Tra tutte le opere

14-chardin-il-paiolo-di-rameTra tutte le opere
io prediligo quelle usate.
I bacili di rame ammaccati, appiattiti sugli orli,
le forchette e i coltelli dai manici di legno
che molte mani hanno logorato : queste mi parvero
le più nobili forme. Così anche i selci
che circondano le vecchie case,
smussati dai molti piedi che li calpestarono,
coi ciuffi d’erba che vi crescono in mezzo : queste
sono felici opere.

Entrate nell’uso molteplice, sovente variando aspetto,
migliorano la loro guisa, si fanno pregevoli
perchè sovente saggiate.
Persino i frammenti di sculture
con le loro mani mozze m’incantano. Per me
vissero anch’essi. Furono portati anche se poi lasciati cadere.
Anche se travolti stettero pure a non grande altezza.
Gli edifici mezzo diroccati
riprendono l’aspetto di maestosi disegni
ancora incompiuti : le loro belle misure
sono già intuibili; è necessario però
il nostro intendimento. Eppure
hanno già servito, sono anzi già sorpassati. Il sentirlo
mi rende felice.

(Bertolt Brecht)

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Dello stesso autore:

A chi esita
Elogio della dimenticanza
Tempi brutti per la poesia
Le grucce

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La gobba del cammello

foto_cammelli_006“Narrerò ora, nel secondo racconto, come spuntò la gobba al Cammello.
All’inizio del mondo, quando tutto era ancora nuovo, e gli Animali avevano appena incominciato a lavorare per l’Uomo, viveva, in mezzo al Deserto Ululante, un Cammello, che era proprio un gran fannullone, tanto che mangiava rametti e pruni, tamarischi e altre erbe, che poteva trovare nel deserto senza scomodarsi troppo; e quando Qualcuno gli rivolgeva la parola, rispondeva: – Bah! – solo: – Bah! – e nient’altro.
Perciò, un lunedì mattina, il Cavallo andò da lui, con la sella sulla schiena e il morso in bocca, e disse: – Cammello, ehi, Cammello, vieni fuori a trottare come tutti noi.
– Bah! – fece il Cammello; e il Cavallo se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Poi andò da lui il Cane, con un pezzo di legno in bocca; e disse: – Cammello, ehi, Cammello, vieni a stanare la selvaggina come tutti noi.
– Bah! – fece il Cammello; e il Cane se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Poi andò da lui il Bue, con il giogo sul collo, e disse: – Cammello, ehi, Cammello, vieni ad arare come tutti noi.
– Bah! – fece il Cammello, e il Bue se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Sul finire del giorno l’Uomo chiamò a raccolta il Cavallo, il Cane e il Bue e tenne loro questo discorsetto: – O miei Tre, sono molto spiacente per voi (con il mondo ancora tutto nuovo); quel Fannullone nel deserto non vuol proprio lavorare, mentre ormai dovrebbe già essere qui come voi; per cui sono costretto lasciarlo solo, e voi dovrete lavorare il doppio per supplirlo.
Ciò irritò molto i Tre (con il mondo ancora tutto nuovo); ed essi si riunirono al confine del Deserto a congiurare; e venne anche il Cammello, più indolente che mai, ruminando erba, e rise loro in faccia. Poi fece: – Bah! – e se ne andò.
Allora arrivò il Genio che ha in custodia Tutti i Deserti, avvolto in una nube di polvere (i Geni viaggiano sempre in questo modo, perché è Magia), e si fermò a parlare coi Tre.
– Genio di Tutti i Deserti, – disse il Cavallo, – è giusto che qualcuno se ne stia in ozio con il mondo tutto nuovo?
– No di certo, – rispose il Genio.
– Ebbene, – soggiunse il Cavallo, – c’è un animale in mezzo al tuo Deserto Ululante, con lungo collo e lunghe gambe che non ha fatto ancora niente da lunedì mattina. Non vuole trottare.
– Ohibò! – esclamò il Genio; – per tutto l’oro dell’Arabia, ma questo è il mio Cammello! e che scusa trova?
– Dice: “Bah!” – disse il Cane; – e non vuole andare a stanare la selvaggina.
– Dice qualcos’altro?
– Solo: “Bah!” e non vuole arare, – disse il Bue.
– Benissimo, – fece il Genio; – se avete la pazienza di aspettare un minuto lo farò sgobbare io.
Il Genio si avvolse nel suo mantello di polvere, andò nel deserto, e trovò il Cammello più indolente che mai, che rimirava la sua immagine riflessa in una pozza d’acqua.
– Mio lungo e indolente amico, – disse il Genio, – ho sentito sul tuo conto cose che ti fanno poco onore. È vero che non vuoi lavorare?
– Bah! – rispose il Cammello.
Il Genio si sedette, col mento fra le mani, e si accinse ad escogitare qualche grande incantesimo, mentre il Cammello continuava a rimirare la sua immagine riflessa nell’acqua.
– Tu hai costretto i Tre a lavorare il doppio da lunedì mattina, e tutto per colpa della tua insopportabile pigrizia – disse il Genio, e continuò a pensare incantesimi col mento fra le mani.
– Bah! – fece il Cammello.
– Non lo ripeterei più se fossi in te, – disse il Genio; – potresti dirlo una volta di troppo. Fannullone, voglio che tu lavori.
E il Cammello ripeté ancora: – Bah! – ma non aveva ancora finito di dirlo, che vide il suo dorso, del quale era così orgoglioso, gonfiarsi e gonfiarsi finché si formò su di esso una grande, immensa, traballante gob-bah.
– Vedi cosa ti è successo? – disse il Genio; – questa gobba te la sei voluta proprio tu, con la tua pigrizia. Oggi è giovedì, e tu non hai fatto ancora nulla, mentre il lavoro ha avuto inizio lunedì. Ora devi andare a lavorare.
– Come è possibile, – protestò il Cammello, – con questa gobbah sulla schiena?
– Anzi, è fatta apposta, – replicò il Genio, – perché hai perso quei tre giorni. Ora potrai lavorare per tre giorni senza mangiare, perché puoi vivere a spese della tua gobbah; e non ti venga in mente di dire che non ho fatto niente per te. Esci dal deserto, vai a raggiungere i Tre, e comportati bene. E sgobba!
E il Cammello andò a raggiungere i Tre, e sgobbò, nonostante la gobba. E da quel giorno in poi il Cammello ebbe sempre la gobbah (noi, ora, la chiamiamo gobba per non offenderlo); ma non è ancora riuscito a recuperare i tre giorni che ha perso all’inizio del mondo, e non ha ancora imparato a comportarsi come si deve”.

