“Apri gli occhi” secondo i lettori (3)

pausalibro

Circa due anni fa su questo sito ho pubblicato la prima recensione de “L’oblio della ragione”, la mia prima opera pubblicata. Apparsa su Pausalibro, un interessante sito che raccoglie moltissime recensioni di libri, ve l’ho proposta agli inizi di questo viaggio. Qualche tempo fa, in occasione dell’uscita di Apri gli occhi ho contattato vecchi lettori, tra cui proprio la persona che scrisse quella prima recensione.
E questa, per Pausalibro, è la recensione numero 500! Complimenti ai ragazzi che gestiscono questo sito, e grazie. Sono sempre gentili, disponibili e veloci; sono recensori per passione, perciò rientrano nella migliore delle categorie.

Per leggere la recensione di “Apri gli occhi” clicca qui.
Per leggere la recensione de “L’oblio della ragione” clicca qui.

Posted in Mestiere esordiente | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Istanti

Jorge Luis BorgesSe io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

(Jorge Luis Borges)

________________________________

Dello stesso autore:

I giusti
A un gatto
Gli scacchi

Posted in Poesie | Tagged , , , , , | 2 Comments

Questa volta lasciami essere felice

Pablo NerudaQuesta volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

(Pablo Neruda)
____________________________

Dello stesso autore:

– Il gatto
– Come dorme un gatto
– Ho paura
Ode al gatto
Chiedo silenzio

Posted in Poesie | Tagged , , , , , | 5 Comments

La musica

strumenti-musicaliSpesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume o nell’etere immenso,
io disciolgo le vele.

Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d’onde,
e col petto in avanti sui vortici m’avvento
che il buio mi nasconde.

D’un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone

sull’infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

________________________________________

La musique

La musique souvent me prend comme une mer!
Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
Je mets à la voile;

La poitrine en avant et les poumons gonflés
Comme de la toile,
J’escalade le dos des flots amoncelés
Que la nuit me voile;

Je sens vibrer en moi toutes les passions
D’un vaisseau qui souffre;
Le bon vent, la tempête et ses convulsions

Sur l’immense gouffre
Me bercent. D’autres fois, calme plat, grand miroir
De mon désespoir!

(Charles Baudelaire)
_____________________________

Dello stesso autore:

– Le chat
– La pipa
– I gufi
– Epigrafe per un libro condannato
La botte dell’odio

Posted in Poesie | Tagged , , , , , | Leave a comment

I ragazzi che si amano

romeogiuliettaI ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

(Jacques Prévert)
______________________________________

Dello stesso autore:

– Ospedale silenzio
La disperazione è seduta su una panchina
Canzone del sangue
Tre fiammiferi

Posted in Poesie | Tagged , , , | 4 Comments

L’asino carico di spugne e l’asino carico di sale

L'asino carico di spugne e l'asino carico di saleCon gravità d’imperator romano
un asinaio, col suo scettro in mano,
guidava due corsier di Asineria;
l’uno di spugne carico, con chiasso
moveva i piè veloci:
l’altro, carco di sal, stentava il passo,
come se camminasse sulle noci.
E va per valli, e va per strade e monti,
le brave bestie arrivan finalmente
al guado d’un torrente,
che a piedi asciutti non si passa mai.
Il buon uom, che fa senza anche dei ponti,
salito in groppa a quello delle spugne,
com’era naturale,
caccia davanti l’asino del sale.
Questo, volendo far di propria testa,
dopo giri e rigiri entra in un gorgo
così fondo, che quasi mi ci resta.
Ma a furia di sgambetti, in quella piena
la bestia fece in modo,
che non sentì più peso sulla schiena.
Tutto il suo sale s’era sciolto in brodo.
Supponendo anche lui d’uscir d’affanno,
mastro spugnaio volle far lo stesso,
a guisa delle pecore
che ciò che l’una fa e l’altre fanno.
Entra nel fiume infino che gli giunge
l’acqua alle orecchie e vi bevvero in tre,
il mulattiero, l’asino e le spugne.
Ma queste spugne, ahimè!
fatte pel troppo ber troppo pesanti,
resero il bel servizio
di tirare la bestia in precipizio.
Bestia e padrone vi sarebber morti
e senza remissione,
se non li soccorrean anime buone.
A noi basta aver visto a nostra vera
istruzïon morale,
che se tutti fan tutto a una maniera,
si casca in fondo e ci si perde il sale.

