Possibilità

wislawa-szymborskaPreferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l’umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l’intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlar d’altro coi medici.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti, che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.

(Wislawa Szymborska)

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Della stessa autrice:

Sulla morte, senza esagerare
La gioia di scrivere

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The Hunger games

Suzanne Collins - The hunger gamesDa alcuni mesi due trilogie impazzano in libreria e sul web: Cinquanta sfumature (di cui ho (s)parlato qui), e The hunger games. Facendo un rapido e poco corretto paragone, la prima non è composta da libri, ma da spazzatura trasposta su carta; la seconda, invece, perlomeno ha qualche valore.

Come spesso accade, ciò che colpisce molto il pubblico nell’immediato (e che non si sa se resisterà al potere distruttivo del tempo), non ha grande valore. Ricordo a tutti il grande successo di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire (Melissa P.) e Tre metri sopra il cielo (Federico Moccia), giusto per restare in ambito italiano.
Nel caso di The hunger games, non siamo a livelli bassi, ma neppure molto alti. Nella media. Anche questa trilogia ha avuto la sua fetta di successo immeritato. Non tutto, certamente, ma una parte sì, senza dubbio.

Si tratta di una trilogia per ragazzi, il che fa chiudere un occhio su molti difetti, ma l’ideale sarebbe stato fermarsi al primo libro, magari con una bella conclusione. Così avrebbe acquistato punti, non sarebbe scaduta nel ridicolo, né sarebbe sprofondata in una noia che cresce dal secondo al terzo libro fino ad un finale non soddisfacente e alquanto comodo.

Non so dire se la scelta di farne una trilogia e quindi “allungare il brodo” sia stata strategica, commerciale o libera da calcoli di qualche tipo e legata solo alla voglia della scrittrice di continuare a gingillarsi con i suoi personaggi, ma è un peccato che la storia non si sia fermata alla fine nel primo libro.

La trilogia è della scrittrice statunitense Suzanne Collins. Hunger games, il primo libro, è stato pubblicato nel 2008.

Suzanne Collins - La ragazza di fuocoSiamo in un’epoca non identificata ma decisamente futuristica in un’America sconvolta da una guerra che ha cambiato l’assetto del paese.
Capitol City, città tirannica e frivola, controlla i 12 distretti rimasti in piedi dopo la guerra. Per punire i rivoltosi che in passato hanno osato sfidare il governo, ogni anno Capitol City mette su uno show: un reality basato sulla sopravvivenza e sull’omicidio, che serve a punire e ricordare a tutti i distretti l’errore della ribellione.

Gli Hunger games, i giochi della fame, hanno per protagonisti due cittadini per ogni distretto. Chiamati così per via di tutti i giocatori morti di fame nelle Arene create per il gioco, gli Hunger games non hanno per protagonisti cittadini adulti, ma adolescenti. L’età dei partecipanti va dai 12 ai 18 anni.
La selezione avviene per sorteggio, ma si tratta di un sorteggio ingiusto. Il nome di ognuno viene inserito una volta per ogni anno compiuto dopo i dodici, ma non solo…
Ogni cittadino dei distretti, appena compiuti i 12 anni, può acquistare delle tessere che gli consentono di avere del cibo per la sua famiglia. Nel distretto 12, dove vive Katniss, la protagonista della trilogia, molti patiscono la fame, perciò tanti ragazzi rimasti senza il sostegno dei genitori acquistano le tessere per sopravvivere. Ogni tessera significa una presenza in più del proprio nome nella boccia dalla quale viene estratto quello del partecipante agli Hunger games.

E così ogni anno 24 adolescenti vengono mandati a vivere un orrore pubblico sapendo che solo uno di loro ne uscirà vincitore. Dal reality uscirà vivo solo un concorrente: quello capace di sopravvivere e uccidere tutti gli altri, in qualunque modo.

Per una serie di sfortunate circostanze, Katniss si trova a partecipare agli Hunger games. Ha sedici anni, sa cosa sia la sopravvivenza ed è una brava cacciatrice. Cosa succederà nell’arena nella quale verrà portata insieme ad altri 23 adolescenti? Beh, questo lo lascio scoprire a voi.

