Ebook gratuito “La pseudocultura di convenienza”

Chiara Vitetta - La pseudocultura di convenienza

“La pseudocultura di convenienza è un fenomeno molto diffuso ed osservato che imperversa in Italia, in alcune zone in particolare, e che sembra avere il preciso obiettivo di distruggere la cultura ed eliminare la qualità da tutte le forme d’arte. Non si tratta di un fenomeno organizzato, ma di una spontanea fuga a gambe levate dalla cultura e dalla meritocrazia”.

Dopo il grande successo della serie di post denominati La pseudocultura di convenienza, nasce oggi un ebook che li raccoglie tutti.

Potete scaricare gratuitamente l’ebook La pseudocultura di convenienza – Diario di una scrittrice esordiente cliccando su uno dei link qui sotto. Buona lettura!

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Guida all’ebook marketing

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In un periodo in cui gli ebook prendono piede nel mondo (ma molto poco in Italia, purtroppo), vi propongo un’interessante guida all’ebook marketing. Se siete scrittori esordienti, emergenti, o anche se non avete mai pubblicato un libro in cartaceo, potrebbe essere un’idea tentare di sbarcare nel territorio affascinante e ancora pressoché vergine dei libri in digitale. Questa guida vi aiuterà a capire cosa si può fare per raggiungere un maggior numero di lettori e vi spiegherà anche come farlo, il tutto in modo abbastanza semplice ed efficace.

Leggete, imparate e tentate! Buona lettura e buone vendite a tutti!

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“Apri gli occhi” secondo i lettori (7)

Apri gli occhiEcco una nuova recensione di Apri gli occhi, scritta da un lettore. Grazie a Riccardo, che spero di poter presto annoverare tra i miei lettori più fedeli.

“Qui non si tratta di scrivere una recensione, non sarebbe corretto.
Qui si tratta di mettersi in ascolto, in un silenzio che troppe volte viene calpestato, perché è solo nel silenzio che si possono sentire certi sussurri e alcune disperazioni senza voce.
Apri gli occhi è un discorso attorno alla disperazione. Ma così come nella parola “speranza” convivono i due antitetici concetti di gioia e desolazione, allo stesso modo la disperazione è indissolubilmente composta di caduta e rinascita, morte e vita. Essa si incarna nelle pagine, attraverso non tanto le vicende dei protagonisti, quanto attraverso i loro pensieri e le loro emozioni, vere muse del racconto. Essa trasmette l’ansietà dell’incertezza esistenziale, l’impossibilità di prevedere quale sarà la strada da percorrere, se davvero ne esiste una. Apri gli occhi è pregno di quella consapevolezza che una seconda opportunità non viene concessa a chiunque.
E il titolo di quel libro che non fa pagare le bollette, quel titolo così significativo, Orizzonte, evoca pensieri che troppe volte nella nostra quotidianità vengono dimenticate. C’era un grande filosofo francese, Gilles Deleuze, il quale un giorno disse: “Vivere non è sopravvivere. Realmente, la condizione esistenziale dell’uomo che Desidera è quella di osservare il Mondo puntando il proprio sguardo partendo dall’Orizzonte, per poi, attraverso cerchi concentrici di percezione che allargano la vita stessa, arrivare a sé.”
Apri gli occhi è una banale ed emozionante guida per chi voglia mettersi a guardare l’Orizzonte; e da laggiù, partendo dalla percezione concreta e solidale delle altrui disperazioni, arrivare a sé, approdando alla propria minuscola esistenza come a una meta a lungo attesa.
Poiché la rinascita paventata così dolcemente in queste pagine non piove dal cielo: fiorisce naturalmente dalla spontaneità della solidarietà tra esseri umani. Ed essa è fatta di Orizzonte, di amicizia e di propensione al silenzio.
E Apri gli occhi è un sussurro da cogliere.
Mettetevi in ascolto.”

(Riccardo)

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Niente e così sia

Oriana Fallaci - Niente e così siaNiente e così sia è il diario che Oriana Fallaci scrisse durante il primo anno vissuto in Vietnam come corrispondente di guerra. Definito spietato, disperato e brutale, questo libro è uno spaccato di realtà reso con equilibrio, sensibilità ed intelligenza.