(Jean de La Fontaine)

_____________________________________

Dello stesso autore:

– La volpe e l’uva
– L’ubriacone e la sua donna
– Il leone e il topo
– Il testamento interpretato da Esopo
– Il lupo e il cane
– Il corvo e la volpe
Il pavone e Giunone

Posted in Fiabe e favole | Tagged , , , , | 1 Comment

Emozioni in bianco e nero 2011

emozioni-in-bianco-e-nero1

Un concorso letterario è sempre una buona occasione per mettersi alla prova. Anche quest’anno è stato indetto Emozioni in bianco e nero, Concorso Letterario Nazionale a partecipazione gratuita.

Il Premio è promosso dalla casa editrice Edizioni del Poggio, in collaborazione con l’Associazione Progetto2000, l’Agenzia di distribuzione libri Ermes di Foggia e sponsorizzato dalla REALE MUTUA ASSICURAZIONI agenzia di San Severo (FG).

Il concorso è diviso in tre sezioni: poesia, fiabe e racconti. Non vi sono limiti al numero di lavori che ogni partecipante può inviare ad una o più Sezioni. Ad ogni modo ogni lavoro deve essere inviato singolarmente e l’Autore potrà essere premiato una sola volta.

Il termine utile per inviare i lavori è il 30 marzo 2011. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 30 giugno 2011.

I Racconti e le Fiabe non dovranno superare le cinque cartelle, circa 15.000 battute spazi inclusi.

I premi per gli elaborati primi tre classificati per ogni sezione, consisteranno in un TELEVISORE 42 POLLICI, attestato di merito con medaglia; per i secondi classificati in una FOTOCAMERA DIGITALE, attestato di merito con medaglia; per i terzi classificati TELEFONO CELLULARE, attestato di merito con medaglia. Ai primi trenta Autori di ogni sezione scelti dalla giuria del concorso, sarà rilasciato un attestato di merito con medaglia e gli elaborati saranno pubblicati in una antologia edita dalla casa editrice Edizioni del Poggio che avrà per titolo il nome del concorso “EMOZIONI IN BIANCO E NERO, Fiabe, Poesie, Racconti… Storie di carta 2011”. A insindacabile giudizio dell’editore potranno essere istituiti ulteriori premi quali: “Segnalazione speciale della Casa Editrice Edizioni del Poggio” e inserite nell’antologia del concorso.

Nella sezione “Premio Letterario” del sito www.edizionidelpoggio.it e sulla rivista “Pianeta Cultura” verranno pubblicati con i nomi dei rispettivi autori, i 3 racconti, le 3 poesie e le 3 fiabe vincitrici, nonché i titoli e i nomi degli autori dei primi 30 lavori classificati per ogni sezione.

Per scaricare il bando del concorso clicca qui.