(Rudyard Kipling)

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Tu sarai un uomo

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La casa d’inferno

Richard Matheson - La casa d'infernoLa casa d’inferno è un romanzo di Richard Matheson del 1971.
Matheson è un bravo scrittore, ma a mio parere non sempre colpisce nel segno per la qualità della sua produzione.

Mentre Io sono leggenda risulta molto efficace ed altrettanto Tre millimetri al giorno, La casa d’inferno è deludente. Nella prosa lenta e spenta di questo libro è addirittura difficile riconoscere l’autore, seppure Matheson sia bravo non solo nell’architettare la storia, ma anche nello stile e nella scrittura.

Il professor Barrett è un parapsicologo, assunto da un miliardario in fin di vita per svelare il mistero che si cela dietro la fine di ogni esistenza: cosa c’è dopo la morte?
Barrett deve recarsi nella casa più stregata tra le case stregate, casa Belasco, vecchia dimora di un individuo spregevole dedito alla violenza e al controllo.
Barret e altri quattro personaggi, tutti poco interessanti e molto noiosi, si recano in questa famosa casa stregata nel tentativo di svelare il mistero nascosto tra le sue mura.
Casa Belasco porta guai, è ovvio. Chiaramente non è l’edificio in sé, il problema, quanto la presenza di entità rimaste a tormentare i vivi in ogni maniera possibile.

La casa d’inferno possiede tutti gli elementi tipici di questo tipo di storie: sedute spiritiche, strane presenze, medium, misteri e via dicendo, ma al di là del genere, che può piacere o meno, questo libro svela con un noioso incedere la poca forza dei personaggi e della storia stessa.