Oriana Fallaci si rivolge ai lettori per spiegare l’orrore della guerra, quella guerra assurda vista da vicino e approfondita a rischio della vita. Lo scopo di questo libro? “Raccontare la guerra a chi non la conosce”. Eppure queste pagine non svelano solo la realtà della guerra, ma riescono a dare la misura di ciò che la guerra provoca nell’animo umano. Dai diari dei vietcong alle interviste a generali e soldati, Oriana Fallaci cerca di svelare la formula della guerra, la ragione della sua esistenza, ma soprattutto cerca di capire cosa provoca la guerra nel cuore dell’uomo.

Quando un giornalista riesce non solo a raccontare la verità, ma a farlo con l’onestà di chi è consapevole di essere una persona, prima che un corrispondente di guerra, allora ci ritroviamo tra le mani libri necessari come questo. Credo che questo sia un libro sull’uomo, ancor più che sulla guerra, un libro sulle contraddizioni umane e sul valore della bontà che sopravvive anche all’orrore.

Per concludere, ho scelto per voi un estratto che credo renda davvero bene lo spirito di Oriana Fallaci e il senso di questo libro. Buona lettura!

“Che strani tipi, questi miei colleghi in Vietnam. Alcuni, come Pelou, sono fior di giornalisti e potrebbero stare a Londra o a Parigi: invece bestemmiano e rimangono. Molti altri, come Catherine, sono reporter improvvisati e nessuno li avrebbe mandati se non si fossero pagati il viaggio. Cosa cercano qui? Uno scopo che non avevano prima? Un brivido che li scuota dalla noia? Una pallottola che risolva un loro dolore? Un’imitazione di Hemingway? Ho tentato un’indagine, uno ha risposto: «Voglio dimostrare a mio padre di non essere il cretino che dice». Un altro ha risposto: «È eccitante e, se fai la foto giusta, sei a posto per sempre». Catherine ha risposto: «Volevo vedere com’è fatta la guerra, ne sentivo sempre parlare».
Quasi nessuno m’ha dato la sola risposta che a me sembra valida: io sono qui per capire gli uomini, cosa pensa e cosa cerca un uomo che ammazza un altro uomo che a sua volta lo ammazza. Sono qui per provare qualcosa a cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre. Sono qui per spiegare quanto è ipocrita il mondo quando si esalta per un chirurgo che sostituisce un cuore con un altro cuore; e poi accetta che migliaia di creature giovani, col cuore a posto, vadano a morire come vacche al macello per la bandiera. È da quando sono al mondo che mi rompono l’anima con la bandiera, la patria, in nome di queste sublimi sciocchezze mi impongono il culto di uccidere, essere uccisa, e nessuno mi ha ancora detto perché uccidere per rapina è peccato, uccidere perché hai un’uniforme è glorioso”.

(Oriana Fallaci)
(da: “Niente e così sia”)

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Dell stessa autrice:

La formula del gioco della guerra (estratto da Niente e così sia)

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Autoinvitati

bukowski006Va bene, mettimi le mutande al contrario, telefona in Cina,
fai volar via gli uccelli,
compra un quadro di una colomba rossa e ricordati
di Herbert Hoover.
Quel che cerco di dire è che sei delle ultime
otto sere abbiamo avuto ospiti, tutti autoinvitati,
e come dice mia moglie: “Non vogliamo farli restar male”.
Sicché ci sediamo e li ascoltiamo, certuni famosi
e certuni mica tanto, certuni piuttosto svegli
e divertenti, certuni mica tanto
ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
parole, parole, parole, un garbato mulinello di suoni
che rivela innanzi tutto solitudine: in un modo o nell’altro
chiedono tutti di essere accettati,
di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
ma io sono uno di quelli che preferirebbe
starsene tranquillo a casa con la moglie e i suoi sei gatti
(o di sopra da solo a fare niente).
L’impressione è che sia un egoista
e mi senta sminuito dalla gente
ma non ho l’impressione che loro
si sentano vuoti, ho l’impressione
che li diletti il movimento
delle loro bocche.
E quando se ne vanno quasi tutti accennano
a un’altra visitina.
Mia moglie è carina, li saluta con calore,
ha un cuore d’oro, così d’oro che quando, che so,
andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
lei prende il posto da cui si può “veder la gente”
e io quello da cui non è possibile.
D’accordo, sono un figlio del demonio;
l’inera umanità mi annoia e no, non è
paura, sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
e non è invidia perché non voglio nulla
di ciò che loro vogliono, è solo che
in tutte quelle ore di
parole parole parole
non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato
le cervella.
Te lo ricordi quando avevi l’abitudine di buttarli fuori
dalla porta invece di fargli scaricar le batterie
sui tuoi divani,
quei tipi malinconici sempre a caccia di compagnia,
e ti vergogni di te stesso per esserti arreso
alle loro insane fesserie
ma altrimenti tua moglie direbbe:
“Pensi di essere forse l’unico essere umano
sulla terra?”.
Vedete, ecco come il diavolo
mi acchiappa.
Perciò io ascolto e loro si sentiranno
realizzati.

