tuo ideale è parlare in pubblico, agisci “come se” fossi in grado di farlo. E che faresti se fossi in grado di farlo? Andresti a una conferenza e prenderesti la parola. Le prime volte le tue gambe sarebbero budino tremolante, ma a lungo andare ti incammineresti sulla via che ti porterà a sentirti “sul serio” un grande oratore. Se vuoi passare i prossimi anni della tua vita come viaggiatore, avvicinati da mille strade a questo Luogo. Fai tanti piccoli approcci. Leggi libri di viaggio, ascolta racconti di viaggiatori, guarda i siti internet. E poi informati sui luoghi e sui prezzi dei biglietti. E immagina il viaggio, respira le sensazioni del viaggio. E soprattutto, sgombra la mente da dubbi paralizzanti. Ci sono studiosi che sostengono che agire “come se” è un potente catalizzatore di energia, è un viaggiare a una spanna più alta che rende nel tempo ricettivi agli incontri e alle vicende che portano a un rafforzamento di questa nuova immagine. Del resto tante persone che hanno raggiunto il loro sogno o compiuto imprese si ispiravano, ne fossero o meno consapevoli, a questa tecnica. Non si adeguavano ai limiti della loro passata biografia e alla mancanza di aspettative e di speranze che la società intorno rifletteva su di loro. E cominciavano ad agire “come se”… muovendosi con l’immaginazione, le unghie e la passione verso i propri sogni. Anche se difficoltà e ostacoli sembrano insormontabili, agisci come se potessi superarli, come se stessi già seguendo la via che ti appartiene.

(Alfredo Cosco)

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Dallo stesso libro:

– Lettera a mio figlio (dalla Parte I: Amore)
Non sei tu a segnare (dalla Parte II: Ispirazione)
Questo è un uomo (dalla Parte IV: Resistenza umana)
Essi vivono (dalla Parte V: Bellezza)
Metempsicosi (dalla Parte VI: Oltre)

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In tutti i respiri che ti ho preso

Alessio Biagi - In tutti i respiri che ti ho presoAmare è rubare i respiri di una persona donandole al contempo i propri; questo il senso di In tutti i respiri che ti ho preso, opera d’esordio di Alessio Biagi, giovane scrittore toscano.
Seppure questa storia riguardi la guerra, essendo ambientata verso la fine del secondo conflitto mondiale ed avendo come protagonista un giovane soldato americano scampato ad un attacco nemico, In tutti i respiri che ti ho preso è essenzialmente una storia d’amore.
William, il protagonista, si ritrova su una spiaggia della Normandia francese, unico superstite tra i soldati appena sbarcati, e viene soccorso da un contadino francese che lo accoglie in casa sua, in seno alla propria famiglia, con una generosità commovente. È qui che William apprenderà dalla figlia del contadino dell’esistenza dei campi di sterminio, di cui mai prima di allora aveva sentito parlare.
Tra riflessioni sulla guerra, amicizie troncate da morti poco gloriose e l’infelicità e lo spaesamento di chi si trovi improvvisamente catapultato in un inferno di dolore e morte, William percorrerà un tratto della sua vita davanti ai nostri occhi. La nostalgia di casa lo riporterà nella sua Louisiana, dove ad aspettarlo non ci sono solo la famiglia e gli amici di sempre, ma anche una medaglia al valore e un pesante senso di colpa. Perché lui è vivo mentre uomini più valorosi sono morti? E cosa gli riserverà il futuro? E l’amore, quell’amore che ruba i respiri, vale un viaggio di migliaia di chilometri e una vita lontano da casa?
A tutto questo risponderà Alessio Biagi con la sua prosa scorrevole che acquisisce velocità pagina dopo pagina ed è costantemente arricchita dalla tristezza imperante del protagonista, del quale percepiamo le sensazioni e i cambiamenti di umore nel corso della storia.
Ci sembrerà di essere al suo fianco fino alle ultime pagine, fin quando deciderà cosa fare della propria vita. E in quel momento ci sembrerà di lasciarlo solo… Ed è qui che Alessio Biagi ci farà vedere il meglio di questo libro: un finale a sorpresa soddisfacente e ben ordito, ultimo frutto di una buona opera d’esordio.

Si tratta naturalmente di una pubblicazione senza contributo. Edito da Meligrana editore nel 2009, In tutti i respiri che ti ho preso è stato seguito, nel 2010, da Mai amato abbastanza, un’opera di genere molto diverso rispetto alla prima. Avrò occasione di parlarvene prossimamente, specie perché tra i due, il secondo è stato quello che ho preferito.

