Cima Editore

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Buongiorno visitatori,
oggi mi rivolgo soprattutto a quelli tra voi che sono alla ricerca di un editore ma hanno intenzione di valutare delle strade alternative. Per iniziare, per sperimentare o semplicemente per proiettarsi in un futuro che molti ritengono certo, un’idea interessante per gli aspiranti scrittori è inserirsi nel mondo degli e-book. Parliamo naturalmente non di e-book gratuiti, ma di veri e propri libri digitali, con tanto di diritti d’autore e protezione del copyright. La Cima Editore, casa editrice di recente nascita, cerca autori emergenti ed esordienti su cui puntare. Pubblica naturalmente senza contributo, e con il sistema di lettura direttamente sul web, impedisce la copia e la diffusione illegale delle opere, anche se allo stesso tempo vincola il lettore, che potrà leggere solo online  l’e-book acquistato.
Quando un editore che vuol fare l’editore (e non il tipografo travestito) mi chiede di dargli una mano diffondendo la voce della sua esistenza, mi fa sempre piacere acconsentire. E non crediate che sia ovvio per un editore che si occupa solo di e-book non chiedere contributi! Purtroppo nella realtà italiana attuale ci sono problematiche che toccano l’assurdo e rasentano la follia.
Gli e-book consentono di dare all’autore un maggior margine di guadagno. Parliamo, nel caso di Cima Editore, di una percentuale che va dal 40 al 50% (iva esclusa) del prezzo del libro.
I libri di questo editore non hanno tutti lo stesso costo. Partiamo dai 2-3 euro per i classici, fino ad un massimo di 10 euro per gli inediti.
Insomma, cari scrittori esordienti o emergenti, questa è una possibilità concreta, fondamentalmente senza rischi, per testare le vostre opere sia con la valutazione da parte dell’editore, sia con l’opinione dei lettori, qualora il libro venisse accettato. Auguro a tutti voi buona fortuna, con la speranza che sia sempre il merito a premiare.

Visita il sito di Cima Editore

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Carne e sangue

Rebecca“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, scriveva molto tempo fa un impareggiabile drammaturgo e poeta; ma cos’è questa sostanza? E siamo tutti prodotto eccellente delle armoniose mani e del talentuoso cervello di un ipotetico dio? Io credo che infine quasi tutti siamo carne e sangue e nulla più; solo pochi sono composti dalla sostanza di cui sono fatti i sogni. Ho perso il conto delle volte in cui mi hanno dato del presuntuoso per questa mia idea, forse perché pensavano che mi mettessi in questa seconda categoria ed escludessi loro, ma non intendevo né l’una, né l’altra cosa. Se io ho un ruolo nel mondo, il mio non è con un pennello in mano e una tela di fronte, ma con un programma della mostra tra le dita sudate e gli occhi spalancati nella contemplazione dell’opera d’ingegno altrui. Io sto dietro i libri, non dentro. Li leggo, non li scrivo. E questo stesso ragionamento si può applicare ad ogni forma d’arte. Io non sono un essere speciale, sono solo un estimatore di queste fortunate persone. Spesso ho sentito dire da alcuni di loro che questi talenti sono armi a doppio taglio e che è una dannazione possedere certe capacità e avere certe visioni del mondo. Io li guardavo accondiscendendo: non me la sentivo di dir loro che avrei dato qualsiasi cosa per avere quel talento che disprezzavano tanto, e che anche solo un’ora nella loro testa mi sarebbe bastata per giustificare un vita ordinaria. D’altra parte poi, con il tempo ho capito, anche grazie a Rebecca, che certe cose sono più complesse di quello che sembrano, e che ogni vita ha le sue croci segrete e le sue sfaccettature multicolore, e che, come tengo sempre a sottolineare, non sai mai cosa fanno le persone quando si chiudono la porta di casa alle spalle, specie se girano troppe volte la chiave nella serratura e si accertano che le pareti siano abbastanza spesse da contenere i loro scomodi e vergognosi segreti. Nonostante tutti questi pacati e razionali pensieri, spesso brucio di invidia di fronte a queste persone e mi incanto ad osservarle nell’espressione del loro talento. Non ho potuto farlo molto con Rebecca e ho anche smesso presto di invidiare le sue grandi capacità, per quello che si nascondeva dietro il suo sorriso e la sua quasi invisibile claudicanza, e anche perché spesso la sostanza di cui è fatta l’arte è il dolore. Amo il prodotto, ma non so fino a che punto voglio crearlo se il prezzo da pagare è così alto. Io sono e resto carne e sangue, anche se mi emoziono, sorrido, piango e mi dispero per le mie piccole disgrazie quotidiane; ma Rebecca… Rebecca era fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, senza dubbio.