Buona fortuna e buona scrittura a tutti! 🙂

Posted in Comunicazioni ed eventi | Tagged , , , , , , , , , , , , | 2 Comments

Il vescovo di Digne e la ghigliottina

Victor Hugo - I miserabili“Accadde a Digne un fatto tragico. Un uomo venne condannato a morte per assassinio. Era un disgraziato né del tutto ignorante, né istruito, faceva il ciarlatano nelle fiere e anche lo scrivano pubblico. Il suo processo aveva interessato tutta la città. La vigilia del giorno fissato per l’esecuzione, l’elemosiniere della prigione cadde ammalato. Occorreva un prete per assistere il condannato nei suoi ultimi istanti. Si andò a cercare il curato, ma questi rifiutò dicendo: «Non è affar mio; non voglio saperne di questi impicci né del saltimbanco; anch’io sono malato, e del resto non è dovere mio».
Si riferì questa risposta al vescovo, il quale disse: «Il signor curato ha ragione; non è dovere suo, infatti, è dovere mio». E andò subito alla prigione, discese nella segreta del «saltimbanco», lo chiamò per nome, gli prese la mano e gli parlò. Passò tutta la giornata e tutta la notte vicino a lui, senza mangiare né dormire, pregando Dio per l’anima del condannato e pregando il condannato per la propria. Gli disse le più grandi verità, che sono le più semplici, gli fu padre, fratello, amico: vescovo soltanto per benedirlo. Gli insegnò tutto rassicurandolo e consolandolo. Quell’uomo andava alla morte disperato: la morte era per lui un abisso. Dritto sull’orlo lugubre di questo abisso tremava e indietreggiava inorridito. Non era tanto ignorante per poter essere indifferente. La sua condanna, scuotendolo profondamente, aveva in qualche modo squarciato qua e là la muraglia che ci separa dal mistero delle cose, quella muraglia che noi chiamiamo vita. Così guardava senza tregua attraverso queste brecce fatali e non vedeva altro che tenebre. Il vescovo gli fece vedere la luce.
Il giorno dopo, quando vennero a cercare il disgraziato, il vescovo gli era vicino, e lo seguì. Si mostrò alla folla con la mantelletta viola e con la croce episcopale al collo a fianco del miserabile tutto legato da corde. Salì sulla carretta con lui e sul palco con lui. Il condannato, così tetro e così accasciato il giorno prima, pareva ora felice, tanto sentiva che la sua anima si era riconciliata con Dio, e sperava in Lui. Il vescovo l’abbracciò, e mentre già la lama stava per cadere, gli disse: «Chi è ucciso dall’uomo, Dio lo resuscita; chi è cacciato dai fratelli ritrova il Padre. Pregate, credete, entrate nella vita! Il Padre v’aspetta». Quando scese dal palco aveva qualche cosa nello sguardo che fece fare ala al popolo. Non si sapeva che cosa fosse più sorprendente: il suo pallore o la sua serenità. Rientrando in quell’umile casetta che soleva chiamare sorridendo il suo palazzo, disse alla sorella: «Il mio è stato un ufficio pontificale».
Poiché le cose così sublimi sono spesso le meno comprese, vi fu nella città qualcuno che disse commentando la condotta del vescovo: «È affettazione». Ma furono chiacchiere di salotto. Il popolo, che non vede malizia nelle azioni meritorie, fu intenerito e ammirato.
Quanto al vescovo, aver visto la ghigliottina fu un colpo da cui penò molto a riaversi.
Infatti il patibolo, quando vi sta dritto dinanzi, ha qualcosa di allucinante. Si può essere indifferenti intorno alla pena di morte, non pronunciarsi, dire sì e no, fino a che non si è vista con gli occhi una ghigliottina; ma quando la si vede, il colpo è così violento che bisogna assolutamente scegliere, decidersi per il pro o il contro. C’è chi l’ammira come De Maistre; c’è chi la esecra come Beccaria. La ghigliottina è la legge fatta concreta; si chiama vendetta; non è neutra, né permette a voi di rimanere neutri. Chi la vede rabbrividisce del più misterioso di tutti i brividi. Tutte le questioni sociali alzano attorno a quella lama il loro punto interrogativo. La ghigliottina è una visione. Il patibolo non è un macchina, il patibolo non è un meccanismo inerte fatto di legno, di ferro e di corde. Sembra un essere dotato di non so quale triste iniziativa. Si direbbe che quel palco veda, che quella macchina oda, che quel meccanismo comprenda, che quel legno, quel ferro e quelle corde vogliano. Nello scompiglio generato dalla sua presenza nella nostra fantasia, il patibolo appare terribilmente conscio di ciò che fa. Il patibolo è complice del boia; divora, ingoia la carne e beve il sangue. Il patibolo è una specie di mostro fabbricato dal giudice e dal falegname, uno spettro che sembra vivere d’una vita spaventosa fatta di tutta la morte che ha dato.
Così l’impressione fu orribile e profonda: il giorno dopo l’esecuzione e per molti giorni ancora il vescovo rimase abbattuto. La serenità quasi violenta di quell’istante funebre era svanita e si sentiva ora oppresso dal fantasma della giustizia sociale. Lui che di solito provava di tutte le sue azioni una soave contentezza, ora pareva quasi si facesse un rimprovero. Di tanto in tanto parlava tra sé e mormorava lugubri monologhi. Sua sorella ne udì uno, una sera, e le rimase impresso: «Non credevo che fosse una cosa così orribile! È male lasciarsi tanto assorbire dalla legge divina da dimenticare la legge umana. La morte appartiene a Dio soltanto. Con quale diritto gli uomini si valgono di una cosa sconosciuta?».
Col tempo queste impressioni scemarono e probabilmente svanirono. Però da allora in poi si notò che il vescovo evitava di passare per il luogo delle esecuzioni”.

(Victor Hugo)
(da: I miserabili)

________________________________________

Dello stesso autore:

Jean Valjean (estratto da I miserabili)

Posted in Estratti e citazioni | Tagged , , , , , , , , , , | 2 Comments

Qualche interessante percentuale (2)

foto-libriBuongiorno visitatori,
e innanzitutto auguri per un 2011 meraviglioso.