I libri di Alessio Biagi non rientrano nel mio genere favorito, né il suo stile di scrittura mi entusiasma come altri, ma credo che questo scrittore abbia qualcosa da dire e da dare, il che lo rende meritevole di attenzione. Inoltre, è sempre importante dare una possibilità, anche quasi alla cieca, a giovani scrittori e a piccoli editori onesti. E chissà che dando la fatidica possibilità non si scopra qualche gioiello della narrativa italiana; gioiello bistrattato dagli editori italiani più grandi ed importanti.

Buona lettura!

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Dello stesso autore:

– Mai amato abbastanza

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La pseudocultura di convenienza – Conclusioni

conclusioni_mediazione_clip_image002Siamo arrivati, dopo quattro faticosi e tristi capitoli, a tirare le somme. Tramite il racconto fedele delle quattro esperienze classificate come pseudocultura di convenienza, vi ho permesso di entrare nel mio mondo vivendo quelle delusioni che hanno costellato i mesi successivi al primo traguardo della mia carriera di scrittrice.
Non vi racconterò bugie, non starò qui a dire a tutti voi, specie agli aspiranti scrittori, che le delusioni si sono limitate a quei quattro episodi, né che da un certo momento in poi la strada sia stata in discesa… sarò sincera, come sempre. A chi crede che il mio percorso sia utile per capire come funzionino le cose nel mercato editoriale attuale, consiglio di aprire bene le orecchie.

Ho 26 anni, due pubblicazioni (senza contributo) all’attivo, un sito internet ben avviato e seguito, sporadiche collaborazioni con radio web, siti letterari, riviste e molto altro.
Del mio libro d’esordio, L’oblio della ragione ho venduto più di 1000 copie, Apri gli occhi, la mia seconda pubblicazione, sta andando molto bene.
Il mio primo libro ha da poco cambiato editore ed è stato ripubblicato in un’edizione rivista ed ampliata.
A sentire cosa si dice nell’ambiente, 1000 copie per un esordiente al giorno d’oggi sono un ottimo traguardo. Sudato, direi. I piccoli editori hanno poche possibilità, dico sempre. Ed è vero, tant’é che quasi sempre un esordiente che vende 1000 libri è arrivato a tanto facendosi il proverbiale mazzo. E questo è il mio caso.

Insomma, io non sono stata con le mani in mano. Bibliotecari, librari, nessun rappresentante della pseudocultura di convenienza è stato capace di fermarmi.
Fiere del libro in giro per l’Italia, discorsi appassionati con chiunque mi capitasse sotto tiro alle fiere e non, tentativi a volte disperati di far capire alle persone l’importanza di acquistare libri di scrittori sconosciuti e la differenza tra pubblicazioni a pagamento e pubblicazioni senza contributo. E credete che mi sia fermata qui? Niente affatto!
Da quando esiste il mio sito ho risposto a centinaia e centinaia di e-mail di aspiranti scrittori spaesati e disperati. Ho cercato di spiegare come funziona questo sistema e ho messo la mia esperienza a disposizione di tutti.
Ho dato consigli su lettere di presentazione, ho fornito liste di editori, ho corretto romanzi sgrammaticati, ho rassicurato scrittori insicuri e disseminato fiducia e forza, mi auguro. Tutto questo, perché?
La risposta è semplice: passione, passione smisurata.
Avete presente Così vorresti fare lo scrittore?, la poesia di Charles Bukowski? Beh, vi rinfresco la memoria:

Così vorresti fare lo scrittore?

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
Se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
Se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
Se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
Non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento
le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
Quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.
Non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

(Charles Bukowski)

Chiaro il concetto? Non ci sono porte sbattute in faccia che possano fermare chi sa qual è la sua strada ed ha la passione che lo conduce per mano attraverso le insidie.
Indigniamoci per la pseudocultura di convenienza, raccontiamo a tutti gli episodi ingiusti di cui siamo vittime, l’ignoranza imperante che cerchiamo di sconfiggere con il valore dei nostri libri, raccontiamo l’ipocrisia e prendiamocela con questi colossi editoriali dediti al profitto ad ogni costo ma, finito di fare questo, andiamo avanti.

Gli esseri umani migliori sono quelli che imparano. Piangiamo e disperiamoci pure, ma poi permettiamo ai “no” di formare il nostro carattere e alle difficoltà di rafforzarlo.
Dopo tante delusioni come le quattro raccontate nei precedenti capitoli, ne ho vissute molte altre, ma il mio atteggiamento è cambiato. In qualche modo credo di essere passata oltre, di aver guadagnato qualcosa. Succederà anche a voi, se saprete imparare e non arrendervi davanti a niente.
E un giorno, a forza di imporre al mondo tutta la nostra passione, miei cari amici scrittori, anche la pseudocultura di convenienza si arrenderà.
Parafrasando una bellissima frase di Jim Morrison:

“Un giorno, anche la guerra si inchinerà di fronte ai nostri libri*”.