Suzanne Collins - Il canto della rivoltaSe Suzanne Collins avesse trovato un finale conclusivo e si fosse fermata al primo libro, io ora sarei qui a lodare la storia e i suoi succosi dettagli e passerei volentieri sopra ai difetti stilistici e non, ma non è così che è andata. Il primo libro, preso da solo, funziona. Certo, i personaggi non hanno grande spessore, ma funziona. Con il secondo libro, La ragazza di fuoco (2009), si nota una rottura. Si esagera. Convincono poco le scelte dell’autrice riguardo la trama; la poca cura della psicologia dei personaggi, già presente nel primo libro, qui pesa di più. Katniss perde qualcosa, diventando un po’ più antipatica. Il personaggio maschile, Peeta, comincia ad annoiare con la sua eccessiva bontà d’animo. La noia si fa sentire in diversi punti, cosa che non accade nel primo libro, che si legge in fretta e con piacere, senza intoppi.

Nel terzo libro, Il canto della rivolta (2010), la noia si fa via via più presente. La storia zoppica, l’autrice esagera con la trama, i personaggi peggiorano e perdono ancora smalto.

Nella seconda metà del terzo libro, qualcosa si muove. C’è un rapido susseguirsi di azione che segue alla calma e noiosa prima parte, e il lettore sta lì, curioso, in attesa della fine. E il finale arriva… ma fin troppo in fretta. Con un comodo e crudele espediente, Suzanne Collins elude il difficile compito di concludere la scalata fino ad un finale esplosivo. Glissa, saltando un passaggio temporale e facendo risvegliare la protagonista giorni dopo, a guerra finita.

Ma dico, stiamo scherzando? E un povero lettore, che deve fare? 😉

Suzanne Collins, che ha certamente avuto una buona idea per la trama, non sembra brillare per altre ragioni. Né la scrittura né i personaggi rimangono impressi. La storia, solo la storia, lascia qualcosa di buono, nonostante la discesa in picchiata, libro dopo libro.

A questo punto non so se consigliarvi o meno questa trilogia, ma direi che tra le due possibilità, è meglio leggere che non leggere. Sempre.

Buona lettura a tutti!

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Concorso letterario “Le terre del Mithril”

concorso

Gli ebook si stanno diffondendo tra i lettori,  e non solo loro. Anche i lettori di ebook, gli “e-reader” stanno prendono piede sul mercato. Sulla scia di questi cambiamenti, molti editori, piccoli e grandi, si stanno dando da fare per utilizzare i nuovi mezzi.

Tra loro, anche un piccolo editore, Antipodes, che propone un concorso letterario per racconti fantasy. Il premio è la pubblicazione del racconto in un ebook che ne conterrà dieci.

La partecipazione è gratuita e richiede un racconto (solo uno) inedito di massimo 18000 caratteri. Si accetta ogni tipo di fantasy (urban fantasy, heroic fantasy, epic fantasy, sword&sorcery, new weird, slipstream, steampunk, dieselpunk, …).

Dal sito della casa editrice: “Ai partecipanti è richiesto un testo avvincente e accattivante, dallo stile moderno e scorrevole, in cui prendano forma ambienti, personaggi, avventure ed atmosfere magiche tipiche del genere fantasy. Sarà criterio preferenziale per l’individuazione dei vincitori l’originalità delle trame, la caratterizzazione dei personaggi e la capacità descrittiva delle ambientazioni”.

La scadenza è fissata al 31 marzo 2013. Per leggere il regolamento completo, cliccate qui.

Buona partecipazione a tutti!

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La psichiatra

Wulf Dorn - La psichiatraLa psichiatra è un thriller del 2009 dello scrittore tedesco Wulf Dorn.

Ellen è una psichiatra e lavora a pieno regime in una grande clinica. Quando Chris, suo collega e compagno, parte per un viaggio in un posto sperduto e isolato, la vita di Ellen prende d’improvviso una strana piega.

Chris le ha lasciato un caso da tenere d’occhio, quello di una paziente dall’identità sconosciuta che è stata appena ricoverata. Contrassegnato da Chris come CPI, cioè come Caso Più Importante, quello della donna sconosciuta si rivela presto un mistero dalla difficile soluzione.

La donna, piena di lividi, sporca e chiusa in se stessa, parlo dell’Uomo Nero che verrà a prenderla, canticchia canzoncine infantili, ma non dice molto altro. Mentre Ellen cerca di superare le difese della donna, un’emergenza sconvolge la clinica e la dottoressa è costretta ad occuparsi del problema lasciando sola la sconosciuta.
Risolto il problema, Ellen torna dalla paziente, ma la stanza è vuota e nessuna infermiera è in grado di confermare che la sconosciuta sia mai stata ricoverata lì.