Anche nell’anno appena trascorso ho tenuto una lista dei libri letti, ed oggi, come un anno fa, vi propongo le percentuali relative a queste letture.
Le statistiche riguardano la nazionalità degli autori, il genere, il gradimento. Ho aggiunto, inoltre, la percentuale di libri di esordienti italiani letti. Se a qualcuno venisse in mente qualche altra statistica interessante, si faccia avanti e provedderò ad aggiungere le percentuali richieste.

Curiosi? Bene, ecco a voi le percentuali, calcolate su un totale di 100 libri letti tra l’1 gennaio 2010 e il 31 dicembre 2010. Rispetto all’anno precedente ho letto 10 libri in più.

Genere:

Romanzi: 59%
Raccolte di racconti: 19%
Poesie: 5%
Saggi: 5%
Opere teatrali: 2%
Altro: 10%

Nazionalità degli autori:

Italiani: 46%
Americani: 23%
Inglesi: 10%
Francesi: 5%
Tedeschi: 3%
Russi: 2%
Spagnoli: 2%
Cileni: 2%
Polacchi: 1%
Argentini: 1%
Svedesi: 1%
Bulgari: 1%

Gradimento:

Bellissimi: 2%
Belli: 18%
Così così: 42%
Brutti: 28%
Bruttissimi: 10%

Percentuale di libri di esordienti italiani letti nel 2010: 17%

_________________________________________________

– Leggi le statistiche del 2015
Leggi le statistiche del 2014
Leggi le statistiche del 2013
Leggi le statistiche del 2012
Leggi le statistiche del 2011
Leggi le statistiche del 2009

Posted in Comunicazioni ed eventi | Tagged , , | 2 Comments

“Apri gli occhi” secondo i lettori (2)

Roberta T., uno dei miei fedeli lettori, ha scritto una breve recensione di Apri gli occhi. Oggi ve la propongo e vi invito a leggerla. A chi non avesse ancora letto il mio secondo libro, posso solo consigliare di lasciarsi convincere all’acquisto… 😉

______________________________

Apri gli occhi è il titolo del secondo libro della scrittrice calabrese Chiara Vitetta, pubblicato nel 2010 dalle Edizioni del Poggio (dopo L’oblio della ragione – Racconti di inevitabile follia, Edizioni del Poggio, 2008. Attualmente alla terza ristampa).
Apri gli occhi è un romanzo sulla disillusione e sull’amicizia capace di guarirla. I protagonisti: Matteo – un clochard che non fa altro che chiudere gli occhi – e Rebecca – una donna costretta a vendere un corpo che non le appartiene più – sono talmente impegnati ad odiare se stessi da non accorgersi di quanto possa essere spietata una vita spogliata del sogno.

Matteo e Rebecca sono gli abitanti infreddoliti di un piccolo angolo buio dell’universo, alla deriva. Due personaggi aggrediti dal mondo, due girovaghi, due vinti, che osservano la vita dall’esterno, come John Lou (uno dei protagonisti del romanzo dimenticato di Rebecca) che combatteva contro se stesso. Il romanzo si dispiega in un’atmosfera buia e umida, tra bottiglie di whisky da quattro soldi e marciapiedi calpestati dal gelo di notti invernali infinite. In questo inferno di solitudine Matteo e Rebecca si incontreranno, fondendo per sempre i loro destini. Ad offrire ai due amici il riscatto da una vita miserabile sarà l’arte, la cui sostanza è essenzialmente dolore. Solo l’arte, in tutte le sue forme, riesce infatti a materializzare e quindi, a concretizzare, sentimenti troppo burrascosi da tenere a bada nella propria anima. E se è possibile osservare il proprio dolore, come fosse dipinto su una tela, magari è possibile anche prenderne atto e guarirlo. Se ci può essere vicinanza e conforto nel dolore, allora si può ammettere anche la possibilità che esista una chiave, da qualche parte, in grado di aprire la porta della felicità.

Persi in dolori troppo ingombranti, in un gioco di specchi concentrici che non riflettono la realtà, Matteo e Rebecca riusciranno, ciascuno a suo modo, a redimersi attraverso il loro legame speciale – perché a volte, per andare avanti hai bisogno di sapere che non sei solo – attraverso l’amore, che assume in questo romanzo le sembianze di labbra magenta in un film in bianco e nero.

(Roberta T.)

Posted in Mestiere esordiente | Tagged , , , , | 3 Comments