Buona lotta a tutti!

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* La frase originale di Jim Morrison è: “Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra”.
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Leggi i quattro capitoli della Pseudocultura di convenienza:

– Leggi il Capitolo 1
– Leggi il Capitolo 2
– Leggi il Capitolo 3
– Leggi il Capitolo 4

Oppure… scarica l’ebook gratuito e leggili tutti comodamente

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Si viene per dare (Ispirazione)

Alfredo Cosco - Si viene per dareEccoci alla seconda parte di “Si viene per dare”: “Ispirazione”. Questa sezione del libro contiene testi che hanno ispirato l’autore nel corso della vita, che l’hanno aiutato a vivere meglio (suppongo) e che potrebbero aiutare anche noi lettori, dall’altra parte del libro, ad affrontare la varie difficoltà della vita.

Ecco come Alfredo introduce questa parte del libro:

Ci sono uomini, ci sono storie che ti spingono ad andare molto più in là della Bestia Affamata di Mediocrità che ci assedia. Queste storie, questi uomini hanno la capacità di svegliare qualcosa dentro di te. Di ricordarti che non sei nato per strisciare, che hai qualcosa che ti urla in petto, qualcosa di grande che DEVI realizzare. Ispirazione è questo magnetismo che ti solleva verso l’alto. Ispirazione è quella sottile forma di eccitazione che ti prende improvvisa quando, dopo avere letto un libro, visto un film, ascoltata una musica, conosciuta una persona, le sue battaglie e i suoi sogni… cammini rapido per la strada, quasi corri, e in quei momenti senti che non sei così piccolo come credevi, che non sei nato per stare in un recinto, che c’è una Grande Montagna che ti attende.

Dal viaggio di Dante a Gandalf che affronta il Balrog (Il signore degli anelli), dalle canzoni dei cantautori italiani (De Andrè, Fossati, De gregori) alle storie altamente simboliche degli indiani d’America; questa sezione è un inno alla forza costruita, alla spinta che possiamo dare a noi stessi, alla voglia salvifica di diventare migliori e di lottare contro tutto ciò che ostacola i nostri sogni.

Anche questa volta ho scelto un estratto per voi. Buona lettura!