(Charles Bukowski)

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Dello stesso autore:

– Così vorresti fare lo scrittore?
– I furbi
– Sii gentile
– Le parole
Attraversa l’anima

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L’ombra del vento

Carlos Ruiz Zafon - L'ombra del vento

“«La televisione, mio caro Daniel, è l’Anticristo. Mi creda, nel giro di tre o quattro generazioni la gente non sarà più nemmeno in grado di scoreggiare da sola e l’essere umano regredirà all’età della pietra, alla barbarie medievale, a uno stadio che la lumaca aveva già superato all’epoca del pleistocene. Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali, ma da una risata, da un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di pessimo gusto»”.

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“Il servizio militare serve solo a confermare la percentuale di zoticoni rilevata dal censimento. E per questo sono sufficienti due settimane, non ci vogliono due anni”.

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“Esercito, matrimonio, Chiesa e banca: i quattro cavalieri dell’Apocalisse”.

(Carlo Ruiz Zafon)
(da: “L’ombra del vento”)

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Qualche interessante percentuale (3)

mare_libri319Dal 2009 ho la piacevole abitudine di tenere conto di ogni libro letto e alla fine dell’anno scrivere un post come questo per tutti i curiosi che frequentano il mio sito.

Questa volta mi sono divertita a fare qualche confronto in più tenendo conto dei resoconti di tre anni di letture.

Sono rimasta stupita anche stavolta dal numero di libri letti (tanti) e dal numero di quelli che potrei elencare senza lista davanti (pochissimi).
Ho scoperto di leggere più libri italiani di quanto credessi, di leggere una media di 8,6 libri al mese con una media – quest’anno – di 81 pagine al giorno.

Nel 2009 ho letto 90 libri, nel 2010 100 e nel 2011 104. I libri di scrittori italiani restano in testa alla classifica per nazionalità come è successo nel 2010, ma non nel 2009, anno in cui gli scrittori statunitensi hanno avuto la meglio, anche se non di molto.

I romanzi restano i libri che leggo di più, con una percentuale che è passata dal 67% del 2009 al 59% del 2010 per arrivare al 69% nel 2011. Le poesie hanno mantenuto una percentuale del 5-6% durante tutti e tre gli anni mentre le raccolte di racconti non hanno mai superato il 19%.

La percentuale di libri di esordienti italiani letti è, quest’anno, del 13%; meno del 2010 (17%), più del 2009 (9%).

La classifica di gradimento rivela la scarsità di libri considerati “bellissimi” e la gran percentuale di libri considerati “brutti” e “così così”. Il valore è espresso in stelle (da 1 a 5) come su Anobii. Nei tre anni presi in considerazione, la quantità di libri “bellissimi” è stata di 4 nel 2009, 2 nel 2010 e 2 nel 2011.

I belli si aggirano, negli anni, intorno al 15-20%. Va comunque considerato che per quanto riguarda il gradimento, nel 2009 ho scelto di classificare i libri secondo 4 criteri, anziché 5.

Ed ora lascio che siate direttamente voi a curiosare tra i dati. Se qualcuno fosse particolarmente curioso e avesse voglia di propormi di calcolare altre percentuali, sarebbe il benvenuto.

Alla fine delle percentuali potrete leggere un tot di titoli che vi consiglio, tutti letti durante il 2011. Ognuno di quei libri ha avuto almeno tre stelle e ve lo consiglio per ragioni varie. Di alcuni, se vorrete, potrete anche leggere una mia recensione o degli estratti.

I dati riportati di seguito si riferiscono a 104 libri letti dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2011.