Da questo punto in poi, Wulf Dorn ci fa precipitare in un vortice di stranezze. Ci confonde, ci rassicura, poi ci confonde di nuovo. Questo Uomo Nero che tiene la sconosciuta prigioniera e che aggredisce Ellen nel bosco, è reale o immaginario? I lividi che le procura sono reali, non ci sono dubbi! E anche la macchina in cui lei lo vede entrare quando si dà alla fuga, è reale, ma… sorpresa sorpresa, l’auto dell’Uomo Nero è quella di Mark, collega e amico della dottoressa. Sconvolta e incredula, Ellen torna alla clinica e trova Mark, appena rientrato. Lo aggredisce, accusandolo e poi chiedendo spiegazioni, ma l’uomo, incredulo, giustifica tutto e le assicura di non avere colpe. Si offre anche di aiutarla, ma Ellen, confusa almeno quanto il lettore dagli strani eventi che le capitano, prima si fida, poi fugge.
Ancora minacciata dall’Uomo Nero, che sembra sempre più pericoloso, Ellen si rifugia in un albergo, ma anche lì, la attendono delle stranezze. Le visioni che la tormentano sono causate dall’analgesico che ha assunto per riposare un po’, o da qualcos’altro? Dove finisce la realtà e inizia l’ignoto di una spiegazione differente?

Questo ed altro, in un buon thriller ad alta tensione.

Proprio quando il lettore inizia ad essere stanco di non capire più dove stia la verità, ecco che lo scrittore sistema tutto, mettendo al posto giusto le tessere del puzzle e aprendo i nostri occhi accecati dalla visione soggettiva di Ellen.
E le tessere, posizionate a dovere, soddisfano i dubbi e aumentano la qualità del libro. Non fermatevi se non vi convince la prima metà; il seguito sarà soddisfacente.

Buona lettura a tutti e grazie a Sandro, che mi ha consigliato questo libro.

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L’indole dell’uomo

Daniel Defoe - Robinson Crusoe

“A questo proposito,
spesso in seguito avrei avuto agio di osservare quanto sia incongrua

e irragionevole l’indole dell’uomo,
specie quando è molto giovane, quando è posta davanti ai princìpi della ragione
che dovrebbero guidarla per il meglio in circostanze del genere.
L’uomo, cioè, non si vergogna di peccare, ma si vergogna di pentirsi;
non si vergogna di commettere un’azione per la quale, e giustamente,
verrà giudicato uno sprovveduto,
ma si vergogna di recedere, comportandosi nell’unico modo
idoneo a conferirgli reputazione di saggezza.”

(Daniel Defoe)
(da: “Robinson Crusoe”)

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Il tribunale delle anime

Donato Carrisi - Il tribunale delle animeIl tribunale della anime è un libro del 2011 dello scrittore italiano Donato Carrisi. Contrariamente alle mie nere aspettative, si tratta di un libro di qualità, che consiglio a chiunque ami i thriller.

Secondo la mia esperienza, i libri pluripubblicizzati che appartengono ad un genere che va di moda nel periodo in cui vengono pubblicati, sono, nel 99% dei casi, poco meno che spazzatura. Sono i classici libri scritti a tavolino: hanno tutti la stessa struttura, gli stessi personaggi e raccontano le solite, prevedibili azioni; insomma sono tutti uguali. Se ne leggeste uno senza conoscere l’identità dell’autore, probabilmente non sareste in grado di indovinarne la provenienza.

Nonostante mi sia stufata da tempo dei vari gialli svedesi (che hanno sfruttato la scia di quella perla rara che è la trilogia di Stieg Larsson), e dei vari, volatili (che volino letteralmente dalla finestra o che le parole che contengono volino nel vento fino a perdersi nella memoria, poco importa) libri americani del Glenn Cooper di turno o del Dan Brown dell’anno, non sono ancora abbastanza stufa da non concedere una possibilità.

Ho letto Il tribunale della anime senza pregiudizi, come cerco di fare sempre quando decido di leggere qualcosa. D’altronde, se si è convinti già in partenza della scarsa qualità di un libro, perché perdere tempo a leggerlo?
Le mie riserve, devo ammetterlo, riguardavano anche la nazionalità dell’autore. Diciamocelo, in Italia c’è qualche bravo scrittore, ma magari non di thriller, ecco. E se questa frase deve essere smentita, lascio a voi che leggete il compito di spingermi nella giusta direzione consigliandomi qualche titolo. La mia mente è aperta ad ogni suggerimento.