(Chiara Vitetta)
(da: “Apri gli occhi”)

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I 10 diritti dello scrittore

scrivania-scrittoreCe l’ho fatta! Grazie ai vostri suggerimenti ho tirato su i 10 diritti dello scrittore. Si accettano ulteriori suggerimenti, casomai qualcuno ne avesse. Ho utilizzato quasi tutti i diritti che mi avete suggerito ma mi sono permessa di fare piccole modifiche. Grazie a tutti, specie a Federica, che ne ha suggeriti molti. Ed ora, la lista! 🙂

1. Il diritto di sognare tutto, dal probabile all’assolutamente impossibile

2. Il diritto di essere Dio, quindi di creare, distruggere e disporre delle vite dei personaggi creati

3. Il diritto di infischiarsene del parere di lettori, critici, editori, parenti ed amici

4. Il diritto di reinventare il mondo e prendere spunto dalla quotidianeità, dalle stranezze, dagli incubi, dai sogni, dalla realtà e dalla fantasia

5. Il diritto di credere di poter cambiare il mondo con le proprie parole

6. Il diritto di cercare di convincere i lettori dell’esistenza dell’inesistente

7. Il diritto di scrivere di qualsiasi argomento

8. Il diritto di scrivere in qualsiasi luogo e momento e su qualunque supporto, dai fazzoletti di carta alla propria mente

9. Il diritto di pubblicare verità scomode

10. Il diritto di inventarsi nuovi diritti

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I 10 diritti dello scrittore sono stati ispirati da I 10 diritti del lettore, di Daniel Pennac.

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I diritti dello scrittore

scrivania-scrittoreQualche tempo fa, dopo aver pubblicato un post sui diritti del lettore scritti da Daniel Pennac (trovate il post qui), qualcuno mi ha suggerito: “Perché non scrivi i dieci diritti dello scrittore?”. L’idea mi piaceva, ma non sapevo se sarei stata capace di tirar su dieci diritti abbastanza validi senza tralasciare nulla. Ogni scrittore ha i suoi modi di scrivere e di gestire questo mestiere, quindi stilare una lista buona per tutti gli scrittori non è impresa facile. Poi ho pensato: perché non coinvolgere tutti i lettori del mio sito? So che tra voi ci sono molti amanti della scrittura e so anche che gli altri, anche se non scrivono, possono tirar fuori idee interessanti. Allora eccoci qua. Vi invito ad aiutarmi a stilare questi dieci diritti che finiranno poi in un post: I 10 diritti dello scrittore. Comincio io improvvisandone 2, anche se c’è da lavorarci.

1. Il diritto di scrivere di qualsiasi cosa
2. Il diritto di disporre delle vite dei personaggi creati

E gli altri otto? Aspetto i vostri suggerimenti. 🙂

Aggiornamento del 28/02/11: nel post successivo sono stati pubblicati i 10 diritti dello scrittore. Per leggere il post, clicca qui.

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Tu

Vladimir Majakovskij 3Poi sei venuta tu,
e t’è bastata un’occhiata
per vedere
dietro quel ruggito,
dietro quella corporatura,
semplicemente un fanciullo.
L’hai preso,
hai tolto via il cuore
e, così,
ti ci sei messa a giocare,
come una bambina con la palla.
E tutte,
signore e fanciulle,
sono rimaste impalate
come davanti a un miracolo.
“Amare uno così?
Ma quello ti si avventa addosso!
Sarà una domatrice,
una che viene da un serraglio”!
Ma io, io esultavo.
Niente più
giogo!
Impazzito dalla gioia,
galoppavo,
saltavo come un indiano a nozze,
tanto allegro mi sentivo,
tanto leggero.

(Vladimir Majakovskij)
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Dello stesso autore:

– All’amato me stesso
– Inno al critico
– La blusa del bellimbusto
– Dopo i prelevamenti
Il poeta operaio

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Abdicazione

Fernando PessoaPrendimi fra le braccia, notte eterna,
e chiamami tuo figlio.
Io sono un re
che volontariamente ha abbandonato
il proprio trono di sogni e di stanchezze.

La spada mia, pesante in braccia stanche,
l’ho confidata a mani più virili e calme;
lo scettro e la corona li ho lasciati
nell’anticamera, rotti in mille pezzi.

La mia cotta di ferro, così inutile,
e gli speroni, dal futile tinnire,
li ho abbandonati sul gelido scalone.