Genere:

Romanzi: 69%
Raccolte di racconti: 14%
Poesie: 6%
Filosofia: 5%
Narrativa per ragazzi: 2%
Autobiografia: 2%
Opere teatrali: 1%
Fiabe: 1%

Nazionalità degli autori:

Italia: 34%
Stati Uniti: 24%
Inghilterra: 17%
Francia: 9%
Germania: 4%
Irlanda: 3%
Russia: 3%
Spagna: 1%
Serbia: 1%
Austria: 1%
Canada: 1%
Norvegia: 1%
Svizzera: 1%
Cina: 1%
Olanda: 1%
Brasile: 1%

Gradimento (espresso in numero di libri):

* (scadenti) 7
** (brutti) 39
*** (così così) 41
**** (belli) 15
***** (bellissimi) 2

I libri migliori letti nel 2011:

Notte buia, niente stelle (Stephen King) *****
Mucchio d’ossa (Stephen King) ***** Leggi un estratto: Incubo
I miserabili (Victor Hugo) **** Leggi alcuni estratti: Jean ValjeanIl vescovo di Digne e la ghigliottina
Via col vento (Margaret Mitchell) ****
Come Dio comanda (Niccolò Ammaniti) ****
La diva Julia (W.Somerset Maugham) **** Leggi recensione ed estratti: La diva Julia
I migliori racconti (Richard Matheson) **** Leggi degli estratti dal racconto: La casa impazzita
A forma di cuore (Ruth Rendell) ****
Fight Club (Chuck Palahniuk) **** Leggi recensione ed estratti: Fight Club I sacrifici umani
Carne viva (Ruth Rendell) ****
Insomnia (Stephen King) ****
1984 (George Orwell) ****
L’inverno del nostro scontento (John Steinbeck) ***
L’amante di Lady Chatterley (D.H. Lawrence) ***
Schiavo d’amore (W. Somerset Maugham) ***
Blackout (Gianluca Morozzi) ***
Dieci piccoli indiani (Agatha Christie) ***
Bartelby (Herman Melville) ***

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Leggi le statistiche del 2009
Leggi le statistiche del 2010
Leggi le statistiche del 2012
Leggi le statistiche del 2013
Leggi le statistiche del 2014
– Leggi le statistiche del 2015

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Il lupo pastore

Il lupo pastoreUn Lupo, che traea poco vantaggio
dalle sue buone pecore vicine,
pensò d’adoperar arti volpine
e di vestirsi in altro personaggio.

Indossa d’un pastore il casaccone,
a mo’ di verga piglia un bel bastone,
e perché nulla manchi alla bisogna,
si mette intorno al collo una zampogna.

Così poteva scriver sul cappello:
“Io son Bortolo, io sono il guardiano”.
E rassomiglia a Bortolo, a pennello,
con quel cappel, con quel bastone in mano.

Bortolo, il vero Bortolo, frattanto
dormia tranquillo alla sua greggia accanto,
dormia l’armento, il bel mastin dormiva,
e dormiva sull’erba anche la piva.

Il Lupo malandrin, ecco, bel bello
s’accosta, e per poter spinger l’armento
verso la grotta e farne un gran macello,
ricorre ad un cattivo esperimento.

Ossia la bestia stupida e feroce
volle aggiungere agli abiti la voce;
ma un tal versaccio od ululo cacciò,
che le selve ed i sassi spaventò.

Pastor, pecore, cani, a tanto chiasso
si sveglian tutto a un tratto: e l’imbroglione,
dentro imbrogliato in fondo al casaccone,
né difendersi può, né dare un passo.

Non v’è furbo che sia furbo abbastanza
in ogni tempo e in ogni circostanza;
chi nasce Lupo ascolti la natura:
faccia il Lupo che è ancor la più sicura.

(Jean de La Fontaine)

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Dello stesso autore:

La volpe e l’uva
L’asino carico di spugne e l’asino carico di sale
L’ubriacone e la sua donna
Il leone e il topo
Il testamento interpretato da Esopo
Il lupo e il cane
Il corvo e la volpe
Il pavone e Giunone

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Un aquilone è una vittima

aquiloneUn aquilone è una vittima affidabile.
Lo ami perché strattona in modo abbastanza dolce
per farti capire che tu sei il padrone
e abbastanza forte
per farti capire che sei lo sciocco;
perché vive nella dolce aria eterea
come un falco addestrato
e perché puoi sempre tirarlo giù
e addomesticarlo dentro il tuo cassettone.

Un aquilone è un pesce che hai sempre preso
in una piscina in cui i pesci non entrano,
e così giochi con lui a lungo e con attenzione,
sperando che non ceda o che i venti non muoiano.

Un aquilone è l’ultima poesia che hai scritto,
e così lo affidi al vento, ma non lasciarlo fuggire
a meno che qualcuno non trovi per te qualcos’altro da fare.

Un aquilone è un contratto di gloria stipulato con il sole,
e così ti fai amici il campo, il fiume e il vento,
e per ciò hai pregato tutta la notte precedente
sotto una luna che vaga senza spago:
per renderti meritevole e poetico e puro.