Insomma Donato Carrisi è italiano, perciò mi aspettavo come minimo una triste scopiazzatura dei thriller d’oltreoceano che, come dicevo un attimo fa, nella maggior parte dei casi sono di scarsa qualità. E invece… invece Il tribunale della anime è un buon romanzo. Scorre in maniera molto piacevole, svela un mistero alla cui base c’è un’affascinante verità, ovvero l’esistenza del tribunale della anime. Lo stesso Carrisi scrive, alla fine del libro, che non si spiega perché nessuno abbia già raccontato questa storia, argomento appetitoso sia per chi scrive romanzi di fantasia, che per chi si cimenta in altri generi.

Il tribunale della anime esiste, ed è un luogo in cui le anime di chi ha confessato peccati terribili per cui un semplice prete non ha facoltà di dare l’assoluzione, vengono processate e se ne decide la sorte. È nato nel XII secolo, e inizialmente non era legato all’archivio che invece esiste oggi e che contiene circa mille anni di colpe gravissime. Un tempo questi peccati venivano trascritti su carta e bruciati alla fine del processo. Ad un certo punto, però, qualcuno decise di conservarli e di creare un apposito archivio che consentisse di studiare la casistica dei peccati:

“Si erano illusi che, raccogliendo la più ampia casistica possibile di tutte le colpe, avrebbero potuto comprendere le manifestazioni del male nella storia dell’uomo. Ma per quanto si sforzassero di classificarlo, di costringerlo in specifiche categorie, il male riusciva a trovare un modo per eludere ogni schema, ogni possibilità di previsione. C’erano sempre delle anomalie: piccole imperfezioni che, però, potevano essere corrette. Così i penitenzieri si sono trasformati da semplici ricercatori e archivisti in investigatori, prendendo parte direttamente al processo di giustizia. La più grande lezione dell’archivio, di cui quei sacerdoti hanno fatto tesoro, è che il male generato genera altro male. A volte si comporta come un contagio inarrestabile, che corrompe gli uomini senza fare distinzioni. Ma i penitenzieri non hanno considerato che, in quanto esseri umani, quel processo avrebbe potuto coinvolgere anche loro”.

E spunta presto la figura dei penitezieri, sacerdoti cattolici autorizzati a ricevere le confessioni più gravi, quelle per cui un sacerdote ordinario non può assolvere. Ma i penitenzieri non sono semplici sacerdoti…

«I penitenzieri non sono interessati all’esistenza del demonio. Hanno un approccio scientifico: sono veri e propri profiler. La loro esperienza è maturata negli anni grazie all’archivio. Col tempo, oltre alle confessioni dei penitenti, hanno iniziato a raccogliere una casistica dettagliata di tutti gli avvenimenti criminosi. Li studiano, li analizzano e cercano di decifrarli proprio come farebbe un moderno criminologo.»
«Vuoi dire che risolvono anche dei casi?»
«A volte succede.»
«E la polizia non sa nulla di tutto questo…»
«Sono bravi a proteggere il loro segreto, in fondo ci riescono da secoli.»

Quanto ci sia di vero in tutto questo, non lo so. Nel romanzo di Carrisi la verità si intreccia con la fantasia fino a creare un grande disegno ricco di personaggi ed eventi. Il romanzo è ambientato a Roma, e vede attribuire un ruolo anche a diverse chiese che sono storicamente legate alla penitenzieria.

Unico difetto di questa piacevole lettura, è la velocità. Bisogna stare un po’ attenti, perché nel vortice degli eventi e nella sovrabbondanza di informazioni non si ha il tempo di memorizzare le identità dei personaggi e di collocarli in uno spazio preciso.
A fine lettura, dopo uno sconvolgente colpo di scena, rimane la sensazione di volerne sapere di più non solo della penitenzieria e del tribunale della anime, ma anche dei personaggi accennati nel libro. Dispiace che non si tratti di un librone di migliaia di pagine.

E allora bravo Carrisi, che, a differenza di molti, merita il successo che ha avuto. Fa piacere, di tanto in tanto, scoprire che esiste una sorta di giustizia anche in libreria.