La regalità ho smesso, anima e corpo,
per ritornare a notte antica e calma,
come il paesaggio, quando il giorno muore.

(Fernando Pessoa)

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Dello stesso autore:

– Autopsicografia
– Sensazione
Ode alla notte
Il violinista pazzo

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La volpe e l’uva

La volpe e l'uvaUna Volpe, chi dice di Guascogna,
e chi di Normandia,
morta affamata, andando per la via,
in un bel tralcio d’uva s’incontrò,
così matura e bella in apparenza,
che damigella subito pensò
di farsene suo pro.

Ma dopo qualche salto,
visto che troppo era la vite in alto,
pensò di farne senza.
E disse: – È un’uva acerba, un pasto buono
per ghiri e per scoiattoli -.

Ciò che non posso aver, ecco ti dono.

(Jean de La Fontaine)
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Dello stesso autore:

– L’asino carico di spugne e l’asino carico di sale
– L’ubriacone e la sua donna
– Il leone e il topo
– Il testamento interpretato da Esopo
– Il lupo e il cane
– Il corvo e la volpe
– Il pavone e Giunone

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Subway-Letteratura 2011

subway-edizioni

Dopo anni di fatica per emergere come scrittrice, devo dire che fa un certo effetto scoprire nella pratica di non essere più considerati esordienti. Me ne sono accorta oggi, cercando informazioni su un concorso letterario. Ho subito capito di non poter partecipare, visto che uno dei requisiti è proprio l’essere esordienti. Fa un certo effetto, devo ammetterlo.

Insomma questo concorso non va bene per me, ma sono sicura che va bene per molti di voi!
Per partecipare occorre avere meno di 35 anni, per la precisione bisogna essere nati dopo il 1° gennaio 1976. Si può partecipare con un racconto o con delle poesie. Per i racconti, il limite è di 18000 battute (spazi inclusi); le poesie devono invece essere tre.

La partecipazione è gratuita e il materiale inviato deve essere inedito. I vincitori otterranno la pubblicazione delle proprie opere in dei libretti che verranno distribuiti gratuitamente in molte città italiane (Bologna, Roma, Milano, Napoli, ecc.). Tiratura complessiva? Ben 5 milioni di copie!

All’interno di questo concorso c’è anche un premio speciale, riservato agli under 19, che mette in palio la pubblicazione in antologia con tiratura di 5000 copie.

Il concorso scadrà il 28 febbraio 2011, quindi affrettatevi.
In bocca al lupo!

Trovate tutte le informazioni necessarie per partecipare, nel bando del concorso. Cliccate qui per scaricarlo.

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I poeti lavorano di notte

Vincent Van Gogh - Notte stellataI poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

(Alda Merini)
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Della stessa autrice:

Le più belle poesie
Il dottore
La mia poesia
Le parole di Aronne

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“L’oblio della ragione” secondo i lettori

Scaffali virtuali

Salve cari visitatori,
oggi ho per voi la recensione di un lettore che definirei accanito. Pare che io non sia l’unica a tenere una lista di libri letti ed a preoccuparmi di tirar fuori dei numeri sotto forma di statistiche ogni fine anno. Fabrizio Santuccio, che ha un blog molto interessante che trovate cliccando qui, ha i propri “Scaffali virtuali”, e le sue statistiche sono aggiornate in continuazione e molto varie. Se vi piace spulciare le letture e i gusti altrui, andate a visitarlo. Io lo trovo molto interessante.

Ho conosciuto Fabrizio tramite Anobii e dopo una piacevole chiacchierata, è finita che gli ho chiesto di recensire uno dei miei libri. Fabrizio ha scelto la mia opera d’esordio.

Devo dire che essere paragonata a Stephen King mi lusinga sempre tanto, ma non dimentico mai di tenere conto che nel mio libro il Re del brivido è nominato sia nella premessa, sia nella prefazione, e di conseguenza qualcuno potrebbe essere influenzato e il paragone risulterebbe forzato, anche se inconsapevolmente. Ed in questo caso andata così? No, non stavolta, perché Fabrizio ha letto la prefazione e la premessa solo dopo aver finito di leggere le mie storie. E certo sa bene come scriva King, visto che ama molto i suoi libri e d’altra parte sul suo comodino prima del mio libro è passato “Notte buia, niente stelle”, l’ultimo, magnifico libro del mio scrittore preferito… Che posso dire? Grazie, naturalmente. Somigliare al proprio maestro, non ha prezzo, per citare un noto spot che riesce ancora ad essere divertente… 😉

E comunque un lettore soddisfatto vale molto più di tutti i soldi che si possono guadagnare scrivendo libri, a prescindere da quante copie si riescano a spargere per il mondo.
Ed ora, bando alle ciance, eccovi la recensione di Fabrizio.