(Leonard Cohen)

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Dello stesso autore:

– Il vero amore

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I sacrifici umani

Chuck Palahniuk - Fight clubLeggi la prima parte della recensione di Fight Club.

Dopo il Fight Club, Tyler Durden, uomo intorno al quale cresce la storia in questo romanzo, inventa il Progetto Caos.

“Sarà il Progetto Caos a salvare il mondo. Un’era gla­ciale culturale. Un secolo buio prematuramente indot­to. Il Progetto Caos obbligherà l’umanità a entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla Terra per riprendersi.
«Giustifica tu l’anarchia» dice Tyler. «Risolvila tu.»
Come fa il fight club con impiegati e commessi, il Progetto Caos disarticolerà la civiltà perché si possa fa­re qualcosa di meglio del mondo”.

Il Progetto Caos prevede quattro “sezioni”: Incendi, Aggressioni, Scherzi e Disinformazione. Tyler stabilisce che tutti quelli che fanno parte del progetto debbano avere una pistola.
E ad un certo punto, spuntano fuori i “sacrifici umani”. Tyler vuole che ogni partecipante ne compia dodici…

Ma in cosa consistono questi sacrifici umani? Chi fa parte del Progetto Caos deve davvero uccidere qualcuno? Leggete di seguito e scoprirete la forza di questo libro.