Barrett cerca di portare sul piano scientifico le manifestazioni occulte che si verificano in casa Belasco, e spiega:

“La scienza non è solo una raccolta di dati di fatto. Essa è in primissimo luogo un metodo investigativo, e non v’è alcun motivo per cui i fenomeni parapsicologici non debbano venir indagati con metodo scientifico: dato che – al pari della fisica e della chimica – la parapsicologia è una scienza della natura”.

Il punto di vista di Barrett, però, non cambia il tenore della storia. Quando si legge un libro del genere, poco importa se i fantasmi si possano misurare e definire con un rivoluzionario macchinario: rimangono spunti impalpabili per storie dell’orrore.

E comunque, come scrisse Stuart Chase, “Per coloro che credono, nessuna prova è necessaria. Per coloro che non credono, nessuna prova è sufficiente.”

Come lettori di storie dell’orrore, cosa ce ne facciamo di una dimostrazione dell’esistenza del mostro su cui è basata la vicenda?

Se vi piaca Matheson o in generale amate le storie dell’orrore, vi consiglio Io sono leggenda, Tre millimetri al giorno o I migliori racconti.

Buona lettura!

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Dello stesso autore:

Tre millimetri al giorno (estratti)
La casa impazzita (estratti dal racconto La casa impazzita, contenuto nella raccolta I migliori racconti)

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L’altro

GUIDO GOZZANO a tavola 716463-2 ©Archivio Publifoto/OlycomL’Iddio che a tutto provvede
poteva farmi poeta
di fede; l’anima queta
avrebbe cantata la fede.

Mi è strano l’odore d’incenso:
ma pur ti perdono l’aiuto
che non mi desti, se penso
che avresti anche potuto,

invece di farmi gozzano
un po’ scimunito, ma greggio,
farmi gabrieldannunziano:
sarebbe stato ben peggio!

Buon Dio, e puro conserva
questo mio stile che pare
lo stile d’uno scolare
corretto un po’ da una serva.

Non ho nient’altro di bello
al mondo, fra crucci e malanni!
M’è come un minore fratello,
un altro gozzano: a tre anni.

Gli devo le ore di gaudi
più dolci! Lo tengo vicino;
non cedo per tutte Le Laudi
quest’altro gozzano bambino!

Gli prendo le piccole dita,
gli faccio vedere pel mondo
la cosa che dicono Mondo,
la cosa che dicono Vita…

(Guido Gozzano)

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Dello stesso autore:

Parabola
La differenza

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Apri gli occhi – L’ebook

copDa oggi il mio secondo libro, Apri gli occhi, è disponibile anche in versione digitale.

Pubblicato da Meligrana Editore, è acquistabile a 2.99 € dai seguenti siti:

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Leggi l’anteprima

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A chi esita

bertolt_brechtDici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

(Bertolt Brecht)

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Dello stesso autore:

Elogio della dimenticanza
Tra tutte le opere
Tempi brutti per la poesia
Le grucce

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L’uomo e la legge

topo in trappola“I topi non sospettano l’insidia della trappola. Vi cascherebbero, se la sospettassero? Ma non se ne capacitano neppure quando vi son cascati. S’arrampicano squittendo sú per le gretole; cacciano il musetto aguzzo tra una gretola e l’altra; girano; rigirano senza requie, cercando l’uscita.
L’uomo che ricorre alla legge sa, invece, di cacciarsi in una trappola. Il topo vi si dibatte. L’uomo, che sa, sta fermo. Fermo, col corpo, s’intende. Dentro, cioè con l’anima, fa poi come il topo, e peggio”.

(Luigi Pirandello)
(da: “La casa del Granella”)

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Dello stesso autore:

Non si sa come (estratto)
Ogni forma è una morte (estratto da: La carriola)
Da sé (recensione ed estratti)
La veste lunga (recensione ed estratti)
Tullio Buti (estratto dalla novella Il lume dell’altra casa)
Cordoglio (estratto dalla novella Notte)

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La botte dell’odio

danaidiL’Odio è la botte delle pallide Danaidi;
la Vendetta invano, con le sue braccia rosse e forti,
precipita in fondo alle sue tenebre vuote
grandi secchi di sangue e lagrime dei morti:

il Diavolo fa buchi segreti a questi abissi
dai quali sfuggirebbero mille anni di sudori e di sforzi,
anche se essa sapesse rianimare le sue vittime e,
per spremerle ancora, risuscitare i loro corpi.