NON SEI TU A SEGNARE

Noi non vinciamo quando una squadra fa un gol ad una partita. Può essere bello, divertente, esaltante. Ma non vinciamo noi. Non vinco io e non vinci tu.
Qualcuno va al governo, ma non sei tu ad andarci. Tu resti là a tifare per altri. Loro vanno al governo, o segnano alle partite, o fanno un film. Puoi anche apprezzare lo spettacolo, ma non sei tu e non sono io. Sembra che ce la inculino da sempre questa distinzione tra protagonisti e spettatori, tra elité ed eterni gregari che vivono semmai di polvere di gloria riflessa. Gregarietà come un’onda, gregarietà come una malattia dell’anima, della mente. Arrivi a credere che lo spazio a te concesso sia sempre quello. Una nicchia dove poter campare con una certa decenza. Ci convinciamo nel tempo che possiamo avere solo tot, che noi siamo il popolo bue, la maggioranza grigia. Quelli che “vanno a rimorchio”. Altri sono i leader, altri gli scrittori, altri fanno i film, altri fanno musica, altri giocano… altri CREANO. Però c’è questa briciola “Noi abbiamo vinto il campionato… noi abbiamo vinto le elezioni”, ci sono queste molliche buttate tanto per dare consolazione.
Ma tu non hai vinto il campionato e tu non hai vinto le elezioni. Sono altri che hanno vinto, e che cercano una claque pagante, militanti e sostenitori da intruppare. Ma ancor di più… perché devi essere un gregario? Chi l’ha detto? Perché devi essere uno spettatore? Perché puoi essere solo un lettore? Perché ci accontentiamo spontaneamente ormai senza che nessuno ce lo dica; ci arriviamo da soli, abbiamo imparato la lezione. Non è difficile impararla, dato che tutto intorno a noi urla mediocrità. Tutti a mostrarti l’arte dell’accontentarsi, l’arte dell’arrangiarsi, l’arte del volare basso. L’arte del “mangia il mangime nel tuo pollaio”. Per anni, ovunque hai messo il capo, parenti, amici, colleghi, ti sei specchiato in manifesti di resa e arrendevolezza, in consigli di umiltà e deferenza. “Striscia ragazzo, striscia… e ringrazia”. Sogna un posticino, ringrazia per l’elemosina del potente di turno. E strozza in gola la tua rabbia. Si diventa esperti nell’ingoiare i rospi, dopo un po’ di anni. Esperti nella nobile arte nel calare le brache, e nel sorridere forzato e spento di chi vede i suoi giorni futuri sempre uguali, sempre sullo stesso binario. Ma è un gioco, una illusione… non siamo nati per caste… non sei nato cliente, gregario o schiappa. Non sei nato per essere già morto a vent’anni, e per sposarti appena trovi qualcuno, che altrimenti il tempo passa. Non sei fatto per “tengo la bocca chiusa che è meglio evitare grane”. Non sei fatto per “mi accontento di questo lavoro che è quel che passa il convento”. Però poi posso dire… “abbiamo vinto lo scudetto…” Mi sovviene adesso una credenza degli indiani d’America che può sembrare balorda e strampalata, a prima vista. Essi fanno riti nei quali prendono piante che scombussolano la coscienza e destano le emozioni come il Peyote, ma sostengono che i loro rituali non servono ad “allucinare”, ma a “deallucinare”.
Detta in soldoni, nell’allucinazione ci siamo già. In questo teatro che ha bisogno di gregari, figuranti e raccattapalle per continuare a girare la corda del Carillon. L’incantesimo è già qua, davanti a noi, davanti a me, a te… a farci credere, a farti credere che sei un ometto che ha bisogno del politico di turno e dell’appoggio della famiglia e degli amici degli amici. Questo incantesimo ti vuole spento, a ingozzarti di alcool e cibo spazzatura, a lavorare come una bestia ogni santo giorno della tua vita per un lavoro che neanche ti piace troppo, per arrivare alla pensione rancoroso e rincoglionito. Ti vuole inchiodato ogni santo giorno davanti alla televisione a sperperare il tuo tempo tra tronisti, storie di corna, ruffianate e puttane varie. Ti vuole sempre più disilluso e cinico, frustrato dentro, con in tasca sonniferi e tranquillanti per domare la tua inquietudine, o l’eterno goccetto con cui siedi ogni sera, quel serpente che ti morde la coda, quel fuocherello alle chiappe. Ma è un incantesimo, appunto, il Velo di Maya, la grande meretrice delle Illusioni. Anthony di Mello1 raccontava che la maggior parte delle persone sono Aquile che si credono Polli, cercava anche di insegnare a trovare la forza, il coraggio. È come una scorza pesante che ci portiamo addosso. Un utero da sfondare se vuoi nascere, nascere davvero. Una piccola morte. Ma chi non muore non conosce la vera vita. La piccola morte che porta alla Vita, come il seme che muore, e morendo diventa quercia. La virtù del Coraggio, di buttarsi comunque, di tendere la mano ad un Sogno. Molti lo fecero, e poi hanno raggiunto la Grande Montagna. Alcuni ci morirono, nell’impresa, ma almeno non morirono di stanchezza, disillusione, cinismo. Allora non siamo il ventre molle, carne da sondaggio, pecoroni da soma, claque plaudente. Non sei nato gregario, non devi esserlo.
Portiamo con noi un Sogno e una Sete fin da quando siamo nati. E se qualcuno riderà di ‘ste cose lascialo ridere come una scimmia; noi abbiamo di meglio da fare che dar fiato ai denti.

Puoi essere tu a farlo, un film.
Puoi essere tu a scriverlo, un libro.
Puoi essere tu ad amare davvero.
Puoi essere tu ad inventare qualcosa.
Puoi essere tu a fare una grande avventura.
Puoi essere tu a tentare una impresa.
Puoi essere tu a costruire qualcosa.
Puoi essere tu a regalare un sogno.
Puoi essere tu a CREARE…
A vincere sul serio, tu, in carne ed ossa.
E non quando segna Adriano…

(Alfredo Cosco)

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Dallo stesso libro:

Lettera a mio figlio (dalla Parte I: Amore)
Come se (dalla Parte III: Disciplina)
Questo è un uomo (dalla Parte IV: Resistenza umana)
Essi vivono (dalla Parte V: Bellezza)
Metempsicosi (dalla Parte VI: Oltre)

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Video della presentazione di “Apri gli occhi” (8 maggio 2011 – Caffè della Arti – Catanzaro)

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Ebbene sì, a grande richiesta ecco tutto per voi il video integrale della serata di presentazione di “Apri gli occhi” dell’8 maggio 2011. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente i presenti, specie quelli che hanno fatto molti chilometri soltanto per me! 🙂

Grazie anche a chi avrebbe tanto voluto esserci ma non ha potuto. Il dispiacere di alcuni assenti è valso quanto i chilometri fatti dai presenti.

Grazie a Gianluca e Nunzio, impareggiabili padroni di casa. La cultura pulsa ancora di vita grazie a persone come loro.

Auguro a tutti voi una buona visione, ma soprattutto un buon ascolto. Vedrete che guardare e ascoltare questo video sarà un po’ come esserci stati. 😉

Cliccate qui per visualizzare la playlist.

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