“Ciascuno di noi doveva portare a Tyler dodici patenti. Per dimostrare che ciascuno di noi aveva fatto dodici sacrifici umani.
Stasera ho parcheggiato e ho aspettato dietro l’angolo che Raymond Hessel finisse il suo turno al Korner Mart, che resta aperto giorno e notte, e verso la mezzanotte è uscito ad aspettare un autobus del servizio notturno e finalmente io mi sono avvicinato e l’ho salutato.
Raymond Hessel, lui non ha detto niente. Probabilmente ha pensato che volessi i suoi soldi, la sua paga minima, i quattordici dollari che aveva nel portafogli. Oh, Raymond Hessel, in tutti i tuoi ventitré anni quando ti sei messo a piangere, con le lacrime che scendevano per la canna della mia pistola premuta sulla tua tempia, no, qui i soldi non c’entrano. Non tutto ha a che fare con i soldi.
Non mi hai detto nemmeno ciao.
Tu non sei il tuo misero piccolo portafogli.
Bella nottata, ti ho detto io, fredda ma limpida.
Tu non mi hai detto nemmeno ciao.
Non scappare, ti ho detto, o dovrò spararti nella schiena. Avevo tirato fuori la pistola e avevo calzato un guanto di lattice così se la pistola fosse diventata il reperto A presentato dallo Stato, su di essa non ci sarebbero state che le lacrime secche di Raymond Hessel, razza bianca, ventitré anni, senza segni particolari.
Allora ho avuto la tua attenzione. I tuoi occhi erano così grandi che persino nella luce dei lampioni vedevo che erano verde antigelo.
Ogni volta che la pistola ti toccava la faccia tu ti ritiravi affannosamente indietro un po’ di più, come se la canna fosse troppo calda o troppo fredda. Finché ti ho detto smettila di indietreggiare e allora hai lasciato che la pistola ti toccasse, ma lo stesso hai storto il collo e allontanato la testa dalla canna.
Mi hai dato il tuo portafogli, come ti ho chiesto.
Il tuo nome è Raymond K. Hessel, quello che c’è scritto sulla patente. Abiti al 1320 SE Benning, appartamento A. Un seminterrato, dev’essere. Di solito agli appartamenti dei seminterrati assegnano lettere invece di numeri.
Raymond K.K.K.K.K.K. Hessel, stavo parlando a te.
Tu hai storto il collo e allontanato la testa dalla pistola e hai detto sì. Sì, hai detto, abitavi in un seminterrato.
Avevi anche delle foto nel portafogli. C’era tua madre.
Questa è stata dura per te. Hai dovuto aprire gli occhi e vedere mamma e papà che ti sorridevano e vedere allo stesso tempo la pistola, ma ce l’hai fatta, poi hai chiuso gli occhi e ti sei messo a piangere.
Ti saresti raffreddato, lo stupefacente prodigio della morte. Un momento prima sei una persona e un momento dopo sei un oggetto e papà e mamma devono chiamare il vecchio dottor Chissachì per farsi dare la tua cartella odontoiatrica perché non resterà molto della tua faccia e papà e mamma si erano sempre aspettati molto di più da te e, no, la vita è ingiusta e adesso guarda che cosa succede.
Quattordici dollari.
Questa, ho chiesto io, questa è tua mamma?
Sì. Tu piangevi, tiravi su con il naso, piangevi. Deglutivi. Sì.
Avevi una tessera della biblioteca. Avevi una tessera di noleggio a un negozio di video. Una tessera della previdenza sociale. Quattordici dollari in contanti. Volevo prendere la tua tessera dell’autobus, ma il meccanico ha detto di prendere solo la patente. Una tessera scaduta di un’associazione studentesca.
Studiavi qualcosa, all’epoca.
Eri arrivato a un pianto abbastanza intenso a questo punto così io ti ho schiacciato un po’ più forte la pistola sulla guancia e tu hai cominciato a indietreggiare finché ti ho detto di non muoverti, o t’ammazzavo lì per lì.
Allora, che cosa studiavi?
Dove?
All’università, ho detto. Qui c’è una tessera.
Oh, non ti ricordavi più, singhiozzo, ingoio, sniffata, qualcosa, biologia.
Ascolta adesso, devi morire, Raymond K.K.K. Hessel, questa notte tocca a te. Puoi morire in un secondo o in un’ora, decidi tu. Perciò cacciami una balla. Raccontami la prima cosa che ti salta in mente. Inventati qualcosa. Non me ne frega un cazzo. Io ho la pistola.
Così finalmente ti sei messo ad ascoltare e sei uscito da quella piccola tragedia che avevi nella testa.
Riempi gli spazi vuoti. Che cosa vuole fare Raymond Hessel da grande?
Andare a casa, hai detto tu, voglio solo andare a casa, ti supplico.
Potente, ho detto io. Ma poi, come avevi intenzione di passare la tua vita? Posto che sapessi fare qualcosa a questo mondo.
Inventatelo.
Tu non sapevi.
Allora sei morto seduta stante, ho detto io. Ora gira la testa, ti ho detto.
La morte avrà inizio fra dieci, fra nove, fra otto.
Veterinaria, hai detto. Volevi diventare veterinario.
Vale a dire bestia. Per questo bisogna andare a scuola.
Nel senso di troppa scuola, hai detto tu.
Puoi essere in qualche scuola a spaccarti il culo, Raymond Hessel, o puoi essere morto. Scegli tu. Ti ho infilato il portafogli nella tasca posteriore dei jeans. Dunque volevi davvero diventare un dottore di bestie. Ti ho staccato la canna in salamoia dalla guancia e te l’ho schiacciata contro quell’altra. È questo che hai sempre desiderato diventare, dottr Raymond K.K.K.K. Hessel, un veterinario?
Sì.
Non è una balla?
No. No, hai specificato, sì, non è una balla. Sì.
Bene, ho detto io, e ti ho sciacciato l’estremità umida della canna al vertice del mento e poi al vertice del naso e dovunque schiacciavo la canna lasciavo un anellino luccicante delle tue lacrime.
Allora torna a scuola ti ho detto. Se domani mattina ti svegli, trovi un modo di tornare a scuola.
Ho schiacciato l’estremità bagnata della pistola sull’una e sull’altra guancia e poi sul mento e poi di nuovo sulla fronte e l’ho lasciata lì. In questo momento potresti tranquillamente essere morto, ti ho detto.
Ho la tua patente.
So chi sei. So dove abiti. Mi tengo la tua patente e ti tengo d’occhio, signor Raymond K. Hessel. Fra tre mesi e poi fra tre mesi e poi fra un anno e se non sei tornato a scuola per studiare da veterinario, sarai morto.
Tu non hai detto niente.
Vattene da qui e fai la tua piccola vita, ma ricordati che ti sorveglio, Raymond Hessel, e preferisco ammazzarti piuttosto che vederti fare un lavoro di merda per quei quattro soldi che ti servono per comperarti del formaggio e guardare la tele.
Ora me ne vado e tu non ti voltare.
È questo che Tyler vuole che faccia.
Queste sono le parole di Tyler, quelle che mi escono di bocca.
Io sono la bocca di Tyler.
Io sono le mani di Tyler.
Tutti nel Progetto Caos sono parti di Tyler Durden e viceversa.
Raymond K.K. Hessel, la cena di questa sera avrà un sapore fantastico come nessun pasto che hai mai mangiato e domani sarà il giorno più bello di tutta la tua vita”.

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