L’Odio è un ubbriaco in fondo ad una caverna,
che sente rinascergli la sete e via via moltiplicarglisi,
come l’idra di Lerna, dal liquido che ha ingurgitato.

Ma i bevitori felici sanno chi è il vincitore,
e l’Odio è condannato – lamentevole sorte –
a non potersi mai addormentare sotto la tavola.

(Charles Baudelaire)

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Dello stesso autore:

– Le chat
– La pipa
– I gufi
– Epigrafe per un libro condannato
La musica

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La fabbrica delle mogli

Ira Levin - La fabbrica delle mogliLa fabbrica delle mogli è un romanzo di Ira Levin del 1972.

La scelta di cambiare il titolo è stata decisamente infelice, perché il titolo originale, The Stepford wives, non svelava nulla del mistero che si cela in questa storia, mentre quello scelto dall’editore italiano priva il lettore della sorpresa.

Joanna Eberhart fugge dalla città e si rifugia con la famiglia, marito e due bambini, a Stepford, piccolo paese abitato perlopiù da famiglie. Mentre cerca di ambientarsi e di fare nuove conoscenze nel quartiere, Joanna si accorge dello strano comportamento e dell’aspetto perfetto delle donne di Stepford. Sono belle, curate, sorridenti e disponibili. Gli acquisti nei loro carrelli sono disposti in maniera ordinata, i pavimenti delle loro case luccicano di cera, i mobili non svelano un granello di polvere e anche gli angoli remoti di abitazioni e giardini svelano solo una perfetta pulizia.
Alla proposta di un invito a riunirsi o ad uscire per una semplice colazione, le donne di Stepford dicono sempre no: devono pulire, devono riassettare, devono stirare, devono occuparsi dei loro mariti. Eppure Joanna scopre che quelle donne non sono state sempre così. Un tempo esistevano dei comitati dei quali facevano parte, molte di loro avevano un lavoro e delle ambizioni, alcune erano trasandate, impegnate, confuse… vive! Ora sembrano uscite da una pubblicità, sono assolutamente perfette.
Joanna trova solo due donne normali a Stepford: Bobbie e Charmaine. La seconda si trasforma presto in una delle perfette mogli di Stepford, facendo distruggere il campo da tennis che usava per giocare con le amiche in favore di un campo da golf per il marito. Questo cambiamento, simbolo dell’emancipazione femminile che scivola via, sorprende e intristisce Joanna, che si ritrova ora con una sola amica: Bobbie.
Quest’ultima resiste ancora, ma quando scadono i tre mesi dal trasferimento a Stepford, anche lei, come tutte quelle che l’hanno preceduta, si trasforma in una donna perfetta. È la goccia che fa traboccare il vaso: Joanna crolla, vuole cambiare casa e città, è convinta che ci sia qualcosa che non va negli uomini di Stepford e nella loro Associazione Maschile. Pensa che ci siano loro, dietro quelle mogli perfette quanto finte.
L’angoscia la porta in biblioteca, dove cercando tra vecchi articoli di giornale scopre due o tre cosette interessanti sulle attività degli uomini di Stepford…
Qual è il mistero di Stepford e cosa ne sarà di Joanna? Questo lo lascerò scoprire a voi.

La fabbrica delle mogli, poco più di 100 pagine e lo stile asciutto tipico di Ira Levin, parte da una bella idea ma si sgonfia rapidamente, rivelando un intreccio povero, dei personaggi poco caratterizzati e un finale amaro e insoddisfacente.

Le idee di Ira Levin sono spesso interessanti, ma di norma si scontrano con una prosa fin troppo asciutta e una cura dei personaggi pressoché assente.
Ci sono scrittori che reggono con una bellissima prosa storie praticamente prive di originalità e con trame scarne, e al contrario esistono scrittori che pur avendo idee originali e complesse sanno ricamare poco su altri aspetti del mestiere. C’è anche una terza categoria, ma è rara e non ne parlerò oggi. Ira Levin appartiene alla seconda specie, ma i suoi libri restano comunque piacevoli e interessanti, nel complesso.