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Ogni forma è una morte

Luigi Pirandello - Novellle per un anno“Ora la mia tragedia è questa. Dico mia, ma chi sa di quanti!
Chi vive, quando vive, non si vede: vive… Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive piú: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Perché ogni forma è una morte.
Pochissimi lo sanno; i piú, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire. Non lo sanno, perché non si vedono; perché non riescono a staccarsi piú da quella forma moribonda che hanno raggiunta; non si conoscono per morti e credono d’esser vivi. Solo si conosce chi riesca a veder la forma che si è data o che gli altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è piú in essa: perché se fosse, noi non la vedremmo: la vivremmo, questa forma, senza vederla. e morremmo ogni giorno di piú in essa, che è già per sì una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto. Conoscersi è morire.
Il mio caso è anche peggiore. Io vedo non ciò che di me è morto; vedo che non sono mai stato vivo, vedo la forma che gli altri, non io, mi hanno data, e sento che in questa forma la mia vita, una mia vera vita, non c’è stata mai. Mi hanno preso come una materia qualunque, hanno preso un cervello, un’anima, muscoli, nervi, carne, e li hanno impastati e foggiati a piacer loro, perché compissero un lavoro, facessero atti, obbedissero a obblighi, in cui io mi cerco e non mi trovo. E grido, l’anima mia grida dentro questa forma morta che mai non è stata mia: – Ma come? io, questo? io, così? ma quando mai? – E ho nausea, orrore, odio di questo che non sono io, che non sono stato mai io; di questa forma morta, in cui sono prigioniero, e da cui non mi posso liberare. Forma gravata di doveri, che non sento miei, oppressa da brighe di cui non m’importa nulla, fatta segno d’una considerazione di cui non so che farmi; forma che è questi doveri, queste brighe, questa considerazione, fuori di me, sopra di me: cose vuote, cose morte che mi pesano addosso, mi soffocano, mi schiacciano e non mi fanno piú respirare.
Liberarmi? Ma nessuno può fare che il fatto sia come non fatto, e che la morte non sia, quando ci ha preso e ci tiene”.

(Luigi Pirandello)
(da: “La carriola”)

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Dello stesso autore:

Da sé (recensione ed estratti)
Non si sa come (estratto)
La veste lunga (recensione ed estratti)
L’uomo e la legge (estratto da: La casa del Granella)
Tullio Buti (estratto dalla novella Il lume dell’altra casa)
Cordoglio (estratto dalla novella Notte)

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Metamorfosi

orologio_da_taschinoCircolano varie opinioni sulla vita degli uomini
dopo l’estremo sguardo dei loro occhi. Alcuni
parlano di metamorfosi in animali, nuvole o fiori.

Dopo veglie senza sogno penso quasi: i nostri corpi
si ridurranno a piccole custodie, il cuore diventerà
un bilanciere, in lancette si trasformeranno le braccia
e il nostro respiro si irrigidirà in un ticchettio regolare.

come orologi indirizzeremo chi resta, a loro
ricordando quel che per sempre perdemmo:

il tempo.

(Thomas Brasch)

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Pietre fredde

pietre bagnate“Immagino che sia un alto tradimento, degno d’un uomo ingrato e ignorante e retrogrado e anti-intellettuale chiamare figlio d’una vacca un morto famoso come Felix Hoenniker. So benissimo che tutti lo credevano inoffensivo, gentile e sognatore, un tipo che non ha mai fatto male a una mosca, che non teneva al denaro, al potere, agli abiti eleganti, alle automobili e a tutto il resto, che non era come tutti noi, che era migliore di tutti noi, che era così innocente da essere in pratica un Gesù… tranne che non era Figlio di Dio…” Marvin Breed pensò che non fosse necessario completare il suo pensiero. Dovetti chiedergli di farlo. “Ma cosa?” disse. “Ma cosa?” Andò vicino a una finestra, a guardare il cancello del cimitero. “Ma cosa…” mormorò rivolto al cancello e al nevischio e alla tomba Hoenniker che si intravedeva, vagamente. “Ma,” disse “ma come diavolo può essere innocente un uomo che contribuisce alla creazione della bomba atomica? E come si può dire che un uomo era di animo buono, quando non si prendeva il disturbo di fare qualcosa mentre la donna più buona e più bella del mondo, sua moglie, moriva per mancanza di amore e di comprensione…” Rabbrividì. “Qualche volta mi domando se non era nato morto. Non ho mai incontrato un uomo che fosse meno interessato alla vita di lui. Qualche volta mi domando se non è per questo che il mondo va male: troppi individui, in alto, che sono morti e freddi come pietre”.

(Kurt Vonnegut)
(da: “Ghiaccio nove”)

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Dello stesso autore:

Mattatoio nr.5 (recensione ed estratti)

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Indovinello della chitarra

il-vecchio-chitarrista-pablo-picassoNel rotondo
crocicchio,
sei donzelle
ballano.
Tre di carne
e tre d’argento.
I sogni di un tempo le cercano,
ma le tiene avvinghiate
un Polifemo d’oro.
La chitarra!

(Federico Garcia Lorca)

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Dello stesso autore:

Elegia del silenzio
Lamento
L’ombra dell’anima mia
Canzone d’autunno
Se le mie mani potessero sfogliare

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