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L’oblio della ragione
Di Chiara Vitetta

Dopo aver finito la lettura delle due storie, stringendo il libro fra le mani, pensavo che ricordavano vagamente atmosfere, vicende e personaggi che è possibile trovare in raccolte di racconti di Stephen King. Solo dopo ho letto le note introduttive (faccio sempre così, mio malgrado) e mi sono accorto che la stessa Chiara Vitetta ringraziava l’autore americano per averle insegnato a scrivere con il cuore.
In un libro di King ho letto una sua frase in cui diceva qualcosa tipo “Non mi interessano i personaggi straordinari in situazioni ordinarie, io scrivo di personaggi ordinari in situazioni straordinarie”. Questo è stato il primo pensiero che mi è venuto in mente al termine della lettura del libro. Il collegamento fra l’italiana Vitetta e l’americano King. Perché i personaggi di queste due storie della Vitetta sono persone ordinarie, comuni, persone come noi, con un lavoro, un contesto sociale, dei sentimenti. Persone che si ritrovano a vivere esperienze scomode, vicende orribili, che affronteranno agendo a volte d’istinto, seguendo l’impulso del momento, a volte dopo una ragionata e spietata elaborazione mentale. Come se reagissero energicamente a un torto subito e poi, una volta ottenuta la loro vendetta o comunque il loro scopo si lasciassero andare senza neanche pensare alle conseguenze e senza curarsene più di tanto, per quanto terribili esse siano.

“Giustizia” è il primo dei due racconti e secondo me è anche quello dai più drammatici contenuti emotivi. Protagonista della storia è Matt, un uomo che si trova ad essere giudicato, ed in ballo c’è la sua vita, ma lui sembra non rendersene conto, o forse si mostra semplicemente disinteressato, perché il segreto che cela dentro di se è così grande e così doloroso che forse una condanna a morte può essere intesa anche come una salvezza da tutto il dolore che lo affligge costantemente. La storia è ben raccontata, ci sono attimi in cui ci si chiede come quest’uomo possa essere stato così crudele, così schifosamente spietato, e poi ci sono lunghi momenti di comprensione, perché la vicenda che ha vissuto e che lo ha condotto dove si trova è carica di sofferenza e ti porta a chiederti cosa avresti fatto al suo posto. Probabilmente le stesse cose.

“Blackout” è molto diverso dal primo, sia per quella spolverata di fantascienza che nell’horror non guasta mai, sia per la strana ansia che viene fuori dalle pagine man mano che scorrono davanti ai nostri occhi. Fin dove si può spingere l’amore di un padre per il suo bambino? Cosa è disposto a fare un uomo afflitto da un pesante senso di colpa? L’inevitabile follia a cui lo trascinano le disgrazie della sua famiglie culminano in un blackout sia psicologico che reale, con il quartiere lasciato al buio in un finale saturo di orrore e sangue.

Le storie sono narrate con un ritmo serrato, l’autrice non divaga in minuziose descrizioni di elaborati processi mentali, i protagonisti sembrano riflettere molto ma tutto è raccontato così velocemente che si ha il dubbio che agiscano d’istinto (e in qualche caso lo fanno). Quel che viene fuori è che sembra quasi di venire acchiappati da mani ben munite di artigli che escono dalle pagine del libro per trascinarti fra pagine, righe e parole.

Se si fosse chiamata Claire King, figlia di Stephen, questo libro avrebbe venduto centinaia di migliaia di copie e sarebbe stato tradotto in 20 lingue e distribuito in tutto il mondo. Se fosse stata una semplice Claire straniera, avrebbe sicuramente riscosso il consenso di critica e lettori. Purtroppo per lei si chiama “solo” Chiara Vitetta. Purtroppo per lei è italiana. Purtroppo per lei è immersa in un contesto in cui l’editoria del suo Paese pubblica paccottiglia che vende e respinge talenti della scrittura. E purtroppo per lei, in questo gioco del marketing sulla letteratura, gli italiani prediligono spesso gli autori stranieri, nella fattispecie americani, soprattutto quando si parla di genere horror.
Alla Vitetta vanno comunque i migliori auguri di una lunga e prosperosa carriera, il talento c’è, anche se acerbo, ma siamo ancora solo all’inizio…

Fabrizio Santuccio

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