Da La fabbrica delle mogli, nel 1975 fu tratto un film che portava lo stesso titolo del libro originale, e nel 2004 uscì un remake intitolato La donna perfetta.
Come per Rosemary’s baby (altro libro di Ira Levin) il film è più riuscito del libro, ma nel caso di La donna perfetta, il miglioramento appare enorme. Mentre Rosemary’s baby è quasi alla lettera una trasposizione del libro, La donna perfetta riprende la storia di La fabbrica delle mogli ampliandola e donandole l’efficacia che nel libro non possiede.
Non so La fabbrica delle mogli (film), ma La donna perfetta merita sicuramente di essere visto. Anche il finale, completamente diverso da quello del romanzo, è molto ben congegnato e davvero soddisfacente.

Per quanto riguarda gli altri libri di Ira Levin, vi consiglio I ragazzi venuti dal Brasile, di sicuro il migliore fra i tre che ho letto (La fabbrica delle mogli, Rosemary’s baby, I ragazzi venuti dal Brasile).

Buona lettura e buona visione!

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Dello stesso autore:

I ragazzi venuti dal Brasile (recensione)

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In barba agli avvoltoi, torna www.chiaravitetta.com

avvoltoiUn anno fa, nel febbraio 2012, www.chiaravitetta.com ha subito una brutta sorte: per un’imperdonabile dimenticanza il dominio è scaduto ed è stato acquistato da uno dei tanti cybersquatter che gironzolano in rete.

Il cybersquatter è chi si macchia del reato di cybersquatting, cioè l’accaparramento di nomi di dominio corrispondenti a marchi altrui o a nomi di personaggi famosi al fine di realizzare un lucro.

Di solito i siti acquistati così diventano parcheggi per pubblicità di ogni genere, sull’onda delle visite del sito originario e dei posizionamenti nei motori di ricerca.
Generalmente vengono presi di mira siti con un certo numero di visitatori, ma dato che questo “lavoro” è svolto da programmi che operano in automatico, spesso finiscono nella rete anche piccoli siti che però hanno comunque un certo rilievo nei motori di ricerca.

Nonostante il dominio portasse il mio nome e cognome e quindi secondo la legge fosse al sicuro dall’acquisto di terzi (a meno che l’acquirente non fosse un mio omonimo), il sito è finito nella mani di chi aveva un unico obiettivo: il denaro. Vittima del cybersquatting, non ho potuto fare nulla per far valere i miei diritti.
Riacquistare il sito sarebbe costato molto, invece intentare una causa contro il cybersquatter avrebbe comportato un esborso ingente senza tuttavia garantire la riuscita della causa né una punizione per chi ha commesso il reato. Insomma, dopo attente valutazioni mi sono arresa: che se lo tenesse, il mio chiaravitetta.com!

Naturalmente tutto questo non ha impedito a me e ad alcuni amici di tenere d’occhio la situazione.
Secondo il mio parere, già dopo qualche mese di utilizzo del mio dominio, il cybersquatter ha riscontrato un calo vertiginoso delle visite. Questo perché i motori di ricerca funzionano molto bene nell’indicizzare i siti internet in base ai reali contenuti, ma anche perché gli utenti abitudinari del mio sito sono stati subito informati della novità. Non posso sapere quanti soldi abbia fatto l’avvoltoio con la pubblicità parcheggiata sul mio dominio, ma sono sicura che il valore di www.chiaravitetta.com sia precipitato in fretta, tant’è che alla scadenza, risalente a qualche settimana fa, il sito è stato messo all’asta e l’unica offerta è stata la mia.

Con molto piacere vi informo che www.chiaravitetta.com mi appartiene di nuovo, e vi assicuro che non me lo farò scappare mai più.
Recuperare il dominio è stato possibile grazie a Maurizio, Angela e Simone. A loro vanno i miei grazie e la mia eterna gratitudine.

E ora, come festeggiamento, cosa c’è di meglio che digitare www.chiaravitetta.com e vedere apparire il mio sito? 🙂

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